Corri, coniglio
by John Updike
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Harry «Coniglio» Angstrom, ex campione di basket del liceo, abbandona la moglie e il figlio piccolo spinto da un impulso improvviso. Harry ha ventisei anni, è immaturo ed egoista, un adulto bambino incapace di prendersi le sue responsabilità. Ma, nella sua erratica fuga da una vita mediocre, lo guida un profondo desiderio di libertà. E la sensazione, radicata e perturbante come una fede, di essere nel giusto, che qualcosa di piú grande vigili su di lui, destinandolo alla salvezza. E sono questo desiderio e questa certezza a farcelo sentire simile come un fratello e a fare di lui un simbolo dell'America. Torna, in una nuova versione, il capolavoro che ha rivelato John Updike come uno dei piú importanti scrittori del xx secolo. Con una Postfazione inedita dell'Autore.

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Un essere umano adulto comprende in sé molti strati di sedimentazione. Cambiamo pelle più volte di quante siamo in grado di contarne e ogni giorno torniamo alla vita con un misericordioso oblio. Dimentichiamo la maggior parte del nostro passato ma lo incarniamo nella sua totalità. (J. Updike in postfazione)
“Il giorno dell’indipendenza” Di Richard Ford, “Luci nella notte” di Simenon e Coniglio, il personaggio della quadrilogia di Updike. Il legame tracciato da Nood(-Lesse) e le ragioni per le quali ha messo in relazione questi tre libri e i loro autori, hanno suscitato la mia curiosità.
Entrare in risonanza con altre voci della letteratura dà a una storia ulteriore spessore, a un personaggio una solida tridimensionalità.
Ho trovato precise le intuizioni di Nood. Aver letto “Luci nella notte” ha reso la corsa del Coniglio un viaggio. Il viaggio psichedelico (citazione dalla postfazione) di un archetipo morale attraverso l’America dai mille volti. Proprio come in Richard Ford, anche in Updike arriva forte il sentore dell’America. Il Paese delle infinite possibilità  in cui si rischia di non cogliere la propria opportunità, di non trovare una collocazione, di rimanere irrisolti nell’inquieto inseguimento - prima - e nella fuga – dopo - dalle stesse situazioni.
Coniglio è un personaggio interessantissimo. La sua mediocrità provoca incessantemente un rigetto al quale, tuttavia, conviene resistere perché è solo attraverso di lui che si coglie il ventre molle di un Paese in cui è difficile mettere in equilibrio morale, fede, libertà…
Coniglio ci fa penetrare nella complessità dell’intero progetto di Updike. Ed é penetrare in questo insieme che impedisce di limitarsi al giudizio tout court sulle mancanze di Coniglio.
Incredibile quanto Harry, figura nata a fine anni ’50, sia rimasto attuale; quanto, quindi, anche l’America abbia conservato dei “loop” sociali che appartengono anche a noi europei.
Trattandosi di una quadrilogia, è evidente che Coniglio è un personaggio in evoluzione (qualunque sarà la direzione presa). Chissà dove lo (ri)porterà la sua ultima corsa.
Tra i miei contatti, Nood mi è sembrato il maggior estimatore di Updike. Dopo aver letto “Cronache da un matrimonio”, ma soprattutto adesso, dopo “Corri, Coniglio”, anch’io ora mi domando come mai questa scrittura così brillante e meticolosa, capace di evocare, di scuotere fino a far confondere distanza ed empatia, fastidio e commozione, fino a farci raggiungere un doppio orizzonte: il personaggio e il suo tempo, il suo luogo …come mai, mi chiedo, Updike non ha avuto da noi lo spazio che ancora meriterebbe?
 
