Così Parlò Zarathustra
by Friedrich Nietzsche
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Gabriele VagliGabriele Vagli wrote a review
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L’uomo che volle farsi Cristo

​​​(Com’è piacevole l’uomo, quando è uomo. Menandro)

 

Dotato di una notevole capacità di indagine psicologica, questo vivace tedesco –viandante e scalatore che non ama la pianura e non può starsene a lungo tranquillo- intraprende un periglioso viaggio verso visioni fin troppo profonde e incontro ad altezze inaccessibili.

Lo stile –a imitazione dei Libri sacri sapienziali e profetici- se è molto accattivante e seducente per chi guarda all’assoluto e può trovare in questo testo molti aspetti e intuizioni anche fortemente apprezzabili, tradisce però il suo intento: dopo aver assestato il colpo di disgrazia nella secolare caccia che uccise Dio, questo egocentrico tedesco –evidentemente tratto in inganno dalle errate conclusioni dell’evoluzionismo darwinista- cerca di ergersi a novello creatore del Superuomo senza macchia e senza paura, che possa finalmente possedere la massima virtù: una virtù che dona.

Tralasciando la scarsa originalità del pur altissimo fine, non si può non rimarcare come la formazione dell’uomo capace di donare non è riuscita più di tanto neppure a Colui che fu capace di dare l’esempio, donandosi totalmente. E come potrebbe allora, questo tedesco con idee limitate, riuscire nel miracolo solo trascrivendo –pur in forma ricca di danzante seduzione musicale- le sue visioni e raccomandando la cancellazione del divino?

Ben lo descrisse Tolstoj: “Un vivace tedesco con manie di grandezza, con idee limitate, folle”.

Poiché il demonio si nasconde spesso nei dettagli, si denota (Parte terza, Di Tavole antiche e nuove) la contraddizione: al n. 20 “E a chi non insegnate a volare, insegnate a cadere più in fretta!”; mentre al n. 22 “Guai se l’uomo imparasse anche a volare! A quale altitudine volerebbe la sua brama di preda!”. Qui è l’intoppo: se l’uomo può migliorarsi, lo può solo con la consapevolezza dei propri limiti; ma il più grande limite di troppi uomini è il non avere consapevolezza dei propri limiti. Onde per cui la creazione di Zarathustra non potrà rivelarsi se non in una malintesa possibilità, proprio per i più deboli, di ritenersi i prediletti, i prescelti, i predestinati dotati dei requisiti di questo garrulo tedesco: voluttà, sete di dominio e egoismo.

Come un Frankenstein qualunque (il sottotitolo del romanzo di Mary Shelley è “il novello Prometeo”) si avvia a creare un uomo che pretenda la ricompensa in vita attraverso la volontà, non dalla vita per mezzo della sua accettazione stoica; un uomo che torni bambino senza poter maturare, tramontare e risorgere nell’eterno ritorno del grande evento.

Animato evidentemente dalle migliori intenzioni, ma ben lungi nei fatti dal generare il Superuomo, Nietzsche ha solo prodotto un delirio cristologico: a chi non si può insegnare a volare si dia una spinta per farlo cadere più in fretta. Un Cristo giudicante, che salva o condanna, nel giudizio unico, autoreferenziale, universale e inoppugnabile. Il meglio deve dominare, senza curarsi dei disprezzabili ma passando oltre, considerando suoi nemici solo i suoi pari. Con quale formalmente mirabile sintesi esalta, senza avvedersene, i deprecabili razzismo, imperialismo, colonialismo, dittatura; l’Uno –il prescelto, il sano, il migliore- e il culto della personalità. Come suol dirsi: quando il meglio è nemico del bene.

Alla sua visione che considera l’uomo una corda tesa tra animale e Superuomo, una corda tesa sopra l’abisso, contrappongo la naturale semplicità di Menandro, che godeva della piacevolezza dell’uomo che riesce ad essere uomo. Essere umani è già molto, ed è tutto quanto ci è concesso e necessario. Ultra illuminista, disprezza tutto il passato; ogni filosofo, ogni artista, ogni uomo, fautori della falsa conoscenza. Vuol redimere i passati e trasformare tutto il “fu” in un “così l’ho voluto”, perché “è pericoloso essere eredi”. Più pericoloso ancora essere il nulla, vivere il nulla, pensare il nulla.

Rifiuta ogni cercatore del passato, ogni cercatore che abbia inteso stabilire un ordine razionale, poiché “solo chi crea può sapere cosa è bene e cosa è male”. Ma creatore può dirsi solo colui che “ha” creato! Tutti gli altri devono accontentarsi di vivere, al massimo indagando la creazione e la vita; e nessun non creatore può stabilire che bene e male non esistono, e che la sola realtà è la fluidità inafferrabile e incomprensibile all’uomo.

Quel (poco o poco più) che possiamo comprendere dell’esistente e della conoscenza indaghiamolo con mezzi umani e con limiti umani: poiché i nostri mezzi sono i nostri limiti. Siano pertanto anche i nostri limiti i nostri mezzi.

