Debito
by David Graeber
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Fred GleickFred Gleick wrote a review
01
Un corposo saggio di taglio antropologico e storico circa un argomento solitamente approcciato secondo logiche tutte interne alle dottrine economiche dominanti.

E' esattamente questo punto di vista che consente all'A. di mettere pesantemente in discussione concetti e criteri che solitamente vengono dati per scontati o considerati come "naturali" ed ovvi; concetti che ad un più attento esame non hanno alcuna consistenza teorica, base storica e solidità sociale. In altri termini, ragionare circa la natura del "debito" serve a ragionare circa l'economia umana e la sua relazione con il potere e la violenza, con la gerarchizzazione della società e le pratiche di coercizione, con la strutturazione dei rapporti umani a livello individuale e di gruppo. Non a caso si parla di "... 5000 anni" perché molti dei problemi che affliggono la società attuale hanno preso forma a partire dalle epoche storicamente più remote e per comprenderne appieno l'essenza e l'impatto occorre risalire, con paziente opera di indagine e ricostruzione, all'inizio della storia ed addentrarsi tra le culture cosiddette primitive.

Ne deriva un saggio corposo e di non facile lettura ma illuminante, intellettualmente stimolante e politicamente aggressivo. Un saggio capace di smontare dogmi e preconcetti, di fornire dati ed informazioni, solidamente validati dalla ricerca storica ed antropologica, e su di essi avanzare interpretazioni nuove ed antagoniste sulla natura profonda di certi assetti politici.

Il fatto che l'A. sia un anarchico militante ed un ispiratore del movimento no-global dovrebbe chiarire quanto sia schierato e da quale parte ma anche quanti siano convinti della fondatezza delle teorie economiche main stream, a mio parere, trarrebbero vantaggio dalla lettura di questo saggio se non altro per la profondità e l'estensione del suo esame: anche se dubbiosi delle interpretazioni proposte dovrebbero apprezzarne l'originalità e trarne spunti, specialmente in un momento in cui le teorie tradizionali stanno dando una misera prova di se stesse.
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02
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antropologia economica, matematica, etica e religione
Debito è un'ampia riflessione antropologica sulla nascita e crescita della schiavitù umana dal debito. Il libro è strutturato in 12 capitoli e discerne ciò che è teleologia capitalista dal semplice construtto mentale - culturale delle religioni, andando a pescare anche nel passato recente di alcune comunità africane, dove ad esempio il capitalismo non era conosciuto, ma il mercato si, in forme più o meno rituali, più o meno democratiche. L'essenziale del pensiero di Graeber è proprio l'archeologia dell'uomo, cosi intesa nella frase in pagina ultima:

Alla fine che cos'è un debito? Un debito è solo la perversione di una promessa. E' una promessa corrotta dalla matematica e dalla violenza. Se la libertà (la vera libertà) è la capacità di avere amici, allora è necessariamente anche la capacità di fare vere promesse.


Indubitabilmente viene fatto un percorso storico e dettagliato delle varie epoche, dalla prima organizzazione del tenere di conto della società babilonese alla Grecia antica passando nell'intreccio con l'impero romano e la religione cristiana che in origine rifiutava come immorale il prestito ad interesse, per poi mutuare dalle vicende cinesi di espansione e contrazione creditizia le varie forme di dominio e costrizione del popolo, analizzando anche il populismo libertario delle prime democrazie europee che con il dominio della guerra, esportarono in tutto il mondo il loro credo sia religioso che economico basato poi nell'odierno sul signoraggio bancario, di cui c'è un breve accenno nei capitoli finali, fondando la società contemporanea sulla creazione privata e dittatoriale di moneta virtuale dal nulla, basata sostanzialmente sull'accettazione convenzione sociale del valore falso del conio, esteso in appendice si potrebbe dire nel grafico annuale dell'Economist
economist.com/content/global_debt_clock sinonimo di debito morale, nell'ineluttabile crescita e congiunzione nell'etica, come pure evidenziato da un filosofo dell'estetica quale Jacques Rancière in una mia recente lettura veritaemetodo.blogspot.it/2014/02/il-disagio-dellestetica-jacques-ranciere.html.

Lettura che mi sento di consigliare come fondativa accanto all'educazione primaria e secodaria, utile per un pensiero critico. Ricca bibliografia, concrete spiegazioni teoriche, accessibile a tanti. La proposta di cambiamento sociale qui espressa, è forse lontana, ma attuabile.