AK-47AK-47 wrote a review
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Spoiler Alert
La crisi del passaggio all'età della responsabilità
Notevole romanzo, pubblicato nel 1960, il primo di una serie di 4 con il personaggio di Harry "Coniglio" Angstrom. Harry è poco più che ventenne, ha sposato una ragazza da cui ha avuto una figlia, ma da tempo sente crescere un malessere, un senso generale di insoddisfazione, insieme alla consapevolezza che la vera vita sia altrove, che non sia quella routine di matrimonio senza amore, lavoro odioso e abitudini ripetitive nelle quali si sente intrappolato. Così, una sera, tornando a casa dal lavoro, anziché andare a riprendere il figlio e tornare a casa dalla moglie, gira la macchina e imbocca l'autostrada, correndo per la strada senza una meta. La decisione scatenerà una serie di eventi destinati a cambiare profondamente la vita sua e dei suoi familiari. Un romanzo importante, che affronta senza infingimenti e senza abbellimenti da fiction il tema della crisi di passaggio dalla giovinezza all'età della responsabilità. Bellissima, nella sua tragicità, la descrizione del tragico incidente domestico alla bambina di Harry, narrato attraverso il flusso caotico di pensieri nella testa della madre, sfinita dalla fatica e alterata dall'alcol. Correre, cioè scappare da una situazione soffocante per rincorrere a perdifiato qualcos'altro che non si sa bene che cosa sia, ma che si è convinti debba esistere (il successo sportivo -Angstrom era un promettente cestista, prima di mollare per la nascita del figlio, le donne, l'amore.-ancora una volta solo un'idea confusa, i sogni della giovinezza, l'illusione che possa durare per sempre l'età in cui si fa esperienza e si rimandano le decisioni): una grande narrazione del passaggio critico, dello snodo fondamentale tra due momenti della vita profondamente diversi: non è detto che il passaggio sia scontato, né indolore, a volte, come per Angstrom, simbolo del giovane cresciuto dopo la Guerra, nell'epoca della pace e senza necessità materiali urgenti, può essere che ci voglia una "spinta", ruvida, brutale,da parte degli eventi .Ringrazio Nood-Lesse che mi ha invogliato alla lettura di Updike.Quattro stelle.
John GradyJohn Grady wrote a review
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Miss KamalaMiss Kamala wrote a review
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JimmyJimmy wrote a review
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“Il bene e il male non piovono dal cielo. Noi . Siamo noi a volerli e paghiamo con l’infelicità.”
Harry Arnstrong , denominato "Coniglio" per quel suo modo di correre che lo rendeva quasi irraggiungibile quando primeggiava nella squadra di pallacanestro della scuola, si ritrova malinconicamente all'età di trent'anni sposato con Janice , donna insicura che passa le giornate davanti alla TV bevendo troppo nonostante sia nuovamente incinta , e con Nelson , il figlioletto di neanche tre anni , tirando avanti grazie al suo lavoro di propagandista dimostratore della “Magisbuccia” .
Ma in una serata uguale a tutte le altre decide all’improvviso di mollare tutto e di fuggire da quella vita , dalle proprie responsabilità , per ritornare in quei luoghi nei quali da giovane era stato sereno.
Libro d’esordio dell’autore , quello che lo ha portato all’attenzione della critica, che mette al centro della storia un personaggio del tutto comune , banale , mediocre , il classico antieroe come se ne incontrano tanti nella produzione letteraria americana .
Un romanzo scritto sicuramente bene ma che , proprio perché così simile a parecchi altri , per una buona metà mi ha lasciato piuttosto freddo per non dire che mi ha annoiato .
Poi però , fortunatamente , nella seconda parte la narrazione cambia tono mettendo maggiormente a fuoco la psicologia dei due personaggi principali , due figure di perdenti le cui debolezze anziché trovare un puntello , l’una in quella dell’altra , si sommano producendo effetti dilanianti .
Prevedibile il finale, l’unico possibile in una storia drammatica per i cui protagonisti non sono mai riuscito a provare nient’altro che umana comprensione .
Luca MazzeiLuca Mazzei wrote a review
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pinnegiallepinnegialle wrote a review
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Rabbit, Run
Questo romanzo di John Updike, il primo di una serie di quattro storie dedicate alle stesso personaggio e che costituiscono il cuore della sua opera letteraria e quelle che hanno consegnato l'autore alla storia della letteratura americana del secolo scorso, è quello che si può definire a ragione come un libro 'importante'.

Questo non solo perché l'opera ha ottenuto un successo che resiste al passare del tempo e che si rinnova di anno in anno acquistando sempre più estimatori, ma anche e soprattutto per i suoi contenuti e perché il personaggio protagonista di queste storie, 'Coniglio', è in qualche maniera diventato una vera e propria figura nell'immaginario culturale non solo americano, ma della intera società occidentale, essendo in fondo egli stesso rappresentazione manifesta delle contraddizioni forti, persino violente della società capitalistica, e allo stesso modo le sue vicende sono senza tempo e ancora oggi significative e attuali come e più di ieri.

