Contro l'impegno
by Walter Siti
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Da un po’ di tempo si è diffusa l’idea che la letteratura debba promuovere il bene, guarire le persone e riparare il mondo. Breviari e “farmacie letterarie” promettono di confortarci e di insegnarci a vivere, i romanzi raccontano storie impegnate a fare giustizia, confermando chi scrive (e chi legge) nella convinzione di trovarsi dalla parte giusta. Ma la letteratura è un bastian contrario che spira sempre dal lato sbagliato: più si tenta di piegarla al proprio volere, e usarla per “veicolare un messaggio”, più lei ci sfugge e porta in superficie ciò che nemmeno l’autore sapeva di sapere. Sostiene il Bene se il Potere lo reprime, ma quando il Potere si nasconde dietro stereo-tipi di buona volontà lei non ha paura di far parlare il Male, di affermare una cosa e contemporaneamente negarla, di mostrarci colpevoli innocenti e innocenti colpevoli. In questo pamphlet militante e preoccupato Walter Siti analizza alcuni autori e testi contemporanei di successo per difendere la letteratura dal rischio di abdicare a ciò che la rende più preziosa: il dubbio, l’ambivalenza, la contraddizione. Non senza il sospetto che l’impegno “positivo” sia soltanto la faccia politicamente in luce di una mutazione profonda e ignota, in cui tecnologia e mercato imporranno alla letteratura nuovi parametri.

All Reviews

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EleoEleo wrote a review
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CabotoCaboto wrote a review
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Ottimo

Sto leggendo "Contro l'impegno" di Walter Siti, uno dei più significativi libri di critica letteraria dai tempi di "Dieci inverni" di #FrancoFortini (che però ho letto solo 2 anni fa, va detto). Ok, i libri di Franco Moretti sono in un olimpo a parte.

Fra le mille bravure di Siti c'è quella che sa unire, come faceva Eco, il basso con l'alto in modo assai fluido, valido e colto.

Ecco dunque la citazione del video tik tok di #FerozaAziz (la influencer 17enne americana di origine afghana che per aggirare la censura dei cinesi, in un suo video di estetica e cosmesi all'improvviso ha denunciato la condizione della minoranza uigura in Cina) , con la tecnica inventata da #Diderot ne l'Encyclopédie di parlare all'improvviso di temi scottanti di politica all'interno di voci dell'enciclopedia che parlavano di, chessò, cosa è un'aquila. Dopo 2 pagine di dotte dissertazioni ornitologiche, la zampata politico-religiosa di Diderot, nella speranza (la convinzione?) che lo stanco occhio del censore dell'ancien régime non avrebbe più letto.

Ma il libro di Siti è tutto prezioso. Sì, è una collettanea di interventi pubblicati nel tempo, non un'opera pensata unitariamente, ma non corre il rischio della frammentazione, contro cui del resto Siti parla in modo dotto e citando anche volumi lontano dalla letteratura e dalla critica (come quello del mio collega Gino Roncaglia, L'età della frammentazione).

Sono circa a metà, non voglio ancora recensirlo, ma il capitolo "Può l'illuminismo vincere facile?" presenta una disamina critica dei testi di Michela Murgia, Giacomo Papi, Swift, Nafisi, Pennacchi, Easton Ellis, #DavidLeavitt da incorniciare, da leggere nei licei e nelle università. Fa davvero star bene leggere così tanta maestria e chiarezza messe insieme in così poche pagine.

esnaideresnaider wrote a review
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L'impegno ha scocciato

Molto in breve: questo libro si legge in fretta ed è condivisibile nella critica alla letteratura del bene, alla noiosa letteratura/arte impegnata che nega la funzione LUDICA E CONSOLATORIA dell'arte che per alcuni è un crimine gravissimo, specie per Andreij Zdanov...

Ma per Siti essa è criticabile perché rinuncia allo stile per la semplificazione, non per la lecita, ma settaria ideologia che propugna e che l'autore condivide, ahinoi.

Un paio di altre cose.

Dopo aver lamentato per tutto il libro la corruzione dello stile, arrivato ad Oriana Fallaci, catalogata di destra pur se staffetta partigiana, cui tutto si può rimproverare tranne la mancanza di uno stile ipnotico, se non nei romanzi certo nell''invettiva, Siti le rimproverà la scarsa equanimità verso l'Islam.

L'equanimità? Ma allora, lo stile?

Tragicomiche le frasi che Siti estrapola dai romanzi italiani del bene: lirismo adolescenziale, scolastiche metafore lambiccate, buoni propositi invece di dramma, tesi inevitabilmente dimostrate.

Uno ringrazia il cielo di leggere classici, fumetti e vecchi gialli.

E a proposito di gialli Siti più volte rimprovera agli scrittori del bene uno stile da noir o hard boiled. Noir?

Non so quali polizieschi legga Siti, ma magari gli autori che ha vivisezionato, avessero una briciola dello stile dei grandi scrittori di gialli.

La parte più divertente del libro è quella che Siti dedica al senatore/magistrato/scrittore/benpensante Carofiglio, una stroncatura trattenuta, ma inesorabile dei suoi libri, infarciti di banalità disarmanti, il capofila dell'imbarazzante letteratura del bene