Accontentiamoci dunque di essere uomini, e piacevoli gli uni agli altri, che è già molto. Oppure, se riteniamo che Nietzsche sia creatore, troviamo un Superuomo che possa dirsi sua creatura: con i baffetti, con i baffoni o senza baffi, ma che abbia pensato se stesso come il prescelto, l’Uno, il migliore, il bambino senza vergogna che tutto può, che tutto deve.

Contrappone alla paura il coraggio come origine della scienza. L’uomo accorto sa invece che paura e coraggio nient’altro sono che le due facce di un’unica medaglia: la necessità; ma sa anche che il progresso derivante dalla paura è solidale, mentre quel che scaturisce dal coraggio può essere prevaricatore, come il dopo Nietzsche ha ampiamente dimostrato fino ai giorni nostri. E l’uomo accorto, pur peggior psicologo di Nietzsche, intuisce anche che l’umanità ha la necessità di conoscere, credere o immaginare qualcosa di superiore. Che, se non potrà essere Dio, dovrà essere qualcosa di sovrumano -appunto- con i suoi dogmi e le sue creazioni inaccessibili ai più, le quali creazioni non potranno non essere che quelle della Physis ri-creata dal Superuomo, dai Sacerdoti biancovestiti dotati di attestato scientifico, pronti ad ammannirci i loro miracoli per la vita eterna su questa terra, in cambio della nostra libera umanità e della nostra umana libertà. Limitate, certo, ma reali sotto il Regno di Dio; irreali e condizionate sotto il Dominio del Superuomo.

Un libro pericoloso per tutti, in definitiva, a meno che nessuno lo avesse voluto veramente danzare, come purtroppo è invece accaduto.

Alle parole di Zarathustra preferisco le seguenti di Dumas figlio -che certo era più accorto geometra e miglior filosofo di questo folle tedesco- tratte da La Signora delle Camelie: “La conoscenza del bene e del male è acquisita per sempre; si ricostituisce la fede, ci è restituito il rispetto delle cose sacre, e se il mondo non diviene buono del tutto, perlomeno si fa migliore. Gli sforzi di tutti gli uomini intelligenti mirano allo stesso scopo, e tutte le grandi volontà si riallacciano allo stesso principio: siamo buoni, siamo giovani, siamo veri! Il male non è che vanità, abbiamo dunque la fierezza del bene, e soprattutto non disperiamo.”

Enrico ScebbaEnrico Scebba wrote a review
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Il profeta filosofico

Premetto che non ho mai studiato filosofia, ma la materia mi affascina molto, ho quindi deciso comunque di leggere questo libro filosofico, forse il più popolare di Nietzsche, che tutti avrete sentito e che spero un giorno abbiate la volontà di approfondire.


Ci sarebbe tanto da dire su quest'opera, che lo stesso autore definisce come una nuova Bibbia, o come "Un libro per tutti e per nessuno", ma devo essere sintetico.


Zarathustra era un profeta, a quanto pare il primo mai esistito (si presume tra il secolo XI e VIII a.C.) e che inventò l'idea di morale. Nietzsche sfrutta questo personaggio per divenire lui stesso un profeta, immaginandolo tornare tra gli uomini per smentire le vecchie profezie.


Attraverso Zarathustra quindi, l'autore propone la sua visione nichilistica della vita, del superuomo (che giunge a noi attraverso le tre metamoforfosi {Cammello - schiavo della vita | Leone - uomo che affronta la vita | Fanciullo - spirito che plasma la vita}) e della teoria dell'eterno ritorno (l'accettazione della vita e della consapevolezza che si ripeterà all'infinito nello stesso identico modo, senza che ciò diventi un fardello).


Ognuno dei suoi pensieri sarebbe da approfondire, ma non mi è possibile farlo in questa sede e neanche ne sarei capace.


Posso dirvi però che la lettura può destabilizzare e creare sconforto o paura, a causa delle parole dell'autore che non accettano replica all'idea che la vita può essere l'abisso del vuoto e che Dio non esista. Questo prima di divenire superuomo (l'uomo che supera se stesso, e non l'uomo con i superpoteri), il Dio di se stessi, capace di plasmare il mondo in cui viviamo, creando il proprio mondo fatto di verità e felicità.


Con il tempo si è teorizzato che questo libro, e le teorie che contiene, possano aver dato inizio al nazismo. Forse alcuni nazisti si sono ispirati ai pensieri dell'autore, travisandoli, trasformando il superuomo in un uomo superiore rispetto agli altri. Ma per me è lampante che il libro non vada assolutamente in questa direzione.


Lettura consigliata a tutti e a nessuno, per riprendere le parole dell'autore.

VittorioCVittorioC wrote a review
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Also sprach Zarathustra (1883 - 1885)

"Libero per che cosa?"

StarlessStarless wrote a review
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Cristina & VittorioCristina & Vittorio wrote a review
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Spoiler Alert
carlo albertocarlo alberto wrote a review
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DarioDario wrote a review
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