È un'opera che definisco in qualche maniera particolare anche sul piano stilistico. Il fatto, vedete, è che 'Rabbit, Run' (1960) a mio parere non ha la stessa forza narrativa di altre grandi pagine della letteratura americana del secolo scorso. Lo stile adottato dall'autore è in qualche maniera compassato e privo di quello spirito carico di inventiva al limite della improvvisazione istrionica e artificiosa, spettacolare e fondato sostanzialmente sull'azione e tipico ad esempio degli autori della Beat Generation. Le scene descrittive corrispondono così praticamente a quelle di azione e le azioni, i fatti concreti che vengono raccontati non sono mai caratterizzati da una certa impetuosità e sembrano avvenire senza nessun particolare contenuto emozionale. Tutto è invero segnato da una certa inevitabilità di fondo e che poi costituisce il motivo principale dell'intera storia. Manca del tutto quello che si potrebbe definire come pathos e questo forse paradossalmente lo rende persino un libro difficile da leggere. Come da comprendere appieno nelle sue ragioni (e radici) più profonde. Questo non perché il linguaggio usato dall'autore sia difficile o esclusivo (al contrario) ma perché pure immedesimandosi - inevitabilmente, del resto è per questo che leggiamo o comunque ci interessiamo spinti da un istinto primitivo e innato nel genere umano a tutto quello che succede nel mondo - nel personaggio, appare difficile capire e afferrare le dinamiche che lo portano a compiere determinate azioni. E il fatto che poi è sostanzialmente vero è che queste ragioni, Harry Angstrom detto 'Coniglio', non le conosce né le comprenderà mai appieno neanche lui.

Penso che la storia di Harry Angstrom detto 'Coniglio' sia allora tanto semplice quanto allo stesso tempo complicata. Tanto ordinaria quanto apparentemente unica e speciale nella sua eccezionalità. Ma in fondo la verità è che tutti noi siamo o siamo stati per un periodo o almeno una volta nella vita esattamente come 'Coniglio' e questo in qualche modo ci impedisce probabilmente data la sua manifesta incapacità di analisi e di 'crescere' (nel senso proprio di evolversi, ampliare il suo bagaglio culturale e letteralmente quelli che sono i suoi 'confini' anche spaziali) di identificarci con lui. Perché Coniglio è un personaggio negativo, anche se la sua vera natura è in fondo innocente come quella di un bambino e tutto quello che ricerca è una libertà che neppure lui sa in che cosa consiste e che per questa stessa ragione allora non può esistere e immedersimarsi con lui è qualche cosa che ci fa paura e ci fa vergognare profondamente di quello che siamo o comunque genera in noi quel senso di inquietudine tipico e cui non riusciamo a dare una risposta.

Harry Updike, nato a Reading in Pennsylvania, sceglie di raccontare la storia di Coniglio perché lo considera un personaggio radicalmente lontano da se stesso ma in qualche maniera vicino e questa scelta è dettata da ragioni diversi. Intanto questo sicuramente lo ha facilitato nell'avere quell'approccio distaccato alla materia narrativa cui ho accennato prima. Questo è fondamentale per raccontare la storia in una maniera lucida, accorta, attenta e anche se non sembra in una maniera analitica e quasi scientifica. Del resto decide invece di ambientare comunque l'intera storia a Mt Judge, un sobborgo di Brewer, sempre nello stesso stato della Pennsylvania e ci racconta una storia che pure se non è la sua, evidentemente conosce benissimo per ovvie ragioni. È una realtà che gli è familiare per quelli che sono gli stessi posti narrati e per quello che è il contesto sociale e geografico.

Coniglio comunque non è un ragazzo diverso dagli altri della sua generazione. Né allo stesso modo differente da tutti i ragazzi di tutte le generazioni e forse è proprio questa la sua grande 'colpa' agli occhi del lettore più critico: quella di essere e di restare un ragazzo anche se i fatti della vita dovrebbero spingerlo e costringerlo a crescere e essere qualche cosa che lui non riesce oppure in fondo non vuole essere. Quello spaventoso uomo adulto e che in fondo tutti noi rinneghiamo nella nostra piccolezza e nella nostra più infima intimità.

Ai tempi della scuola Coniglio è una grande promessa del basket, davanti a sé gli si potrebbero spalancare tutte le porte possibile: non è uno studente brillante, ma è in qualche maniera una 'stella' e sogna un futuro che sia grande quanto le sue imprese sul campo da basket. Ma poi la scuola finisce, sposa la sua ragazza, Janice, che in fondo gli somiglia un po' nella sua incapacità di crescere (e in fondo è probabilmente per questo che la considera stupida, ma Coniglio considera tutti come se fossero degli stupidi e non potrebbe essere diversamente nella solitudine profonda che egli avverte caratterizzare la sua esistenza), ha un figlio e un lavoro che gli basta a stento per tirare avanti.

