Crash
by James G. Ballard
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Ad accomunare le vite del narratore, James Ballard, e dello scienziato televisivo e psicopatico Robert Vaughan è la passione morbosa per gli incidenti stradali con il loro strascico di morte, deformazione e mutilazione dei corpi, commistione di tecnologia e carne, lamiere e sesso. Entrambi sono reduci da scontri che hanno modificato la loro percezione di cose e persone. Attorno a loro si muovono le figure di Catherine, la moglie di James, con la sua attrazione omoerotica per Karen, la dottoressa Helen Remington, il cui marito è morto nello schianto con l'automobile di James, e altri individui a loro volta presi nelle spire del fascino perverso della tecnologia e del suo impatto sulla vita umana. Il tutto descritto con algido, clinico distacco. Si spiana così la strada, come ha detto lo scrittore, "a tutti i nostri piaceri più concreti e delicati - quelli delle delizie del dolore e della mutilazione; del sesso come arena perfetta, come brodo di coltura di sterile pus, per tutte le veroniche delle nostre perversioni; della libertà morale di attendere alla nostra psicopatologia come a un gioco; dell'apparente illimitatezza delle nostre capacità di concettualizzazione. Ciò che i nostri figli hanno da temere realmente non sono le autostrade del domani, bensì il nostro sottile piacere nel calcolare i più eleganti parametri delle loro morti".

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eddy64eddy64 wrote a review
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Sesso e lamiere.
Un romanzo difficile da classificare e da giudicare. Duro, violento, disturbante, nauseante in alcune parti. Lo stesso Ballard quando lo scrisse nel 1973 lo definì “il primo romanzo pornografico basato sulla tecnologia”. L’automobile come estensione sessuale dell’individuo moderno, unico mezzo e luogo dove fare sesso, ma anche la libidine degli incidenti, delle lamiere contorte mischiate ai corpi, l’orgasmo nello schianto finale, l’ultima e la più eccessiva delle esperienze.
Ambientato in una Londra futuribile (per l’epoca) e periferica tra alberghi, aeroporti, centri residenziali e svincoli, tangenziali, autostrade con tanto, tanto, tanto traffico. Il protagonista, omonimo dello scrittore, è un pubblicitario televisivo che è stato coinvolto in grave incidente in uno svincolo da cui è uscito con le ginocchia rotte e una lunga degenza in ospedale
Insieme alla moglie Catherine (il loro è un rapporto molto aperto con amanti in libertà) viene successivamente avvicinato da Vaughan, un ingegnere psicopatico che li introduce in un piccolo gruppo di stravaganti londinesi tutti reduci da scontri automobilistici più o meno gravi. Di qui una lenta discesa nella perversione guidati da Vaughan, che si diletta a fotografare la scena di incidenti mortali (anche a causarne) a eccitarsi sulle lamiere delle macchine distrutte, con il sogno di provare l’orgasmo finale in un definitivo e mortale scontro, coinvolgendo una grande attrice in quel periodo a Londra. Tante scene di sesso in auto, ripetitive, estreme, in ogni occasione (mai amore, solo sesso) tra sperma e fluidi meccanici, la libido delle cicatrici causate degli incidenti e i corpi in immaginarie simbiosi con le componenti dell’automobile. In un finale crepuscolare Vaughan, ormai ridotto a un rottame vagante come la sua auto, ricercato dalla polizia, troverà la morte in uno spettacolare incidente (non sto spoilerando, è detto nella prima frase del romanzo) lasciando liberi James e la moglie (di continuare?)
Confesso che ho fatto un po' di fatica a leggerlo, lo avevo da diversi anni e i vaghi (pessimi) ricordi del film che David Cronenberg ne ha tratto nel 1996 mi frenavano ulteriormente. Non posso dire che mi sia piaciuto, è troppo estremo, funebre, senza un momento allegro o almeno ironico, e capisco benissimo chi lo abbandoni schifato dopo poche pagine. Non riesco a classificarlo se non come romanzo distopico (ma nel distopico va bene quasi qualunque cosa) e ad attribuirgli un voto: potrei dargli uno (una stronzata tout court?) o cinque (geniale? non scherziamo…). Tre stelle: l’ho letto, sono arrivato alla fine, punto: senza farmi altre domande e le prossime saranno senz’altro letture più gradevoli e amene…
HarzackHarzack wrote a review
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Ajeje BrazovAjeje Brazov wrote a review
210
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"Crash", terzo libro che leggo dell'autore. Dopo la delusione dei due precedenti, mi avventuro attraverso questo romanzo molto controverso e che annovera molti alti e bassi, insomma o lo si ama o lo si odia, addirittura lo si abbandona.
Così mi accingo ad iniziarlo, prima del romanzo vero e proprio, c'è un'introduzione di Ballard, per me straordinaria, che racchiude un pensiero profetico, verso una società fortemente influenzata dalle "macchine", sia nel senso di automobili che di macchine tecnologiche di qualsiasi tipo. Ballard si e ci pone la domanda definitiva: L'essere umano contemporaneo si sta facendo influenzare così esageratamente dalle tecnologie che sta accadendo una fusione uomo-macchina?
Questo mi ha fatto pensare subito al film giapponese Tetsuo:
youtube.com/watch?v=q-mAzGvcJS0
L'introduzione conclude con un monito per il futuro, ma anche il presente: Il fine ultimo di Crash, inutile dirlo, è quello di monito, di messa in guardia dal mondo brutale, erotico e sovrailluminato, che sempre più suasivamente c'invia il suo richiamo dai margini del paesaggio tecnologico.

