Don Chisciotte della Mancia
by Miguel de Cervantes
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"Qui vivono maestro Nicola, barbiere, e Pietro Pérez, curato, don Chisciotte e Sancio Panza, Ronzinante e Dulcinea del Toboso, il baccelliere Sansone Carrasco e Ginesio di Passamonte, l'arguta Dorotea e don Fernando, qui c'è la grotta di Montesinos e c'è Cervantes fra mille avventure e luoghi fantastici, poi ci sei tu, lettore, primo personaggio del libro, tu che in queste terre di pagine e parole, appena entri, prendi il nome di Alonso Quijano:" (Gian Luca Favetto".

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Jessica Jessica wrote a review
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FranS_82FranS_82 wrote a review
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Giordano BrunoGiordano Bruno wrote a review
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Dopo 7 anni una seconda lettura ci voleva
Come ho già scritto, la prima volta che ho letto questo corposo romanzone, era l'estate del 2014, mi sembrava di aver letto per 1200 pagine le sceme avventure di Scemo e Più Scemo. Rileggendolo ora, forse perché sapevo cosa aspettarmi, sono riuscito ad apprezzarlo molto di più e, lo ammetto, anche ad affezionarmi ai personaggi, nonché alle loro divertenti e assurde peripezie che mi hanno tenuto compagnia in questa estate 2021. Mi mancheranno. Per quanto imperfetto (le sviste, le incongruenze e gli errori di Cervantes non si contano, purtroppo), stiamo parlando di un romanzo straordinariamente moderno, specialmente quando pensiamo che è stato scritto più di 400 anni fa. Certo, ci fosse stato dietro anche un bel lavoro di editing, sarebbe stato ancora meglio, ma la questione non è questa. La sua imperfezione fa a suo modo parte del suo bello. Leggendo il "Don Chisciotte" sembra che il mondo in 400 anni non sia poi cambiato così tanto. Nonostante la lunghezza, è un libro "leggero" cioè spassoso, non pesante, giusto molto lungo e, semmai, ridondante e ripetitivo (alcune affermazioni e/o concetti sono ripetuti in quasi tutti i capitoli). Poteva essere lungo la metà? Forse, ma leggendo la seconda parte, pubblicata nel 1615, 10 anni dopo la prima, molte cose vanno al loro posto e il gran finale che ci riserva Cervantes è proprio quello che ci vuole (della serie "diffidate delle imitazioni"! Leggere il libro per capire). Nella prima parte forse c'è qualche lungaggine di troppo e nella seconda le sensazioni di "già letto" sono diverse, ciononostante non mi sono stancato questa volta e non escludo, in futuro di leggerlo una terza volta per passare ancora una buona manciata di ore in compagnia di Sancio, Chisciotte e le loro bizzarre avventure.
Veniamo alle edizioni: davvero eccellente l'apparato critico dell'edizione Meridiani Mondadori, ma la traduzione di Ferdinando Carlesi è molto datata (1933!) e, per quanto bella, ho preferito continuare su altre traduzioni. Ottimo l'apparato critico anche di Newton Compton che a un prezzo veramente stracciato offre un'edizione curatissima, una traduzione recente e moderna con tante note e spiegazioni. Peccato solo per la stampa: carattere piccolo, carta non certo di qualità e copertina... lasciamo stare. Però la consiglio vivamente. Ho apprezzato molto anche la traduzione di Vincenzo La Gioia pubblicata da Frassinelli e, ahimè, purtroppo non più in commercio: moderna, chiara e scorrevole, con poche note (solo quelle essenziali perché già il tipo di traduzione fa in modo che non si debbano dare troppe spiegazioni) a interrompere la lettura. Consigliata. Complessivamente parlando però, l'edizione che forse ho preferito è quella di Einaudi: traduzione di Vittorio Bodini non proprio fra le più recenti (1958, credo), ma in un bell'italiano poetico e musicale, direi perfetto per l'opera in questione, scorre che è una bellezza, a parte solo qualche termine desueto e frase che oggi non suona immediata. Il tutto è corredato da un bell'apparato di note, non ricco come quello della Newton, ma poco ci manca. Consigliata anche questa, naturalmente, anzi, direi che con una di queste tre edizioni cadete sicuramente in piedi.
