Cosmocopia
by Paul Di Filippo
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Prima che venisse colpito da un ictus e che la vecchiaia lo aggredisse senza dargli scampo, Frank Lazorg era il re degli illustratori fantastici, con un ego a dir poco smisurato. Ma ormai non può più dipingere. Almeno fino a quando non inizia a prendere una nuova, bizzarra droga che sembra in grado di

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ZimuZimu wrote a review
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Quando ho comprato questo libro in edicola ho istintivamente pensato che il titolo andasse letto “Cosmocopìa”, con l'accento sulla i. E invece no, sbagliavo. Ci sarei dovuto arrivare da solo, ma per sicurezza a un certo punto l'autore te lo dice chiaramente che sta giocando col termine cornucopia, proiettato su scala galattica. Paul Di Filippo, del resto, è un noto pasticheur, uno che ama mescolare le carte e i generi, con risultati talvolta divertenti talvolta semplicemente strampalati. La sua opera forse più nota, la Trilogia Steampunk (che a me peraltro non è dispiaciuta), è piena di crossover in cui, per dire, personaggi e atmosfere lovecraftiane si fondono letteralmente con quelle melvilliane. Ma lì è anche un po' il genere stesso che trascina in quella direzione, in quanto vive di citazionismo vittoriano – e deve piacere. Qui invece siamo in presenza di una sorta di libero e consapevole tributo alla sfrenata creatività dell'arte, intesa come una forza debordante di natura quasi sessuale, sotto le spoglie di un romanzo direi più lisergico che propriamente fantascientifico. Pure come racconto è piuttosto debole, un pretesto per mettere appunto in fila invenzioni linguistiche e concettuali, alcune suggestive altre un po' stucchevoli, forse persino troppe per non venire a noia, alla lunga (e anche un tantino ambiziose, nelle premesse, rispetto ai risultati effettivamente raggiunti: proprio in questi giorni ho visto il film Arrival e lì il problema della traduzione tra sistemi simbolici totalmente alieni è affrontato con molta più cura rispetto a questo libro, dove è un po' tutto buttato in caciara. Di Filippo sembra quasi che ti dica “ehi, man, ci avevi mai pensato a questa cosa qui?”, si vede che si diverte un sacco a descrivere un rapporto erotico tra creature fisiologicamente differenti, poi però non ha la capacità, o forse la voglia, di dare autentico spessore al discorso).

Il simbolo di questa incontinente immaginazione è – appunto - la Cosmocòpia del titolo, da pensarsi, si dice a un certo punto, «come una serie infinita di universi accatastati uno sull’altro, ognuno leggermente più largo e di conseguenza più esile del precedente. Risalendo indietro per tutta la lunghezza della Cosmocopia, gli universi diventano sempre più piccoli, finché si raggiunge il punto terminale… o per meglio dire, l’origine, l’Omphalos, che è al tempo stesso privo di dimensioni e tuttavia infinito, poiché racchiude il seme di tutto ciò che doveva venire. In questo punto risiede il Conceptus, colui che ha dato origine alla Cosmocopia e continua a informarla di sé. Il Conceptus ha manifestato la Cosmocopia come espressione della propria volontà e natura. Tutto ciò che vediamo, tutto ciò che sarà, su ogni piano, è insito nel carattere del Conceptus». Anche qui niente di nuovo, se non l'ennesima ripetizione dell'inesauribile mito neoplatonico dell'Uno traboccante di essere che lo stesso Plotino aveva cercato di descrivere con varie metafore complementari. Fatto sta che un anziano artista colpito da un ictus e ormai a corto di idee, Frank Lazorg, riceve da un vecchio conoscente caraibico un pacco dono contenente dei preziosissimi escarabejos psicodelicos: in teoria servirebbero per ricavarne un pigmento di una tonalità assolutamente inedita; in pratica, Lazorg comincia a succhiare i grani di questa sostanza dal nome parlante, riacquista la creatività perduta e si imbarca in un vero e proprio trip, quasi fosse catturato all'interno di uno dei suoi dipinti visionari.