La prima metà del romanzo è stata una lettura stupefacente, con lucidità disarmante, Ballard ci racconta come il protagonista (qui è impersonato dallo stesso Ballard) si sia talmente fuso con l'automobile, che va alla ricerca di qualcosa di inimmaginabile e lo trova i Vaughan, un personaggio traviato dalla "passione" per gli scontri automobilistici, allegoria dell'atto sessuale meccanico-tecnologico. La parte centrale è forse troppo ripetitiva, ma penso sia stato calcolato da Ballard per imprimere bene nella mente del lettore questo pensiero. Il finale è quanto di più crepuscolare si possa leggere in un libro...
La scrittura, finalmente (viste le due precedenti delusioni), è fenomenale, lucida, schietta e visionaria. Scritto nei primi anni '70 del Novecento, questo testo è quanto di più vicino alla realtà del 21° secolo!
youtube.com/watch?v=5cqn6zA1sMg

Nella sua mente, vedeva così il mondo intero morire in un disastro automobilistico simultaneo: milioni di veicoli lanciati uno contro l'altro in un congresso finale tutto schizzi di lombi e liquido refrigerante.

La tecnologia deviante dello scontro automobilistico sanzionava di per sè ogni atto perverso. Per la prima volta, una psicopatologia benevola ci chiamava ammiccando: una psicopatologia che aveva il suo tempio nelle decine di migliaia di veicoli in movimento sulle autostrade, nei giganteschi reattori di linea in volo sopra le nostre teste, nelle più umili strutture stampate...
Alfonso76Alfonso76 wrote a review
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Ho amato molto Il condominio di James G. Ballard e metterò a breve le zampe su L’impero del sole, da cui mi aspetto moltissimo. Sapevo bene che Crash avrebbe potuto costituire una mezza delusione, e l’ho affrontato così, con quel pizzico di “tanto non mi convincerà” che mi accompagna a volte nelle letture nate dalla lista dei 1001 libri da leggere (qui la lista completa).

A metà tra l’erotismo spinto che si ferma un istante prima della pornografia e una sorta di distopia non troppo distante dall’oggi, Crash è certamente un romanzo potente, di quella potenza un po’ disturbante che non lascia indifferenti. Si gioca il tema del doppio: due sono i personaggi (il narratore James Ballard, in un ricco fondersi di biografia e romanzo, e lo psicolabile Vaughan, morbosamente attratto da incidenti stradali) e due sono i temi dominanti del racconto: il sesso e le automobili. Curioso: mi esce un immediato parallelismo con alcune comunicazioni pubblicitarie in cui – direbbero ad Oxford – per vendere una quattroruote (e relativi accessori) ci si affida essenzialmente alla gnocca.

A cosa si rivolge una pubblicità? Spesso crea un apparente senso di bisogno, altrettanto spesso una sorta di insoddisfazione endemica, in particolare se l’oggetto del tuo (nuovo) desiderio non è alla tua portata. Ecco, mi sembra che Crash racconti di questo: un gigantesco, malinteso, tragico senso di insoddisfazione e di bisogno, incontrollato al punto da stravolgere ogni possibile scala di valori, ogni morale, fino a rendere la vita stessa sacrificabile.

Crash va oltre la narrazione ludica e – verrebbe da dire – scontata di un disturbo patologico e prova a raccontare la società contemporanea a suon di cazzotti. Che ci riesca o meno è legato alla sensibilità del lettore; per quanto mi riguarda, probabilmente non lo consiglierei, ma non posso dire che mi abbia lasciato del tutto privo di domande.

capitolo23.com/2017/10/28/recensione-romanzo-crash-di-james-g-ballard
Evi *Evi * wrote a review
415
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Per pensare certe cose per immaginarle ci vuole un bel lampo di genio una bella fantasia, magari malata o patologica come quella di Ballard, diciamo che la fantasia non gli manca, ma gli manca la capacità di narrare, ha buone idee senza saperle potenziare, scrive e riscrive la stessa pagina, ne leggi dieci le hai lette tutte, identiche sequenze, fotogrammi e descrizioni di immagini che si ripetono in maniera ossessiva facendo abortire ogni tentativo di seguirlo.