Ciliegina sulla torta: se riuscite, guardatevi il film "L'uomo che uccise Don Chisciotte", il film di Terry Gilliam con Adam Driver e Jonathan Price.
AngelinaAngelina wrote a review
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Il dolce sonno dei pazzi
Di fronte alle finestre della mia cucina, rivolte a est, si stende un vasto campo erboso alla fine del quale vibra il verde argentato di un boschetto di platani e ontani. È laggiù che stamane, al sorgere del sole, si stagliavano le figure di Don Chisciotte e del suo compagno Sancho Panza.
Erano controluce, simili a quelle disegnate da Picasso, i corpi frantumati e trafitti dai raggi sgorganti attraverso le fronde degli alberi. Li ho riconosciuti immediatamente.
Capita che il cavaliere dalla trista figura mi faccia visita ogni tanto. Come per tutti gli eroi, il suo aspetto ha del comico e del tragico, ma il riconoscimento va oltre l'apparenza. Se a volte i due avventurieri tornano come pennellate di inchiostro, incerte e sapienti, altre compaiono come nebbiolina, altre ancora come immagini ben delineate e reali.
È questo il momento di rileggere il libro, il richiamo irresistibile. Cervantes era già vecchio quando consegnò alla stampa il suo capolavoro, ne aveva passate molte ed era indebitato e solo. La necessità spinge alla creazione ed è raro che chi scrive possa farlo bene se è felice e ben pasciuto.
Don Chisciotte è un combattente che ha perso in partenza. Lottare contro i mulini a vento della stupidità umana è un'impresa disperata. Eppure non c'è resa senza disonore.
Sfilo dagli scaffali della libreria una delle tante edizioni del romanzo (mi sembra riduttivo chiamarlo così) e mi accingo a leggere. Prima mi sono lavata, pettinata e vestita a festa come faceva, a suo tempo, l'ambiguo Machiavelli.
Intanto il sole si è alzato, le figurine sono scomparse in un tripudio di verde. Mi aspettano, immortali, fra le pagine. Un buon modo per iniziare la settimana.
_chiarapanda__chiarapanda_ wrote a review
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Un'allegra storia triste.
Ritornando indietro nel tempo, all’epoca dei cavalieri erranti e delle dame in pericolo, Cervantes ci narra la storia di quello che adesso verrebbe considerato perlopiù un mentecatto con le allucinazioni. Don Chisciotte è un uomo che si è immedesimato talmente tanto nei suoi libri cavallereschi che si è letteralmente fumato il cervello: vede giganti lì dove non ci sono, va errando lì dove farebbe meglio a starsene a casa, e crea casini lì dove crede di averne appena risolti. Don Chisciotte è semplicemente un 'romantico' nato nell’epoca sbagliata – come molti di noi – con la differenza che lui quell’epoca la vuole rivivere a tutti i costi e quindi decide di darsi al vagabondaggio in cerca di avventure epiche da vivere, dame da salvare, e glorie da conquistare. Traduzione: le prende da chiunque, viene deriso ovunque e si aggira conciato per le feste e con la coda fra le gambe su un ronzino abbacchiato e malmesso. A seguirlo e a sostenerlo nelle peripezie per le lande spagnole, Sancio Panza, diventato suo scudiero e uomo ben più pragmatico di Don Chisciotte ma, a suo modo, altrettanto credulone e a tratti babbeo. Sancio lascia moglie, figli e casa perché spera in una ricompensa che non arriverà mai (e che col senno di poi avrebbe fatto meglio a non cercare): Don Chisciotte gli ha raccontato quali e quante ricchezze attendono gli scudieri dei cavalieri che ce l’hanno fatta. Ricompense in termini di castelli da custodire, governi da gestire, isolotti da comandare. E Sancio Panza, spinto da un’accesa avidità e da un grande amore per la pecunia, si lascia abbindolare da queste grandi promesse, nonostante sia il primo a riconoscere la pazzia del suo padrone. Una coppia, insomma, alla “Scemo e più scemo”, dove spesso e volentieri non si capisce bene se ci fanno o se ci sono per davvero.