Da quel che si capisce ha invece fatto un salto verso il centro assoluto del sistema. Finisce così in un mondo dove esistono creature bizzarre come l'acqua viva (una sorta di gel che si muove lungo tutto il tuo corpo assorbendo la materia estranea e lasciandoti pulito come dopo un bagno o una doccia), umanoidi che hanno gli organi genitali al posto della bocca e per questo girano incappucciati, esseri al limite del pensabile come il volvox («di forma geometrica a multiple sfaccettature simmetriche, (...) era dotato di una pelle verde lustra, leggermente umida, la cui struttura cellulare macroscopica era del tutto evidente, ogni cellula munita del proprio nucleo e apparato vitale. Sotto alla pelle dell’essere, per il resto completamente vuoto, all’interno, si intravedeva lo scheletro, intricato e leggerissimo»). Qui, famelico di novità, impara una tecnica artistica più pura di quelle figurative diffuse fra di noi, consistente nella capacità di individuare con una bacchetta le increspature presenti nei nodi interstiziali della realtà, aprirle e modellare la materia primordiale che ne scaturisce, come da un piccolo big bang, in manufatti chiamati “ideazioni”. Non pago di ciò, a un certo punto il nostro si mette in testa di scendere fino al punto da cui tutto ha inizio (d'altronde l'opera a cui sta lavorando quando inizia il suo viaggio era un rifacimento personale dell'Origine del mondo di Courbet) per prendere per il collo nientemeno che il Creatore e inchiodarlo alle sue presunte responsabilità, come farebbe un bravo gnostico. Solo che la sua quest finisce quasi subito e della fantasmagorica Cosmocopia noi alla fine non vediamo che una misera periferia. Sarà pure stata una lettura da spiaggia, ma alla fine mi è mancato l’arrosto.
Asimov83Asimov83 wrote a review
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Recensione della Biblioteca Galattica
bibliotecagalattica.com/romanzi/cosmocopia.html

Il romanzo ha per protagonista Frank Lazorg, un artista famoso che ha condotto una vita mondana e di successo ma che dopo un ictus non è stato più in grado di tornare quello di prima. La sua vita cambia radicalmente quando riceve un pacchetto da una sua vecchia conoscenza, una specie di stregone di un paese tropicale. Il pacchetto contiene una particolare polvere che lo stregone descrive come un originale pigmento che Lazorg può utilizzare nei suoi quadri. Il pittore però ne fa tutt'altro uso, iniziando a ingerirla, scoprendo che la polvere sembra essere in grado di restituirgli la vitalità di un tempo. L'uomo, rinvigorito, tenta anche di riallacciare i rapporti con la sua precedente modella e amante, la quale però, pur accettando il suo invito a ripassare da casa sua, sembra farsi beffe di lui; quando gli sputa in faccia di stare posando per un suo acerrimo rivale, Lazorg non ci vede più dalla rabbia e la colpisce a morte.
Dopo questa scena, l'azione si sposta dalla Terra ad una dimensione parallela, un universo alternativo, che apprendiamo in seguito essere solo una delle infinite brame della Cosmocopia, in cui, in maniera piuttosto misteriosa, Lazorg precipita. Questa realtà parallela è popolata da creature variopinte e fantastiche ma la civiltà è sostanzialmente umana, seppur gli umani del luogo presentino alcune differenze biologiche rispetto ai "terrestri". Lazorg vive all'inizio come un mostro, ai margini di una città, trovando aiuto e conforto in una derelitta, una cercatrice d'ossa, Grucciasentina, con la quale quale finirà per stringere un legame amoroso dalle conseguenze impreviste e imprevedibili...
L'impianto narrativl del romanzo si basa su un tema classico come quello delle realtà parallele. L'autore lo elabora però in maniera sicuramente peculiare, abbastanza lontana dai connotati tipici di questo tipo di fantascienza: le immagini, le situazioni sono spesso al limite del paradossale e tutta l'opera è pervasa da un'aurea di allucinazione, di sogno a occhi aperti. L'autore non fornisce una chiara visione di insieme della realtà parallela cui approda Lazorg ma si limita a descrivere ciò che è utile allo sviluppo dell'intreccio; nel complesso ne emerge una sorta di caricatura grottesca dell'umanità, non priva di qualche incoerenza: gli umani del luogo teoricamente infatti non hanno sesso ma Grucciasentina diviene la compagna, la moglie del pittore...
Come già accennato, l'universo narrativo dell'opera presenta sicuramente dei punti deboli, lasciando aperte diverse questione irrisolte e molti dubbi al lettore, specialmente nella parte conclusiva. Ciò detto, il ritmo narrativo è elevato e scorrevole e l'autore riesce con successo a immergere il lettore in una grottesca, ma affascinante e intrigante, terra alternativa. Un finale ancora più imprevedibile, onirico se non quasi folle, ne è la giusta conclusione.
pinnegiallepinnegialle wrote a review
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Cosmocopia
Paul Di Filippo è un autore visionario e dotato di una fervida immaginazione e allo stesso tempo di ironia e capace di brillanti sviluppi all’interno delle trame delle sue storie di contenuti filosofici rilevanti o persino fondamentali. Per farlo egli non accetta compromessi e dopo aver intrapreso una via verso quello che possiamo definire e riconoscere con quei tipici tratti dell'assurdo oppure del surreale, la percorre fino in fondo senza paura e con grande determinazione e la consapevolezza di chi sa in che acque si sta muovendo e come arrivare fino alla fine della storia.

