Dossier Brimstone
by Douglas Preston, Lincoln Child
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L'ultima notte della sua vita, il critico d'arte Jeremy Grove invita a cena letre persone che più lo odiano al mondo. Il mattino seguente viene trovato arsovivo in una camera chiusa dall'interno. L'indagine riunisce una delle piùformidabili équipe investigative di tutti i tempi:... More

Annalisa (su anobii che peggiora ogni volta che cambia)'s Review

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Ma perché no?
Ormai la cavalcata prosegue senza sosta, anche se:
- l’ombroso Pendergast è entrato in una cabina telefonica e ne è uscito con un costume da supereroe, superinvestigatore, superesperto; super, insomma. Se non mi fosse così simpatico dai romanzi precedenti, lo avrei già schiaffeggiato (sto aspettando che tiri fuori da un orecchio un chiavistello con corda di nylon incorporata grazie alla quale fuggire dalla Torre del Mangia - caso mai nel suo giro capitasse anche lì-);
- dopo i mostri, le alghe drogate, il siero di lunga vita e compagnia bella (dei romanzi precedenti), mancava giusto un 75% di pagine dove il soprannaturale risulta vivo e lotta in mezzo a New York;
- il pallido Pendergast deve avere almeno centotrentun anni, ottantasette dei quali passati a studiare ogni e qualsivoglia disciplina umanistico-scientifica dell’universo; e in più se le ricorda tutte.
Ma, dicevo, continuo a leggere, anche perché:
- D'Agosta è un gran bel personaggio, e a parte il fatto che parla napoletano credendo di parlare italiano, è un personaggio normale, con delle storie alle spalle e delle storie davanti;
- la storia (minima) parallela del predicatore è bella;
- dopo il 75% di cui sopra ci permettono di tirare un respiro e dire: ah, ecco, lo sapevo che non poteva essere così come sembrava;
- voglio vedere che cosa succede con la Hayard;
- in questo romanzo largo spazio al diavolo ma anche largo spazio all’Italia;
- ho finalmente saputo e memorizzato il nome del filiforme Pendergast;
- mi sono talmente abituata ai due furbacchioni di autori che ho già raccolto i sassolini delle prossime storie.
In leggerezza (e atrocità) si continua.

(se ho dato due stelle ad Hunger Games, qui devo ricorrere alle tre)
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Ma perché no?
Ormai la cavalcata prosegue senza sosta, anche se:
- l’ombroso Pendergast è entrato in una cabina telefonica e ne è uscito con un costume da supereroe, superinvestigatore, superesperto; super, insomma. Se non mi fosse così simpatico dai romanzi precedenti, lo avrei già schiaffeggiato (sto aspettando che tiri fuori da un orecchio un chiavistello con corda di nylon incorporata grazie alla quale fuggire dalla Torre del Mangia - caso mai nel suo giro capitasse anche lì-);
- dopo i mostri, le alghe drogate, il siero di lunga vita e compagnia bella (dei romanzi precedenti), mancava giusto un 75% di pagine dove il soprannaturale risulta vivo e lotta in mezzo a New York;
- il pallido Pendergast deve avere almeno centotrentun anni, ottantasette dei quali passati a studiare ogni e qualsivoglia disciplina umanistico-scientifica dell’universo; e in più se le ricorda tutte.
Ma, dicevo, continuo a leggere, anche perché:
- D'Agosta è un gran bel personaggio, e a parte il fatto che parla napoletano credendo di parlare italiano, è un personaggio normale, con delle storie alle spalle e delle storie davanti;
- la storia (minima) parallela del predicatore è bella;
- dopo il 75% di cui sopra ci permettono di tirare un respiro e dire: ah, ecco, lo sapevo che non poteva essere così come sembrava;
- voglio vedere che cosa succede con la Hayard;
- in questo romanzo largo spazio al diavolo ma anche largo spazio all’Italia;
- ho finalmente saputo e memorizzato il nome del filiforme Pendergast;
- mi sono talmente abituata ai due furbacchioni di autori che ho già raccolto i sassolini delle prossime storie.
In leggerezza (e atrocità) si continua.

(se ho dato due stelle ad Hunger Games, qui devo ricorrere alle tre)