Cronache della famiglia Wapshot
by John Cheever
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Marty82Marty82 wrote a review
13
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“Si chiese perché un essere umano si dovesse sentire, in un mondo nel quale doveva pur vivere, tanto sradicato e miserabile.”
Un ottimo romanzo, evocativo e ben scritto, seppur contrassegnato da una frammentarietà di fondo nello sviluppo della trama, che tende un po' a disgregarsi e di conseguenza a mancare di incisività.

L'alternarsi di registri stilistici di Cheever nel corso della narrazione è per me apprezzabile, ho amato la sua ironia, così come ho trovato stimolanti le punte di stile innovativo sparse qua e là nel racconto delle varie vicende.
Si percepisce che Cheever ha pianificato e preparato con puntiglio lo scenario in cui va a collocarsi la storia della famiglia Whapshot, curandone amorevolmente tutti i particolari, e concentrandosi, più che sulla storia in sé, sul tentare di trasmettere la sua visione rispetto alla vicenda dell'uomo al centro della complessità della vita.
Ognuno dei personaggi da lui creati, e forse più nel loro insieme che presi singolarmente, ci racconta un pezzo delle debolezze, delle paure, della difficoltà nella ricerca della felicità in questa esistenza.
E a tutto questo si mescolano odori, impressioni e colori vividissimi, che ci traportano in una terra e in un'epoca lontane, eppure vicine nel pensiero, quasi riuscissimo a toccarle.
Forse è proprio per questo che purtroppo la trama in sé sembra mancare di quella forza e quella passione fondamentali nel permettere al lettore di identificarsi nei personaggi e nelle loro vite.
Cheever non parla veramente dei vari personaggi che ha creato, Whapshot o meno che siano, non si sofferma a cercare di delineare e rappresentare solidamente i loro contorni: parla dell'uomo qualunque e della sua grande ricerca, della lotta per emergere in questa vita, per trovare rifugio in un porto sicuro: come una barca in balia delle onde cerca il suo faro nella tempesta e il riparo dai marosi.

"Una nuvola passa davanti al sole basso e getta tutta la vallata nell’ombra: per un attimo tutti provano un senso di inquietudine, come se avessero appena realizzato che l’oscurità può calare di colpo anche sugli sconfinati territori dell’anima."
UbikUbik wrote a review
35
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Uno scatolone di vecchie fotografie.
L’odore e il disordine sono le principali sensazioni che il romanzo mi ha lasciato al termine della lettura.

Gli odori (ma anche i sapori) che nel primo ‘900 pervadono i paesi costieri del New England, sono rievocati dall’autore con meticolosa precisione, nella loro composita sostanza, densa di multiple percezioni sensoriali, profumi, afrori sgradevoli, acidità, esalazioni reali o immaginate dalla materia degli oggetti, tutta un’atmosfera che richiama ripetutamente l’essenza di quel mondo e dei suoi abitanti.

Per averne un’idea basta analizzare uno qualsiasi fra i brani, citati da tanti commenti, in cui a profumi stravaganti ma pur sempre razionalmente immaginabili (“radice di giaggiolo”, “sapone da toletta”, “zuppa di acetosella”) si mescola un componente (”… copie del Nuovo Testamento rilegate in pelle morbida”) impossibile da percepire col solo olfatto ma estremamente suggestivo per la nostra fantasia! Come sarà mai l’odore di copie del Nuovo Testamento rilegate in pelle morbida? E se ad emettere odore di rilegatura in pelle fosse invece un libro di poesie o un manuale? Forse non saremmo nel New England del primo ‘900…

Sul piano stilistico invece, a prevalere è un’impressione di disordine e di inafferrabilità, tramite l’alternarsi di registri, di stili, di personaggi che dominano la prima parte e poi spariscono dal cuore della narrazione o viceversa, l’assenza di un fulcro che siamo soliti associare a una storia (non chiamiamola “saga”) familiare, di padri e figli, mogli e mariti, fratelli, cugini… e zie particolarmente autoritarie!

Forse il termine stesso di “Cronache” avrebbe dovuto mettere in guardia, prepararci ad una programmatica e deliberata frammentarietà e ad una successione di eventi che talora sembra assemblata in modo quasi casuale e precario, con vicende drammatiche liquidate in poche frasi e, per contro, dissertazioni che se non spezzano, quanto meno deviano e rinviano il filo del racconto.

Vengono inseriti imprevisti scarti nello stile stesso del periodare di alcuni capitoli. Diari composti da frasi telegrafiche e smozzicate, che sembrano schemi o appunti per uno sviluppo narrativo ulteriore o virtuosismi come l’uso della seconda persona plurale nel capitolo 15, che è forse uno dei più suggestivi del libro, dove si affronta con notevole efficacia e suggestione l’impatto di ognuno dei due giovani provinciali Wapshot con la dimensione metropolitana.

Insomma, contrariamente alle apparenze, questa non è la storia della famiglia Wapshot ma una collezione di vecchie fotografie, alcune nitide altre più sfocate, ripescate un po’ alla rinfusa da un vecchio scatolone in soffitta; sfogliando le quali ci si chiede a volte chi fosse mai la persona riprodotta, perché quel personaggio apparisse malinconico o divertito, a quale anno si riferisse quell’immagine, che cosa ne sia stato di Rosalie, di Honora, del ricco Mr.Cutter e tante altre domande le cui risposte sfuggono o restano permeate di ambiguità… benchè gli sfondi restino immancabilmente suggestivi e seducenti.