Coral Glynn
by Peter Cameron
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Ci sono libri, rari e sfuggenti, che all'universo parallelo della letteratura arrivano in un modo diverso, curvando lo spazio tempo della narrazione per portarci in una scena che, al di fuori delle loro pagine, sembra non voler esistere. Ad esempio in una grande villa nella campagna inglese alla fin... More

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MariaLuisaMariaLuisa wrote a review
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Una storia non banale

Il libro, pur in presenza di alcuni limiti che evidenzierò, è avvincente, tiene incollato alle sue pagine, perché dapprima sembra raccontare una storia banale, poi da quella banalità si allontana continuamente, spiazzando continuamente il lettore.

Coral Glynn è una giovane governante/infermiera che, lasciato il suo primo impiego perché sedotta dal padrone di casa, approda in una villa di una donna anziana e ricca, malata terminale. L’anziana muore dopo pochi giorni e Coral si ritrova a tu per tu con il figlio di lei, un ex generale che in guerra (la Seconda mondiale) ha riportato orribili ustioni a una gamba ed è rimasto zoppo. Egli dapprima invita la donna a restare nella casa, poi la chiede in moglie. Coral è attratta da quell’uomo ombroso e gentile, e accetta. A questo punto, mille ostacoli si frappongono tra i due: si tratta di un destino malevolo, oppure al contrario è il destino a venir loro in soccorso impedendo un’unione che i due, mentendo persino con loro stessi, non vogliono realmente?

Ogni volta che il libro sembra proporre una svolta, non è mai quella che il lettore si aspetta, o quella usuale nei clichè letterari. Ad un certo punto si è addirittura portati a sospettare (c’è di mezzo la morte di una bambina) che dietro ad uno dei personaggi maschili della storia (il generale, il suo amico d’infanzia, il fioraio con cui Coral ha fatto amicizia) possa nascondersi un maniaco assassino. Ma qui Cameron ci ricorda che non è un thriller quello che stiamo leggendo, e la soluzione dell’enigma (così come la sua funzionalità nella storia) sarà molto più semplice, anche se non meno inquietante.

Cameron è abile ad inviarci piccoli messaggi sul fatto che l’unione tra i due non è una buona idea e sarà destinata al fallimento: nel giorno del fidanzamento, durante la cenetta intima tra i due, i menu vengono “alzati come scudi”, la zuppa d’orzo è “unta di grasso”, lo sherry “troppo dolce”.

C’è anche l’elemento omosessuale, tipico di Cameron, ma resta in secondo piano.

Quello che mi sento di criticare è l’ultima parte, la direzione che i due separatamente, prenderanno nelle loro vite, e che in entrambi i casi mi appare come una forzatura, così come una forzatura mi appare il fatto che la ragazza – personalità poco delineata, quasi scialba – riesca ad attrarre o a fare innamorare di sé tutti i padroni delle case in cui va a servizio (oltre ai due casi citati, ce n’è anche un terzo…), a meno che Cameron, con questo fatto, non voglia mettere in evidenza proprio tutti i cliché dei quali la letteratura, in storie del genere, si nutre.


Cento_bookCento_book wrote a review
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«Con Coral mi sembra di poter essere come con te. E’ qualcosa legato alla sua gentilezza, alla sua bontà: lei mi ricorda te. Forse la amo per questo. E’ un’occasione che devo cogliere; se mi ami, devi permettermelo».
Dal risvolto di copertina: Ci sono libri – anche grandi libri – che si ricordano magari per la storia, o i personaggi, o le atmosfere. Poi ce ne sono altri, più rari e sfuggenti, che all'universo parallelo della letteratura arrivano in un modo diverso – curvando lo spaziotempo della narrazione per portarci in una scena che, al di fuori delle loro pagine, sembra non voler esistere. Ad esempio in una grande villa nella campagna inglese del 1950, dove Coral, che al mondo non ha più nulla e nessuno, arriva per assistere la padrona di casa, mentre il figlio di lei, il maggiore Clement Hart, cerca di guarire dalle ferite che gli ha lasciato la guerra. In quelle stanze buie, gelide e spettrali, Coral e Clement arrivano in brevi momenti, con le parole, quasi a toccarsi. Ma ogni volta, dalla caligine che si insinua ovunque, qualcosa – un anello rubato, un inquietante gioco infantile, un misterioso profumo di fiori – si materializza, costringendo il desiderio e il bisogno ad assumere una forma meno categorica dell'amore. È l'inizio di un viaggio lieve, doloroso e imprevedibile, difficile da raccontare e impossibile da dimenticare. Che Peter Cameron ci invita a intraprendere con una sola promessa, quella di guidarci, per minuscoli slittamenti delle emozioni, a un finale che non ci aspetteremmo – e di farci sentire improvvisamente molto vicini «al cuore dorato e incandescente dell'universo».

Coral Glynn in sostanza è un romanzo d’amore, ma non troppo. E’ un romanzo sulle forme d’amore. Sull’amore che sovrasta, e sull’amore che spaventa. Sull’amore che avvicina, e sull’amore che crea enormi distanze. Sull’amore corrisposto e sull’amore negato. Sull’amore limpido, e sull’amore che si evolve in stanze nascoste.
Forse l’evoluzione del romanzo è un po’ sopra le righe, potremmo dire anche illogico, ma logico può essere l’amore?
Cameron ci consegna un romanzo che non lascerà delusi i suoi lettori, perché per motivi diversi ogni lettore potrà trovare una propria collocazione in una sfumatura d’amore, senza sentirsi per questo estranei.


«No, io no. Non lo chiedo, e neppure lo voglio. Voglio soltanto non inacidirmi e non morire dentro come mia madre, e se vivo qui da solo so che succederà. Sento già un qualcosa in me, un qualcuno che va di stanza in stanza a chiudere le porte, a sprangare le finestre.
Coral rimase stordita da quella poesia e da quel discorso e non riuscì a replicare»
Francesco NaldiFrancesco Naldi wrote a review
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Un Cameron "in minore" molto più "europeo" del solito (non solo per l'ambientazione) compone questo romanzo in un’atmosfera narrativa rarefatta che abbandona l’acume graffiante che aveva permeato "Un giorno questo dolore ti sarà utile" per abbracciare uno stile rigido e all’apparenza freddo che ricorda più Moravia di Salinger. La riflessione sociale, che in Cameron era stata più che altro l’indagine psicologica del rapporto dell’individuo col mondo a prescindere dal censo, si arricchisce qua di un elemento di riflessione sulla fascia economica in cui si collocano i protagonisti. Il duplice effetto di straniamento dato dalla collocazione sia spaziale che cronologica della vicenda contribuisce per un verso ad “allontanare” la storia dal lettore - in fin dei conti, negli anni ’50 la forza dei pregiudizi e delle convinzioni sociali era pure più pressante di oggi - ma per un verso finisce col porre la condizione di Coral Glynn come uno specimen contestuale di una vicenda che al contrario aspira all’assoluto umano. Ed è probabilmente a questo livello di analisi che più si vede la mano del Cameron dei lavori precedenti, nel suo modo di pungere a livello “sentimentale”: in tutto il romanzo si parla d’amore, ma l’amore - il vero amore - è in realtà il grande assente dalla scena, non c’è quasi mai. Se c’è, è frustrato, ostacolato da qualcos’altro. I rapporti interpersonali sono per il resto asettici e convenzionali, invischiati nelle maglie delle “regole civili” che imbrigliano anche i sentimenti che sarebbero più candidi: sta forse qua il nodo centrale di un libro non sempre trascinante (anche se non mancano le parti assolutamente ben riuscite) ma comunque interessante.