Divorare il cielo
by Paolo Giordano
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Versione integrale
2 compact disc .mp3 (13 h 50 min)
Edizione cartacea: Einaudi

Quei tre ragazzi che si tuffano in piscina, nudi, di nascosto, entrano come un vento nella vita di Teresa. Sono poco più che bambini, hanno corpi e desideri incontrollati e puri, proprio come lei. I
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Ramón RojoRamón Rojo wrote a review
22
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Credo che uno dei problemi della letteratura italiana, come anche del cinema italiano, sia che la forma non sia il contenuto. E invece dovrebbe esserlo. “Romanzo potente e generoso”, tuona la quarta di copertina dell’edizione tascabile Einaudi Super ET. Se tralasciamo la trama, che sembra essere un frullato di luoghi comuni e moduli narrativi ormai di moda nelle lettere italiane, basta solo concentrarsi sulla forma per comprendere come anche Giordano sia lontano dall’idea di letteratura come forma di rappresentazione del pensiero, articolazione narrativa di “altro”. L’incipit, ovvero «Li vidi bagnarsi in piscina, di notte. Erano in tre ed erano molto giovani, poco più che bambini, come allora ero anch’io», fa pensare di trovarci all’inizio di una intrigante storia di iniziazione, quindi formazione, con tutto ciò che ne consegue, compreso il tema caldo del corpo. Infatti, poco più avanti: «[…] Uno dei ragazzi si mise a fare il morto al centro della piscina. Sentii bruciare la gola alla vista improvvisa della sua nudità […]». Sembra che la strada imboccata dall’autore sia quella di una scoperta almeno in parte sessuale, comunque fisica, carnale, adolescente. Invece, niente di tutto questo e anche quando si avventura nel racconto di atti sessuali utilizza un linguaggio allusivo – e fin qui nulla di male – ma purtroppo posticcio e pudico, tanto da risultare ridicolo in bocca a un ragazzo poco più che adolescente: «La paura ci aveva eccitati», al posto di un più reale “ce l’avevamo duro”. Poco dopo: «[…] La sua eccitazione era svelata senza pietà dal sole a picco». Era così impossibile scrivere “erezione” al poso di “eccitazione”? E ancora, poco più avanti: «[…] Ero terrorizzato quando strinsi quella parte proibita di lui […]». Il pisello duro di un ragazzo, ora, nel racconto di un coetaneo è “la parte proibita di lui”. E questo è il “coraggioso” linguaggio della parte più audace del romanzo, la prima.

A conferma di una totale asincronia di voci è sempre il linguaggio. L’autore conferisce alla protagonista l’onere del racconto. Quest’ultima lo passa in due occasioni a un altro personaggio, maschile stavolta, che si lancia nei racconti più intimi e meglio riusciti del romanzo, anche perché la loro lunghezza e unità narrativa li rende quasi dei romanzi autonomi, ma il problema è sempre il linguaggio: questo personaggio non solo non parla come parlerebbe un ragazzo della stessa età e condizione sociale, ma parla esattamente come la voce narrante principale, ovvero la protagonista. Quindi, a parlare, è sempre l’autore che fa l’autore e non lascia parlare il personaggio. L’identità affiora dal linguaggio oltre che dalle azioni, dei personaggi come delle persone reali, ma Giordano non se ne cura. Avrebbe dovuto ripassare Grande Sertão di João Guimarães Rosa e intendere come un personaggio racconta di altri personaggi mantenendo la propria voce e al tempo stesso lasciando emergere l’identità, la storia, il mondo di quei personaggi.

Successivamente, con la fine della prima parte e con l’inizio della seconda il romanzo comincia a girare su se stesso, frullando fin troppi temi e sviluppando fin troppe linee narrative nel tentativo di conferire alla propria storia lo status di opera-mondo o di classico generazionale. L’intreccio si complica, le voci pure – ma almeno ci siamo abituati e non ci facciamo più caso – e sembra che l’autore non sabbia più gestire il materiale narrativo partorito. Come un treno fuori controllo il romanzo attraversa territori diversi senza fermarsi, snocciolando colpi di scena e rivelazioni inaspettate che, sempre con i limiti della scrittura dell’autore, hanno comunque il pregio di interessare il lettore, almeno nella misura di una semplice comprensione di prima lettura del romanzo, senza dover approfondire e leggere tra le righe quel qualcosa di “altro” che è il famoso ampio respiro di un classico.

La comune di invasati religiosi in cui crescono i tre ragazzi protagonisti, che crescendo diventano dei fanatici alternativi alla stregua dei più insipidi anti-sistema per moda, tutto biologico e no a questo e no a quello, insieme all’avventura ucraina dell’inseminazione artificiale, all’ecoterrorismo che innerva tutta la parte finale, alle scaramucce amore che intrecciano diversi personaggi lungo l’arco di tutto il  romanzo e un finale thrilling con tanto di delitto e di una verità da scoprire e un uomo da salvare in Islanda, sono tutti blocchi narrativi in cui non si articola con successo nessun tema e i motivi con cui l’autore tende a reggere i moduli narrativi sono semplici, troppo semplici per un intreccio così erroneamente complicato.

Forse, se Giordano si fosse limitato alla prima parte del romanzo, magari approfondendo con coraggio i vari temi solo abbozzati e scandagliando i fondali più intimi dell’oceano adolescente, forse, ripeto “forse”, ci saremmo trovati di fronte a un buon romanzo.

Cristina & VittorioCristina & Vittorio wrote a review
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Spoiler Alert
Francesca RFrancesca R wrote a review
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Spoiler Alert
La verità sulle persone non è e non potrà mai essere completa perché “Non si finisce mai di conoscere qualcuno... Sarebbe meglio non iniziare affatto”.
Tutto il romanzo ruota attorno a Bern che impariamo a conoscere attraverso gli occhi e i racconti di Teresa e Tommaso. Iniziamo a scoprire poco alla volta tutte le sfumature di questa complessa personalità. Crediamo di inquadrare Bern e gli attribuiamo etichette: un ragazzo istruito ma non scolarizzato, inquieto e ardente, anarchico e vitale, amante della Terra e della natura, capace di scelte estreme ma a volte contraddittorie. Ci sono momenti in cui sceglie di vivere su un albero, come il barone rampante di Italo Calvino, libro da lui amato. Prova ad essere fedele alle sue scelte ma in qualche modo ne risulta soggiogato. Sostenitore convinto del ciclo della vita per la Terra si trova poi scegliere un processo tutt’altro che naturale per la sua stessa vita, la ricerca di un figlio con la fecondazione assistita eterologa. Ma non è tutto qui. Bern non conosce limiti e sprona tutti a superarli con la sua inquietudine, con la sua fame ed energia, perché le esperienze vanno inghiottite, divorate pienamente, nonostante le disillusioni che la vita in qualche modo ti riserva.
Chi ha definito questo romanzo banale si è fermato solo alla superficie o alla trama in sé. Perché oltre a trattare dei temi più disparati (amicizia, amore, rispetto per la Terra, problema della Xylella, fecondazione eterologa, Antropocene!!!!) riesce a catturare delicatamente il lettore che quasi percepisce gli stati d’animo dei protagonisti.
Paolo Giordano è un cesellatore.