Della certezza
by Ludwig Wittgenstein
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Della Certezza è uno dei testi più compatti e significativi dell'ultimo Wittgenstein. Secondo la metodologia di una ricerca che analizza i problemi filosofici, scientifici e logici nei termini delle forme di vita umana e dei "giuochi linguistici", che sono espressione del modo in cui gli uomini pensano, giudicano e calcolano, Wittengestein affronta in questo scritto il tema del "senso comune". Anzichè un repertorio di certezze cognitive, Wittgenstein ha scoperto nelle proposizioni del senso comune il sistema delle convenzioni, delle regole e dei codici linguistico-concettuali secondo i quali gli uomini ordinano la loro esperienza e trattano con le situazioni che li circondano.

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Davide SguarioDavide Sguario wrote a review
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Emy ChiricoEmy Chirico wrote a review
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<<Se sai che qui c'è una mano allora ti concediamo tutto il resto»
“Della certezza” è un volume che raccoglie riflessioni che Wittgenstein sviluppò negli ultimi due anni della sua esistenza, senza aver modo di rielaborarli poi, essi vertono attorno al tema del cosiddetto “senso comune” e le conseguenti “certezze” che da esso facciamo derivare. Nella prefazione Aldo Gargani spiega, in maniera accurata, cosa dobbiamo intendere per “senso comune”, cioè non presunte cognizioni connaturate all’uomo, ma una sorta di “sapere degradato”, reso tale dalle successive riflessioni e scoperte di carattere scientifico. La scienza, d’altro canto, con le sue successive approssimazioni volte a correggere antiche credenze, è un linguaggio sublimato del senso comune. Wittgenstein, in questi suoi aforismi, si occupa di indagare come alla base del nostro “senso comune” vi siano abitudini, convenzioni, usi. Lo stimolo alle riflessioni del filosofo fu dato dalla lettura di un testo di Moore suo maestro, nel quale si sosteneva l’incontrovertibile certezza di proposizioni quali “Io so di avere una mano” oppure “la Terra è esistita già da molto prima che io nascessi”. George Edward Moore aveva risolto la questione riferendosi al senso comune, per cui non si può negare l'esistenza, ad esempio, di oggetti materiali, dal momento che "questa è una mano e questa è un'altra mano", come non si può negare il tempo dal momento che "sicuramente la Terra esisteva prima che io nascessi". Wittgenstein sottopone ad analisi questi enunciati, riconducendone l'evidenza che esibiscono non al fatto che siano "veri", ma al loro rappresentare lo sfondo di certezze accettate, che costituiscono la nostra immagine del mondo a partire dalla quale giudichiamo gli altri eventi. Wittgenstein riflette proprio su cosa ci fa sentire così sicuri di determinate asserzioni e rileva come noi viviamo all’interno di un sistema di convinzioni le quali si sostengono l’un l’altra e come spesso dovrebbe sostituire alle parole “io so” le più adeguate “io credo di sapere”.
matzmatz wrote a review
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Antonio Di LetaAntonio Di Leta wrote a review
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antoniodileta.wordpress.com/2013/03/25/della-certezza-lanalisi-filosofica-del-senso-comune-ludwig-wittgenstein

“Il bambino impara a credere a un sacco di cose. Cioè, impara, per esempio, ad agire secondo questa credenza. Poco alla volta, con quello che crede si costruisce un sistema e in questo sistema alcune cose sono ferme e incrollabili, altre sono più o meno mobili. Quello che è stabile, non è stabile perché sia in sé chiaro o di per sé evidente, ma perché è mantenuto tale da ciò che gli sta intorno”

(Ludwig Wittgenstein, “Della certezza”, 144)

“Della certezza” è un volume che raccoglie riflessioni che Wittgenstein sviluppò negli ultimi due anni della sua esistenza, purtroppo non avendo modo di rielaborarli, che vertono attorno al tema del cosiddetto “senso comune” e le conseguenti “certezze” che da esso facciamo derivare. Nella prefazione Aldo Gargani spiega, in maniera accurata, cosa dobbiamo intendere per “senso comune”, cioè non presunte cognizioni connaturate all’uomo, ma una sorta di “sapere degradato”, reso tale dalle successive riflessioni e scoperte di carattere scientifico. La scienza, d’altro canto, con le sue successive approssimazioni volte a correggere antiche credenze, è un linguaggio sublimato del senso comune. Wittgenstein, in questi suoi aforismi, si occupa di indagare come alla base del nostro “senso comune” vi siano abitudini, convenzioni, usi. Lo stimolo alle riflessioni del filosofo fu dato dalla lettura di un testo di G.E. Moore, nel quale si sosteneva l’incontrovertibile certezza di proposizioni quali “Io so di avere una mano” oppure “la Terra è esistita già da molto prima che io nascessi”. Wittgenstein riflette proprio su cosa ci fa sentire così sicuri di determinate asserzioni e rileva come noi viviamo all’interno di un sistema di convinzioni le quali si sostengono l’un l’altra e come spesso dovrebbe sostituire alle parole “io so” le più adeguate “io credo di sapere”.
Si tratta di un libro sul quale non è per nulla semplice scrivere e quindi preferisco fermarmi qui e riportare alcuni aforismi, scelti tra quelli di Wittgenstein, lasciando alla vostra eventuale curiosità la scelta di approfondire il resto.

18. Spesso “Io lo so” vuol dire: ho buone ragioni per dire quello che dico. Quindi se l’altro conosce il gioco linguistico dovrebbe ammettere che lo so. Se conosce il gioco linguistico, l’altro dovrebbe essere in grado d’immaginare come si possa sapere una cosa del genere.
30. Quando un tizio s’è convinto di una certa cosa, dice: Sì, il calcolo è giusto; ma questo non l’ha inferito dallo stato della sua certezza. Dalla propria certezza non si conclude allo stato di cose.
La certezza è, per così dire, un tono in cui si costata lo stato di cose: ma dal tono non si conclude di aver ragione.
94. Ma la mia immagine del mondo non ce l’ho perché ho convinto me stesso della sua correttezza, e neanche perché sono convinto della sua correttezza. È lo sfondo che mi è stato tramandato, sul quale distinguo tra vero e falso.
141. Quando cominciamo a credere a qualcosa, crediamo non già a una proposizione singola, ma a un intiero sistema di proposizioni. (Sulla totalità la luce si leva a poco a poco).
142. Non singoli assiomi mi appaiono evidenti, ma un sistema, in cui tutte le conseguenze e le premesse si sostengono reciprocamente.
166. La Difficoltà consiste nel riuscire a vedere l’infondatezza della nostra credenza.
253. A fondamento della credenza fondata sta la credenza infondata.
487. Qual è la prova del fatto che io so una certa cosa? Ebbene, non certo il fatto che dico di saperlo.
fabiusfabius wrote a review
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Louis BardamuLouis Bardamu wrote a review
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GiuinscoziaGiuinscozia wrote a review
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