Questo romanzo del 2008, pubblicato recentemente su Urania e intitolato “Cosmocopia” si potrebbe definire una vera e propria opera cosmica, un compendio allucinato di un testo di filosofia umanistica e un testo di letteratura in bilico tra quelle visioni di Aldous Huxley e una narrativa sci-fi che a tratti si fonde con l'ambientazione fantastica e pure sempre mantenendo un certo carattere grottesco che a tratti può persino infastidire il lettore meno preparato e più spaventato di tutto quello che gli appare essere inspiegabile. Allo stesso tempo la stessa opera si può definire perfettamente rappresentativa del mondo concettuale dell'autore. Di Filippo ambienta le sue storie per lo più in un tempo imprecisato: questo non è del resto particolarmente rilevante e in questo caso ad esempio siamo in un futuro prossimo distopico, ma Di Filippo concentra la sua attenzione anche qui sui singoli (nel caso specifico: sul singolo) personaggi che adopera in maniera strumentale come porte per l'universo.



Che il protagonista della sua storia sia in un grande pittore (Frank Lazorg) oramai invecchiato e costretto a uno stato di quasi totale infermità dopo essere stato colpito da un ictus, è chiaramente una scelta dal forte significato simbolico. I tempi migliori di Lazorg sembrerebbero essere passati: egli rifiuta questa condizione e si considera ancora un maestro insuperato e insuperabile, ma allo stesso tempo non riesce più a dipingere. In teoria potrebbe, ma è come se gli mancasse quella verve, quella spinta emozionale, costretto nel grigiore della sua vita da recluso. Ma dopo avere assunto una misteriosa droga allucinogena (una polvere ottenuta dallo “escarabajo psicodélico”, insetto diffuso unicamente a Santa Lucia nell’America Centrale) Frank ritroverà la sua verve e una creatività incontrollabile e allo stesso tempo sarà vittima di una insana follia che lo porterà a compiere un delitto irreparabile e aprire in una specie di rito di partenogenesi inversa, una vera e propria porta attraverso la "Cosmocopia": solo dopo avere vissuto avventure incredibili attraverso i suoi diversi “strati” e nei quali rivaluterà il concetto stesso di creazione sino alle sue forme più primordiali, risalirà fino al suo vertice, compiendo così in maniera circolare quel lungo e forse infinito viaggio concentrico della vita dalle origini fino al concepimento e l’uomo e ritorno.

Avvicinabile concettualmente a un grande e fondamentale film come “Altered States” di Ken Russell, “Cosmocopia” è un testo carico di significati simbolici e spunti di riflessione. Allo stesso tempo avventuroso e affascinante, il romanzo è un vero e proprio piccolo capolavoro di questo autore che plasma la sua storia come se egli stesso fosse una specie di creatore e dirottando lo stesso lettore in questa specie di cosmo a spirale fino al vertice e poi daccapo. Un piccolo passo alla volta per l'uomo, un grande balzo per l'umanità.


debaser.it/paul-di-filippo/cosmocopia/recensione
Consulenze EditorialiConsulenze Editoriali wrote a review
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Breve, ma intenso
Più che di un romanzo si tratta di un racconto lungo, tant'è che l'editore ha dovuto ricicciare il libro con due racconti italiani (gradevoli, e tali da non sfigurare al confronto) .
La brevità si rivela comunque un pregio, in quanto la vicenda è una fantasmagoria delirante, interamente basata sul piacere di costruire un mondo alieno (nel quale il protagonista casca per caso, scivolando sui piani degli universi paralleli), ma è privo d'una trama degna di questo nome. Il protagonista arriva "altrove", cerca di cavarsela, ce la fa, e poi c'è una conclusione. Fine.
Saggiamente l'autore non ha abusato d'una struttura narrativa di per sé esile, puntando (e a ragione) sulla preziosità delle idee, più che sulla robustezza della trama.

Siamo di fronte a un buon prodotto di fantascienza, che rispetta l'antica regola d'oro secondo cui in questo genere "vince" chi riesce a costruire gli universi più credibili e al tempo stesso più alieni.

Di Filippo si dimostra all'altezza del compito: il libro non merita le cinque stelle piene, sia perché come detto per dimensioni è cosa minore, e sia perché sfrutta soluzioni narrative ormai ampiamente sfruttate e prive di sorprese (gli universi paralleli, la droga che fa scivolare in una dimensione "altra", il terrestre catapultato nudo e solo nella dimensione a lui ignota ma aiutato dall'aliena di buon cuore...). Tuttavia non esito a darne quattro perché non annoia mai.
La sola cosa di cui avrei fatto a meno sono i rapporti sessuali fra aliena e terrestre (nell'epoca di Pornhub, chi mai legge fantascienza per trarne facili brividi erotici?), ma insomma, non si può avere tutto...
Consigliato.