Crash
C’è Vaughan uno scienziato, regista che dedica (spreca?) tutta la sua arte e il suo tempo a filmare incidenti automobilistici ancora fumanti.
Vaughan è continuamente sintonizzato sulle frequenze della polizia e delle ambulanze, quasi ubiquo, appena si verifica un incidente riesce a materializzarsi su rampe d’accesso, raccordi autostradali, rondò o intersezioni di vie e come un invasato invadente e irrispettoso del dolore altrui comincia forsennato a scattare, fotografare, zoomare i resti di grovigli di lamiere di auto che hanno impattato.

Vuole cogliere l’istante che precede la morte del conducente o del suo passeggero, fissare su lastra quella smorfia di terrore e ingrandirlo cinque metri per due sulla parete di casa, mostrare quell’arto strappato ed espulso a metri dall’abitacolo, la fragilità di quel lembo di pelle sanguinolenta che penzola ancora attaccata per un filo allo zigomo, lo sfondamento violento del torace contro il parabrezza.

Scene che lo fanno tremare di eccitazione (ma!)

Nella sua mente, vedeva così il mondo intero morire in un disastro automobilistico simultaneo: milioni di veicoli lanciati l'uno contro l'altro

La morte per incidente automobilistico diventa atto che nobilita e riscatta l’individuo da una esistenza mediocre e gli concede una fine quasi eroica.

Modo per esorcizzare la morte?
(indubbiamente preferisco come la esorcizza Hemingway, se proprio devo scegliere)

E non solo, Vaughan sente un legame, intimo privilegiato tra sesso e incidente automobilistico, l’abitacolo di un’auto diventa luogo ideale dove consumare i propri amplessi e nello scontro la fusione tra corpi e macchina è totale.
Perché quegli impatti violenti, mortali in cui schegge di parabrezza infranto mitragliano a colabrodo la pelle del passeggero in un gocciolio di stillicidio di sanguinamento, quei cruscotti intrisi di materia cerebrale gelatinosa colante o i volanti che si deformano spappolando addomi che cominciano ad evacuare le loro interiora o quelle lamiere che si accartocciano su una sagoma umana sconquassata e deformata rappresentano per Vaughan la forma più profonda di penetrazione che un corpo umano possa subire o desiderare…

Molto splatter, mooolto pornografico, idea ardita sì ma con sviluppo noioso e iper-ripetitivo.
Fondamentalmente un libro veramente brutto, direi quasi inutile.
Ste PicSte Pic wrote a review
1526
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Le strane nozze postmoderne di Eros e Psiche
Chi l'avrebbe detto che le nozze tra Amore e Psiche si sarebbero celebrate e consumate sul sedile posteriore di una Lincoln Continental, lanciata a tutta velocità contro un guard-rail da Thanatos, gran cerimoniere e testimone di nozze.
La sessualità descritta da Ballard inizia dove si ferma quella di Freud e Jung, ingloba e rende protagonista uno degli emblemi della civiltà moderna: l'automobile. Ballard non fa altro che notificare, tramite l'interazione folle e morbosa dei corpi con le parti dell'auto, volanti, cruscotti e tachimetri, paraurti cromati e sedili in vinile o pelle, leve e pedali, che l'auto è diventata una nostra estensione fisica e psicologica, soprattutto sessuale, dotata di infinite possibilità che si possono esplorare su cavalcavia e svincoli aeroportuali, su banchine stradali, in parcheggi abbandonati e rarefatti paesaggi notturni di desolazione urbana. Non c'è nel libro l'ingenuità e la purezza delle avanguardie artistiche del 900 che hanno colto e sottolineato solo l'aspetto positivo di modernità e velocità dell'auto, c'è invece la consapevolezza del suo potenziale distruttivo che viene veicolato, in una trasformazione feticista, malata e ritualizzata dell'incidente automobilistico, in atto sessuale in cui si mischiano umori e sangue, ferite e parti meccaniche.

Chi l'avrebbe detto che questo libro, non l'avrebbe scritto un americano, nativo della civiltà dell'auto, quella dei drive in e drive through, delle autostrade a sei corsie, dei centri urbani smaterializzati e in qualche modo disumanizzati dalle distanze, percorribili sono in auto, ma da un inglese, da uno scrittore di fantascienza che abbandona l'abituale surrealismo per quella che ritengo tuttora la critica più feroce, spietata e visionaria della società postmoderna.

Non per stomaci deboli