Compagna luna
by Barbara Balzerani
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BasicBasic wrote a review
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“E adesso che il fine ha perso tante certezze, rimangono, più importanti, i come. Nell’echeggiare di un gran vuoto”
Questa frase, scritta da una delle fondatrici del gruppo terroristico italiano Brigate Rosse in un libro autobiografico, fa presupporre lo sviluppo – poi - di una riflessione critica su quello che è stato. Una disamina, se non della situazione socio politica dell’Italia degli anni settanta e ottanta, almeno delle motivazioni che hanno spinto alcune persone a una scelta tanto estrema.
Riflessione critica che Invece in questo libro non c’è.
C’è spesso il rimpianto di quello che avrebbe potuto essere e non è stato, ma c’è soprattutto l’assoluta convinzione - ancora inscalfibile -di detenere la Ragione, se non la vittoria, di possedere la Verità , senza che nasca alcun dubbio sulle proprie scelte e convinzioni o sul come queste sono state concretizzate.
Chi non è a conoscenza dei dettagli di quel periodo resta escluso da qualsiasi possibilità di comprensione.
Non c’è mai il tentativo di spiegare razionalmente la storia, l’ambiente, le decisioni, c’è invece un soliloquio ampolloso e autoreferenziale , spesso sterilmente recriminatorio nei confronti di tutto e tutti (senza spiegare chi sono questi tutto e tutti ).
Stilisticamente, inoltre, il doppio registro narrativo – una prima persona singolare (rimembrante ed emozionale, ma che a tratti scivola nel livore personale) e un cronista esterno (più freddo e descrittivo, ma ampolloso e autoreferenziale) – non aggiunge nessun valore estetico al testo.
Secondo me questo libro non porta alcun contributo alla comprensione e alla elaborazione storica della stagione terroristica italiana, motivo per il quale lo avevo preso.
Spero possa tornare utile a chi intenda approfondire la conoscenza dei traumi psicoanalitici della autrice …
MarcoMarco wrote a review
511
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E' una questione di umanità.
Se leggo un libro di un rivoluzionario, o che tale si è proclamato e che come tale ha creduto di vivere in un tempo più o meno lontano, è l'umanità che mi aspetto. L'umanità nei confronti dei vinti per riscattare i quali si scelse d'intraprendere quella strada (e non ne ho trovato che sporadiche tracce), ma poi sì, anche l'umanità nei confronti delle proprie vittime, quella proprio non c'è nemmeno a vent'anni di distanza, specie di quelle vittime delle quali Pasolini, se fosse stato in vita, avrebbe preso le difese, "Perché i poliziotti sono figli di poveri. Vengono da periferie, contadine o urbane che siano", come ahimé tante delle vittime delle BR inopinatamente incluse nella lista dei "servi" dello stato contro-rivoluzionario.
Mi aspettavo l'umanità e ho trovato solo l'orgoglio, reso poi con una prosa talvolta inutilmente aristocratica come a voler marcare la distanza, "tanto non capiste allora e non capireste nemmeno oggi". Sbagliava forse Tabucchi a dire che era meglio il silenzio dell'incapacità di affrontare i nodi profondi, nascondeva tra le righe un sentimento molto diffuso di insofferenza verso i protagonisti di quella stagione, ai quali si negava implicitamente il diritto al riscatto (che non è per forza il perdono che passa dal pentimento), sia pure nelle forme della narrativa (in fondo siamo liberi di scegliere cosa leggere, no, almeno quello?), ma confesso non senza dispiacere che alla fine della lettura non mi resta molto da ripensare e raccontare, non mi resta molto se non la voglia di riprendere in mano le memorie di Victor Serge, rivoluzionario lui anche ma di altra stirpe, o di ripensare la Luna compagna del pastore errante per l'Asia, che non voleva cambiare il mondo ma solo trovare risposte (che non c'erano, la Luna sembrava indifferente, ma quanta bellezza!).
spalluzzaspalluzza wrote a review
12
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Come al solito temi molto difficili negli scritti di Barbara Balzerani. Mai per chiedere perdono o per autoassolversi ma per condividere quella che può essere chiamata l'ineluttabilità di certe scelte e l'impossibilità di rinnegare un passato senza rinnegare una parte profonda ed importante di se stessi.
In questo senso la Balzerani mi sembra quasi un alter ego diametralmente opposto di Alberto Moravia che con disinvoltura diceva di poter fare a meno del proprio passato.
Io conosco moltissima gente, comunque, che con disinvoltura cancella interi pezzi della propria storia e la rimonta come più le aggrada. Per certi versi provo ammirazione per queste persone perchè riescono in ogni caso a dormire sonni tranquilli e ad assolversi dalle conseguenze dei loro gesti e delle loro azioni.
Non è così per tutti. Per fortuna (?). Non è così nemmeno per la Balzerani a cui questo particolarissimo percorso di analisi e di solitudine va riconosciuto.
Mi ritrovo moltissimo in alcune sue parole ed anche in buona parte su quella che si potrebbe chiamare analisi politica.
Delle Brigate Rosse si sono scritti "torrenti di parole", ma di fatto pochissimi ci hanno capito qualcosa.