Don Chisciotte è stato pubblicato in due volumi, a distanza di 10 anni l’uno dall’altro.
L’inizio del racconto, che vede la nascita del nostro personaggio e il principio di queste bizzarre avventure, è davvero esilarante. Questa è una comicità genuina, fatta di paradossi, equivoci, farse e malintesi, ma che sa essere al contempo ironica, sarcastica e decisamente controtempo. Tuttavia, mentre nel primo volume viviamo con ilarità e leggerezza le avventure del nostro cavaliere errante, nel secondo l’atmosfera si fa più pesante: le risate si fanno amare, le derisioni diventano più grevi e il motteggio lascia spazio a tanta compassione e a una profonda pena.

Con Don Chisciotte, Cervantes dà sfoggio di tutte le sue abilità letterarie: il romanzo raccoglie in sé diverse tipologie di narrazione e di tematiche narrative. Abbiamo il racconto, nella fattispecie a tema cavalleresco (tanto ridicolizzato da Cervantes ma sul quale mostra una vasta conoscenza), la novella, la poesia, (lunghissimi) monologhi, poemi, richiami storici e chi più ne ha ne metta. Penna eccellente ma che alla lunga sfinisce. Il racconto infatti si appesantisce, si dilunga tanto e spesso e volentieri si ripete. Rileggiamo infatti le stesse avventure, assistiamo a scene già viste e veniamo un po’ bombardati da storie che si incastrato in altre storie che si concatenano ad altre storie ancora, tant’è che poi inizi a non vedere più la luce alla fine del tunnel. Lo stesso Cervantes discuterà nel secondo volume le scelte narrative adottate nel primo libro e in un certo senso promette di favorire una narrazione più lineare e incentrata sui soli fatti che riguardo i nostri due protagonisti.

Dal canto mio, neppure la mia di lettura del Don Chisciotte è stata lineare perché ho fatto un vero e proprio miscuglio di edizioni e tipologie di lettura: ho affrontato parallelamente la versione cartacea edita Crescere Edizioni, l’e-book edito Einaudi e ho ascoltato l’audiolibro interpretato da Claudio Carini. Soprattutto con i grandi classici – ancor di più se particolarmente datati - la scelta dell’edizione gioca un ruolo essenziale. E mai come con questo libro tale opinione si sia rivelata più vera. Volendo infatti già comparare le due versioni cartacee ho notato che la prima (Crescere Edizioni) presenta una traduzione che risente i suoi anni, molto più arzigogolata (e ahimè ricca di errori di punteggiatura e ortografia!), ma dai tratti molto pacati. L’edizione Einaudi, invece, è estremamente più fresca ed attuale, presenta una resa molto più frizzante, spinta e dai toni decisamente più accesi.
La scelta di dedicarmi all’audiolibro è invece piuttosto pratica: ho notato che traggo beneficio dagli audiobook soprattutto quando affronto libri portentosi, come possono esserlo Don Chisciotte, Il conte di Montecristo, ecc. Uno, perché comunque riesco a leggere nei ritagli di tempo più assurdi (viaggio in moto, mentre preparo la cena, ecc.) e due, perché incalza la lettura lì dove questa sembra un po’ impantanarsi.

Per maggiori approfondimenti suggerisco vivamente di leggere l’articolo di Piero Dorfles pubblicato su IlLibrario (
illibraio.it/news/dautore/don-chisciotte-dorfles-cervantes-329886), un punto di vista decisamente illuminante e un’analisi davvero ben costruita.
MariomarinaioMariomarinaio wrote a review
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