Diario
by Anne Frank
(*)(*)(*)(*)(*)(14,361)
Il "Diario" della ragazzina ebrea che a tredici anni racconta gli orrori del Nazismo torna in una nuova edizione integrale, curata da Otto Frank e Mirjam Pressler, e nella versione italiana da Frediano Sessi, con la traduzione di Laura Pignatti e la prefazione dell'edizione del 1964 di Natalia Ginzb... More

Noodles's Review

NoodlesNoodles wrote a review
01
(*)(*)(*)(*)( )
noodlesjournal.wordpress.com/2009/10/13/diario-anne-frank

La lettura del Diario di Anne crea un classico rapporto di prospettiva. Come per molte opere private o comunque autobiografiche pubblicate postume il lettore si trova in una posizione di superiorità rispetto al narratore. Così, le pagine più felici, quelle più animate dalla speranza per il futuro divengono, loro malgrado, quelle più tristi per il lettore che sa che quel futuro non ci sarà. La Anne che emerge è una scrittrice molto dotata (in assoluto, e non solo in relazione alla sua giovane età) e soprattutto un’osservatrice sopraffina. Nel diario dei campi di concentramento non c’è traccia; c’è una prigionia forzata che dopo un po’ diventa abitudine. L’orrore è solo un’ipotesi, il ricordo di amici scomparsi che diventa insopportabile – per il lettore – quando è costretto ad assistere, impotente, all’incoscienza di una ragazzina che fa progetti per il dopoguerra e ringrazia Dio di averla risparmiata!
Faccio fatica a leggere libri, a vedere documentari o film sul nazismo, come se il cervello si rifiutasse di pensare che l’uomo possa cadere così in basso, attuando un genocidio con l’orrore della metodicità. Primo Levi scriveva che il peccato più grave dei nazisti non stava “tanto” nell’uccidere milioni di ebrei, ma di pretendere – prima ancora – di privarli della loro stessa umanità. E il fatto è che ancora oggi la storia si ripete.
L’edizione Einaudi riporta in appendice documenti storici sul destino dei Frank (oltre che un interessante saggio filologico sui “Diari” e sulla ricostruzione editoriale-autoriale dell’originale, o meglio degli originali), una pagina di storia privata e universale, di un destino purtroppo funesto.
NoodlesNoodles wrote a review
01
(*)(*)(*)(*)( )
noodlesjournal.wordpress.com/2009/10/13/diario-anne-frank

La lettura del Diario di Anne crea un classico rapporto di prospettiva. Come per molte opere private o comunque autobiografiche pubblicate postume il lettore si trova in una posizione di superiorità rispetto al narratore. Così, le pagine più felici, quelle più animate dalla speranza per il futuro divengono, loro malgrado, quelle più tristi per il lettore che sa che quel futuro non ci sarà. La Anne che emerge è una scrittrice molto dotata (in assoluto, e non solo in relazione alla sua giovane età) e soprattutto un’osservatrice sopraffina. Nel diario dei campi di concentramento non c’è traccia; c’è una prigionia forzata che dopo un po’ diventa abitudine. L’orrore è solo un’ipotesi, il ricordo di amici scomparsi che diventa insopportabile – per il lettore – quando è costretto ad assistere, impotente, all’incoscienza di una ragazzina che fa progetti per il dopoguerra e ringrazia Dio di averla risparmiata!
Faccio fatica a leggere libri, a vedere documentari o film sul nazismo, come se il cervello si rifiutasse di pensare che l’uomo possa cadere così in basso, attuando un genocidio con l’orrore della metodicità. Primo Levi scriveva che il peccato più grave dei nazisti non stava “tanto” nell’uccidere milioni di ebrei, ma di pretendere – prima ancora – di privarli della loro stessa umanità. E il fatto è che ancora oggi la storia si ripete.
L’edizione Einaudi riporta in appendice documenti storici sul destino dei Frank (oltre che un interessante saggio filologico sui “Diari” e sulla ricostruzione editoriale-autoriale dell’originale, o meglio degli originali), una pagina di storia privata e universale, di un destino purtroppo funesto.