La colonna sonora che mi rimbalzava in testa durante la lettura era questa:

La Bomba in Testa (F. de Andrè)

...e io contavo i denti ai francobolli
dicevo "grazie a Dio" "buon Natale "
mi sentivo normale
eppure i miei trent'anni
erano pochi più dei loro
ma non importa adesso torno al lavoro.

Cantavano il disordine dei sogni
gli ingrati del benessere francese
e non davan l'idea
di denunciare uomini al balcone
di un solo maggio, di un unico paese.

E io ho la faccia usata dal buonsenso
ripeto "Non vogliamoci del male "
e non mi sento normale
e mi sorprendo ancora
a misurarmi su di loro
e adesso è tardi, adesso torno al lavoro.

Rischiavano la strada e per un uomo
ci vuole pure un senso a sopportare
di poter sanguinare
e il senso non dev'essere rischiare
ma forse non voler più sopportare.

Chissà cosa si trova a liberare
la fiducia nelle proprie tentazioni,
allontanare gli intrusi
dalle nostre emozioni,
allontanarli in tempo
e prima di trovarsi solo
con la paura di non tornare al lavoro.

Rischiare libertà strada per strada,
scordarsi le rotaie verso casa,
io ne valgo la pena,
per arrivare ad incontrar la gente
senza dovermi fingere innocente.

Mi sforzo di ripetermi con loro
e più l'idea va di là del vetro
più mi lasciano indietro,
per il coraggio insieme
non so le regole del gioco
senza la mia paura mi fido poco.

Ormai sono in ritardo per gli amici
per l'olio potrei farcela da solo
illuminando al tritolo
chi ha la faccia e mostra solo il viso
sempre gradevole, sempre più impreciso.

E l'esplosivo spacca, taglia, fruga
tra gli ospiti di un ballo mascherato,
io mi sono invitato
a rilevar l'impronta
dietro ogni maschera che salta
e a non aver pietà per la mia prima volta.
CabotoCaboto wrote a review
02
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Barbara odia tutti
La copertina recita: "romanzo", ma è surrealismo puro. Chiaramente questo non è un romanzo. E' l'autobiografica in parte poetizzata, della brigatista rossa Barbara Balzerani. Importante notare la mancanza del suffisso "ex" dinanzi a terrorista: Balzerani non è assolutamente una ex-terrorista. E' una terrorista che è stata arrestata e che sta scontando uno dei suoi ergastoli, usufruendo del giusto regime di semi-libertà concesso anche a chi, come lei, non mostra nessun segno di pentimento personale verso ciò che ha fatto. L'elemento disturbante di codesto libro è appunto questa mancanza di rimorso. Balzerani appare ben salda nelle sue convinzioni, forse solo appena scalfite - ma proprio un'inezia - dal lungo periodo di clausura che naturalmente l'ha cambiata in una persona molto più riflessiva e scrittrice, rispetto a prima del carcere.

Balzerani in queste poche pagine, fa in tempo a odiare tutti. Naturalmente i terroristi pentiti che hanno contribuito al suo arresto. Ma poi i politici, gli economisti, i giornalisti, le donne, le femministe, gli uomini secondo lei direttamente responsabili della realtà italiana che la portò a scegliere la lotta armata. Lotta armata che è ancora presentata sotto una chiave di giustezza, di lealtà del principio, di utilità, persino. E' questa, l'utilità, la cosa che sorprende di più. Balzerani pensa di aver fatto bene ad aver agito come ha agito. Manca, del tutto, qualunque capacità di empatia verso le vittime o i familiari delle vittime. Perché questa è la lezione poetica data da queste pagine, in certe parti anche artisticamente piacevoli: la malvagità esiste, e alle volte pensa pure di avere ragione.