Cyber China
by Xiaolong Qiu
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Armonia e integrità: stando ai media ufficiali, il modello cinese è un successo. Ma su internet, la rabbia dei cittadini si scatena. Zhou, un funzionario della municipalità di Shanghai, è il bersaglio perfetto per questo nuovo genere di caccia alla corruzione. Una sua foto con in mano un pacchetto di sigarette di lusso infiamma la rete. Due settimane più tardi, viene trovato impiccato. È stato davvero un suicidio? Sotto l'occhio vigile delle autorità di Partito, preoccupate di quel formidabile movimento che agita la rete, l'ispettore capo Chen, assistito da Lianping, giovane e affascinante giornalista, indaga sul mondo dei blog clandestini, dove la censura rossa si rivela impotente. Smarrito tra i nuovi grattacieli che spuntano come germogli di bambù in una città schiacciata da una corruzione e un'ingiustizia sempre più sfacciate, Chen assiste alla trasformazione del suo Paese in un'enorme ragnatela di relazioni onnipresenti, dove ogni filo è collegato da interessi comuni, intrighi e segreti condivisi. E dove anche a un ispettore capo di polizia viene richiesto di fare il proprio lavoro coscienziosamente, purché non intralci il quadro più ampio.

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Giogio53Giogio53 wrote a review
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L'aroma è svanito - 17 set 17
Siamo già all’ottavo libro che Qiu Xialong, professore emigrato negli States dove insegna letteratura cinese, dedica alla saga dell’ispettore Chen. Ispettore atipico, che nasce come poeta e traduttore. Ma che è servito all’autore, fino ad ora, per illustrare i modi e gli sviluppi del “comunismo alla cinese”. Toccando via via diversi punti nodali: i nuovi ricchi, la burocrazia, il comunismo prima e dopo il mercato, la rivoluzione culturale. Arrivando ora ad un punto cruciale ed irrinunciabile: il rapporto tra il potere e internet. Un rapporto difficile e conflittuale in quasi tutti i paesi che hanno ferree censure di stato (oltre all’esempio cinese di cui qui si parla, mi viene subito in mente la Turchia, ma questo è un altro discorso). Il grosso problema con i libri di Qiu è che, addentrandosi sempre più nella disamina del mondo cinese attuale, perde di vista, e di molto, l’aspetto “poliziesco” iniziale, usandolo solo come spunto, ma lasciandosi poi trasportare da altro. Il secondo aspetto è l’uso di categorie sociali e politiche molto locali, che con una grossa difficoltà noi occidentali non cinesi riusciamo a decrittare. Per questo secondo aspetto, ad esempio, una grossa parte del libro è basata su un meccanismo molto in voga in Cina, conosciuto con il nome “motore di ricerca di carne umana”. Per spiegarlo, faccio il seguente esempio, preso da un articolo su questa questione pubblicato in rete da Ivan Franceschini. Su di un sito (un blog, un forum) viene postata una notizia (o un video o una foto) chiedendone informazioni. Gli utenti (“la carne umana come ricercatori”) si attivano riuscendo a trovare tutti gli elementi del caso (nell’articolo, un’infermiera che tortura un animale con la scarpa), trovando quindi “la carne umana come ricerca”. Questo meccanismo è molto usato in Cina dove non tutti gli accessi ad Internet sono consentiti, quindi i “ricercatori” usano mezzi extra-web per trovare le informazioni. Magari poi riversandole sui pochi siti consentiti e controllati. Scusate la lungaggine, ma questo punto è il centro del romanzo: viene messa in rete una foto di un “potente” che fuma delle sigarette costose e non consentite al suo rango. Da qui viene trovato, inquisito, tratto in arresti domiciliari in un albergo, dove pochi giorni dopo muore. Omicidio o suicidio? Il nostro Chen è coinvolto nelle indagini, anche se non in prima linea: il morto sembra avere avuto accesso a fondi non consentiti, indaga la polizia segreta, ed altre cineserie. Ma, non essendo arrivati ad una incriminazione del morto, la polizia, e quindi Chen, deve comunque essere presente. Per tutto il resto del romanzo, Chen va in cerca di informazioni, aiutato da una giovane giornalista, verso cui sembra avere qualche propensione amorosa. Peccato che Lili sia sempre presente nei momenti cruciali, spesso anche un passo avanti a Chen. Che tuttavia non si impegna fino a che non viene ucciso un suo collaboratore che sembra aver avuto alcune intuizioni sui meccanismi della gogna verso Zhou (questo il nome del morto). Il tutto sempre farcito da citazioni di poesie cinesi che, qui lo dico per l’ottava volta, visto che è l’ottavo libro, mi lasciano freddo e distante. Apro una piccola parentesi: non è mai facile tradurre poesie, che sono dei piccoli stati d’animo molto legati al modo di esprimersi e di vivere. Quindi anche alla lingua ed ai costumi. Queste poesie cinesi, decontestualizzate, mi risultano di difficile digestione. Tornando alla storia, anche se volenteroso, Qiu non si addentra molto nelle possibili ricerche via Internet (post da Internet Point, indirizzi IP crittati, ed altre “diavolerie” in rete che nel mondo occidentale sono ormai pane quotidiano), riuscendo solo a farci capire sia le difficoltà delle comunicazioni via Web in Cina, sia i controlli che ne vengono effettuati. Alla fine, ed è ovvio, la storia con Lili non andrà avanti (Chen è sempre attratto da qualcuno ma non riesce mai a trovare la donna giusta), anche perché (e questo lo sospettavamo sin dalle prime battute) è stata proprio Lili a scatenare la “ricerca di carne umana” che, come tessere di un domino che rotola, ha portato alla morte di Zhou. Ovvio che lei non ne sia implicata, ma la valanga che ha contribuito a far nascere travolge molto di più di quanto si aspettava. Chen risolve anche il mistero della morte di Zhou, unendo i puntini di un puzzle che le diverse polizie vorrebbero tener nascosti. Ma Qiu ce ne parla quasi di passaggio, tra la storia non sbocciata di Lili e Chen, e la carriera di Chen che sembra progredire sempre di più verso i vertici. Altre cineserie adombrano la storia: i rapporti tra Chen ed un ricco proprietario di ristoranti, tra Chen ed un medico, tra Chen ed un blogger (di cui aiuta la madre malata). Ma sono rivoli, e soprattutto sono proprio elementi di quel mondo cinese che Qiu vorrebbe descriverci, e che qui, in modo particolare, sono talmente legati alla Cina da risultare poco comprensibili. Tra l’altro, le mire dell’autore erano anche altre, a partire dal titolo originale (“L’enigma cinese”) che si riferisce ad una conferenza presentata nelle prime pagine, e che pone alcuni punti ed interrogativi sul modo evolutivo di questo “comunismo in salsa cinese”. Certo, come visto, poi si parla di Internet, ma “Cyber China” lo trovo un titolo veramente poco calzante. Non demordo e spero di capirne di più, della Cina e dell’economie asiatiche, in qualche altro libro. Non si può mai smettere di cercare di capire. È uno dei pochi modi di rimanere vivi.
GPMGPM wrote a review
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StefaninoStefanino wrote a review
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