Democrazia!
by Paolo Flores d'Arcais
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Da anni si afferma che è malata, la si accusa, ma le si rimane attaccati come all'ultimo baluardo di libertà e uguaglianza. Da anni si sente parlare di democrazia zoppa, di democrazia finita, di democrazia fallita. Ma a cosa ci riferiamo quando parliamo di democrazia? A una forma utopica e ideale, o a un meccanismo concreto di gestione del potere capace di ridurre le distanze tra i cittadini? L'idea di democrazia ha dovuto adeguarsi a molte sollecitazioni, a cambiamenti sociali così radicali da mettere in crisi non solo le grandi ideologie, ma anche gli ideali che tenevano insieme popoli e nazioni. Cosa rimane al concetto e alla pratica democratica dopo l'improvviso accelerare della storia degli ultimi anni? Cosa dopo decenni di liberismo sfrenato, dopo crisi finanziarie, dopo l'avvento sempre più incontrollabile dei poteri forti? Con questo saggio Paolo Flores D'Arcais riflette sullo stato di salute e sugli spazi di azione ancora propri della democrazia, cercando prima di individuarne nemici e punti deboli, poi di trovare possibili soluzioni per un ritorno vero e condiviso del fare democratico.

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EnricogrEnricogr wrote a review
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Adolfo TomasiniAdolfo Tomasini wrote a review
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Più che bello (****) o bellissimo (*****), «Democrazia!» è un grido di speranza per lo meno intrigante. Paolo Flores d'Arcais percorre l'odierna realtà della democrazia dalla sua definizione ai suoi "usi" e alle (possibili) degenerazioni. E così conclude (pagg. 158-9): «Se vogliamo essere cittadini, siamo costretti a essere militanti, poiché la democrazia si regge solo sulla lotta-per-la-democrazia. Nella modestia di un attivismo civico che comunque accompagna ogni momento dell’esistenza: non come ombra ma come respiro, poiché se non è azione è omissione. Può sembrare pretesa di virtù supererogatoria essere sempre cittadini, e normalità il tran tran della vita privata nella quale l’impegno è eccezione, da cui la solidità delle istituzioni può perfino esentarci: coltivare il proprio giardino era già la vocazione di Candide. Ma non c’è modo di sottrarsi. Ogni giorno possiamo mettere il nostro granello nell’oscillazione della clessidra dei rapporti di forza, non farlo lascia campo libero ai prepotenti di establishment. Se abbiamo il privilegio impagabile che la lotta-per-la-democrazia non avvenga a rischio della vita o della tortura e neppure del carcere, che vogliamo di più? Oltretutto l’impegno dell’azione e la passione civile possono costituire una gioia straordinaria, solo chi non l’ha provata può non saperlo.
Il cittadino è il dissidente in servizio permanente effettivo che tutti noi possiamo essere. Per la democrazia, a essere realisti, vale un solo principio: finché c’è lotta, c’è speranza. Anzi: solo finché c’è lotta, c’è speranza.»