Dissipatio H.G.
by Guido Morselli
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Samuele AltomareSamuele Altomare wrote a review
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Metafisica di Un Suicidio

Conosciamo tanti artisti che in vita ebbero riscontri infimi e che solo dopo la morte incominciarono ad ottenere successo. Tra questi rinnegati dal proprio tempo il bolognese Guido Morselli è stato uno dei casi più proverbiali e perseguitati dall'ironia del destino. Rifiutato per trent'anni da molteplici editori tra cui Italo Calvino, scrisse diversi libri che non furono mai pubblicati mentre era in vita, salvo due saggi. Per uno scherzo del destino, le sue prime pubblicazioni postume arrivarono già a partire da un anno dopo la sua morte, avvenuta per suicidio all’ età di 61 anni, fu Vittorio Sereni a mediare per la meritata pubblicazione con Adelphi e gli scritti ebbero subito buoni risultati critici. Quando nella divulgazione si parla di un autore, è molto comune parlare delle modalità del suo decesso per tenere attaccati i lettori o ascoltatori, anche quando queste circostanze c’entrano poco con i contenuti artistici e concettuali dell’artista; ma Morselli è uno di quei casi in cui non si può fare a meno di parlarne perché Dissipatio H.G, da molti considerato il suo capolavoro, è come un trattato di metafisica sulla sua scelta finale.


La trama è di per sé abbastanza semplice, un protagonista autobiografico decide di suicidarsi e, invece di dissolversi nell’oblio o di incontrare gli angeli finisce in un mondo che è uguale al nostro, ad eccezione della scomparsa di tutti gli esseri umani, volatilizzati in circostanze ignote. Non rimangono dunque nient’altro che il protagonista con tutte le altre forme di vita, con tutti gli oggetti ed edifici che sono stati lasciati dall’ umanità; in sostanza il contesto è post-apocalittico e buona parte del romanzo è formato dai pensieri di un protagonista che si chiede le ragioni di questo sfasamento della realtà, pensando al passato e cercando di passare il tempo con quel che rimane del mondo.


Per il protagonista la vita “terrena” era in realtà morte interiore e questa solitudine è invece qualcosa di stimolante. Se contiamo che gli animali non possono avere una percezione concettuale del mondo, ci ritroviamo in una situazione paradossale, dove noi abbiamo una grande complessità di opinioni sulla vita: alcuni dicono che il mondo fa schifo, altri dicono che la vita è bella, ma nel piano esistenziale di Morselli c’è solo una persona a percepire la sua realtà e il verdetto è di una gioia nichilista. La soggettività del sopravvissuto diventa ciò che di più simile c’è alla verità perché, come direbbe Berkeley, “l’essere è percezione”.


Mentre leggiamo le speculazioni del protagonista sulla sua nuova realtà apprendiamo il legame tra il suo carattere e il suicidio con la natura del suo aldilà, come se questo fosse la proiezione espressionista della sua misantropia e del suo solipsismo.


Tramite le molteplici digressioni che assottigliano i confini tra narrativa e saggistica, Morselli spinge la componente speculativa che è propria del fantastico alla sua accezione più letterale e tutte le riflessioni che si interscambiano nel romanzo forniscono ipotesi tramite il linguaggio fantascientifico, come l’inquinamento antropico che causa la scomparsa dell’ umanità, oppure con il linguaggio filosofico, per la ripresa della fenomenologia dello spirito di Hegel e, ovviamente, tramite il linguaggio spirituale, che richiama all’ apocalisse o ad un prescelto come fulcro di un’eternità poco ortodossa quale è quella di Dissipatio Humani Generis.


Da un punto di vista romantico, noi possiamo immaginare l’aldilà di Guido Morselli come un mondo che Morselli si era preparato per la sua evasione nella trascendenza, come un architetto etrusco che costruisce la propria tomba monumentale con tutti i suoi effetti personali e, infatti, lo scrittore bolognese ci ha lasciati pochi mesi dopo il completamento del romanzo. Non ci è dato sapere quanto esattamente Morselli sentisse proprie le idee esposte nel libro e quanto fosse di interesse meramente letterario, ma per la sua profondità e per il suo fascino autobiografico Dissipatio H.G è stato capace di trasfigurare la morte del suo autore in arte, sommando al suo tragico valore esistenziale un valore atemporale e aspaziale come è tipico dei classici.