Come tutti vorrebbe scappare dalla sua vita che considera miserabile e senza nessuna prospettiva di cambiamento e un giorno senza neppure rendersene conto, esce di casa e comincia allontanarsene, finché lo fa veramente. Voglio dire che scappa dalla sua vita. O almeno ci prova. Perché diciamo che scompare, ma la verità è che in fondo non ci riesce veramente: perché la verità è che Coniglio è incapace anche di 'scomparire' e di scappare veramente dalla inevitabilità della sua esistenza. Ma questo perché Coniglio sente su di sé questa inevitabilità. Gli hanno insegnato che non le si può sfuggire e in qualche maniera non è capace di superare questa cosa. In questo senso è incapace di disimparare. Ammesso che questo processo sia in qualche maniera possibile se non in un processo di tipo regressivo.

Pensa di lasciare la città, ma torna indietro, dove comincerà a vivere con una donna di nome Ruth e poi a frequentare praticamente quotidianamente il reverendo Eccles, che sguinzagliato sulle sue tracce dalla famiglia, cerca di riportarlo senza mai forzare la mano, ma cercando di costruire con lui un rapporto di reciproca fiducia e basato sulle debolezze di entrambi, sulla 'retta via'.

In questo senso quello che colpisce è il parallelo e la somiglianza tra Coniglio e Eccles, tra Coniglio e Janice, tra Coniglio e Ruth, tra Coniglio e il vecchio Signor Springer, il padre di Janice, che quando lui ritorna a casa lo assumerà alle sue dipendenze nella sua impresa: una specie di riconoscimento e che a Coniglio appare inizialmente come un punto di arrivo, prima di rendersi conto che anche questo è qualche cosa di inconsistente. Che non conta nulla.

Tutti questi personaggi in realtà sono immobili, bloccati nelle loro esistenze come se Mt Judge fosse una specie di diorama della periferia USA (qui a Napoli lo definiremmo quasi una specie di 'presepe', dove Coniglio potrebbe metaforicamente essere il bambino Gesù, in fondo anch'egli condannato sin dalla nascita a un destino inevitabile e che lui stesso conosce benissimo). L'unico movimento che fanno ha fondamento nelle leggi della magnetica perché tutti questi, legati assieme in maniera indissolubile e irreparabile, si attraggono e respingono a vicenda. Ma in fondo non si allontanano mai e restano sempre fermi al loro posto.

Mi rendo conto che parlare di Ligabue nella recensione di un'opera letteraria così importante possa apparire fuori luogo, so bene che il cantautore rock di Correggio non goda certo di grande popolarità e particolare simpatia, e poi proprio in quelli che sono i giorni di gloria di Vasco Rossi... che qualcuno pretende di considerare suo 'rivale', ma c'è una parte nel film 'Radiofreccia' (scritto e diretto dallo stesso Luciano Ligabue, 1998) in cui parlando del protagonista (che è appunto il giovane 'Freccia', interpretato da Stefano Accorsi) la voce narrante dice che voler scappare da un piccolo paese, e nel caso di Coniglio non parliamo di un paese ma comunque di una comunità ristretta, è un po' come voler scappare da se stessi. 'E da te stesso non ci scappi neppure se sei Eddy Merckx.'

E allora il titolo del romanzo potrebbe apparire improprio oppure sbagliato, perché alla fine sembra proprio che anche Coniglio non possa e non riesca a scappare da una esistenza che gli appare inevitabile e in cui tutto e tutti sembrano essere contro di lui: come se lui è lui solo fosse la vittima prescelta di un gigantesco complotto.

Ma noi possiamo invece anche sforzarci di essere in qualche maniera positivi e leggere il titolo del romanzo (e tutta la storia di Coniglio dal principio alla fine) come se questo fosse un urlo, una esortazione e allora Coniglio, ovvero il lettore, che ha le gambe lunghe e che sul campo di basket correva più veloce di tutti, forse alla fine riuscirà a muoversi con la stessa rapidità e disinvoltura, a essere un 'campione' anche al di fuori del rettangolo di gioco. A uscire dal campo di basket e aprire definitivamente se stesso alla vita. Quello stesso 'terreno' difficile dove di lì a poco avrebbe dovuto imparare a muoversi rapidamente un altro personaggio chiave della controcultura made in USA dello scorso secolo e che anche lui ha dovuto imparare a giocare anche al di fuori del campo di basket e sperimentando esperienze di vita estreme e dolorose: quel grandissimo artista che corrisponde al nome di Jim Carroll.

Ecco allora che la storia di Coniglio come quella di Jim Carroll oppure quella di Kurt Cobain oppure quella di James Dean, esce fuori dalla semplice definizione di romanzo e in ogni suo aspetto diviene anch'essa una grande storia dei nostri tempi.

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