Diario
by Anne Frank
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Il "Diario" della ragazzina ebrea che a tredici anni racconta gli orrori del Nazismo torna in una nuova edizione integrale, curata da Otto Frank e Mirjam Pressler, e nella versione italiana da Frediano Sessi, con la traduzione di Laura Pignatti e la prefazione dell'edizione del 1964 di Natalia Ginzburg. Frediano Sessi ricostruisce in appendice gli ultimi mesi della vita di Anna e della sorella Margot, sulla base delle testimonianze e documenti raccolti in questi anni.

Alex-Noir's Review

Alex-NoirAlex-Noir wrote a review
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Ne avevo letto solo qualche brano estratto dal diario, in età scolastica. Credo che sia una specie di must alle scuole medie. Però non avevo mai affrontato la lettura del libro intero, ed ho deciso di dedicarmici per colmare questa lacuna.

A lettura ultimata posso dire che è un importantissimo e prezioso documento dal punto di vista storico, perché permette di osservare il dramma umano di dover vivere segregati per due anni in un retrobottega per sfuggire alle deportazioni naziste e lo fa non col tono didascalico dello storico ma tramite gli occhi di una ragazza 15enne che vive la sua adolescenza in questa condizione.
Il diario risulta così un mix tra racconto diretto della situazione paradossale ed inumana che le due famiglie rifugiate vissero (la fuga improvvisa dalla propria casa, l'arrivo nell'angusto rifugio, la familiarizzazione forzata con degli estranei, la fame, le scarse condizioni igieniche, le paure delle bombe, la reclusione infinita, il terrore della deportazione...) il tutto unito alle impressioni di una giovane ragazza, alla sua quotidianità, ai suoi rapporti coi genitori, i suoi sogni, il suo crescere internamente ed esternamente, fino ai suoi primi amori.
Non mi sorprende che sia stato scelto per anni come caposaldo della narrazione della Shoah ai ragazzi delle scuole medie, perché in effetti è un documento incredibile ed unico.

Ancora oggi, anche leggendolo in età più matura, posso dire che il racconto delle condizioni di vita dei rifugiati, dal punto di vista di Anne, risulta ancora molto forte, quasi surreale nella sua assurdità (mi è venuto da riflettere che noi ci siamo lamentati in questo 2020 per un paio di mesi di lockdown... una barzelletta rispetto a quanto hanno vissuto le persone narrate nel Diario).
Purtroppo fanno un po' meno effetto i racconti personali di Anne, forse perché il gap di età fa sentire più lontane certe palpitazioni adolescenziali, forse perché lo stile è comunque quello di una ragazzina, e il gusto della narrazione è anni '40. In ogni caso aiuta anche quello la lettura perché probabilmente un racconto solo di atrocità di guerra sarebbe stato molto pesante.

In conclusione, molto apprezzabile come documento storico, come stile risente un po' di quanto su detto. Sicuramente non una lettura leggera o di svago.

[Nota: letto in versione audiolibro, dal programma Ad Alta Voce Rai Radio3, letto da Daria Deflorian]
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Ne avevo letto solo qualche brano estratto dal diario, in età scolastica. Credo che sia una specie di must alle scuole medie. Però non avevo mai affrontato la lettura del libro intero, ed ho deciso di dedicarmici per colmare questa lacuna.

A lettura ultimata posso dire che è un importantissimo e prezioso documento dal punto di vista storico, perché permette di osservare il dramma umano di dover vivere segregati per due anni in un retrobottega per sfuggire alle deportazioni naziste e lo fa non col tono didascalico dello storico ma tramite gli occhi di una ragazza 15enne che vive la sua adolescenza in questa condizione.
Il diario risulta così un mix tra racconto diretto della situazione paradossale ed inumana che le due famiglie rifugiate vissero (la fuga improvvisa dalla propria casa, l'arrivo nell'angusto rifugio, la familiarizzazione forzata con degli estranei, la fame, le scarse condizioni igieniche, le paure delle bombe, la reclusione infinita, il terrore della deportazione...) il tutto unito alle impressioni di una giovane ragazza, alla sua quotidianità, ai suoi rapporti coi genitori, i suoi sogni, il suo crescere internamente ed esternamente, fino ai suoi primi amori.
Non mi sorprende che sia stato scelto per anni come caposaldo della narrazione della Shoah ai ragazzi delle scuole medie, perché in effetti è un documento incredibile ed unico.

Ancora oggi, anche leggendolo in età più matura, posso dire che il racconto delle condizioni di vita dei rifugiati, dal punto di vista di Anne, risulta ancora molto forte, quasi surreale nella sua assurdità (mi è venuto da riflettere che noi ci siamo lamentati in questo 2020 per un paio di mesi di lockdown... una barzelletta rispetto a quanto hanno vissuto le persone narrate nel Diario).
Purtroppo fanno un po' meno effetto i racconti personali di Anne, forse perché il gap di età fa sentire più lontane certe palpitazioni adolescenziali, forse perché lo stile è comunque quello di una ragazzina, e il gusto della narrazione è anni '40. In ogni caso aiuta anche quello la lettura perché probabilmente un racconto solo di atrocità di guerra sarebbe stato molto pesante.

In conclusione, molto apprezzabile come documento storico, come stile risente un po' di quanto su detto. Sicuramente non una lettura leggera o di svago.

[Nota: letto in versione audiolibro, dal programma Ad Alta Voce Rai Radio3, letto da Daria Deflorian]