Due vite
by Emanuele Trevi
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Proposto da Francesco Piccolo per il premio Strega 2021.
«Due vite è la storia di tre amici: Emanuele Trevi che racconta Rocco Carbone e Pia Pera, due scrittori scomparsi troppo giovani. Racconta delle sconfitte e delle euforie, dei litigi e dei gesti indimenticabili, delle notti romane; e parla del dolore di averli persi. Questo libro è il modo di tenerli vicini, anche se il tempo che passa cerca di allontanarli. Le storie, la memoria, la riflessione, le divagazioni e la distrazione – sono tutte caratteristiche della scrittura di Trevi, e della sua capacità di tirarci dentro un tempo e un luogo che non pensavamo ci riguardasse così tanto.
Due vite di Emanuele Trevi è un libro capace di trasformare l’intimità e la malinconia in letteratura, rendendole universali a avvicinandole alle vite di tutti. Ed è un libro che non assomiglia a nessun altro. Per questo lo candido con entusiasmo al premio.»

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Diego BarberaDiego Barbera wrote a review
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Due ore da investire
Si può immaginare un lavoro colossale per esplorare due intere esistenze, ma non è affatto lo scopo di Due Vite, che infatti si concentra a raccontare il rapporto tra l’autore e due tra i suoi più cari amici (e colleghi) come Pia Pera e Rocco Carbone, entrambi scomparsi prematuramente.

Mi sono approcciato a questa lettura senza eccessive aspettative, ma sono bastate poche pagine per sentirmi a proprio agio in questa prosa elegante senza essere troppo artefatta, con un largo uso di elenchi di momenti e di esperienze, che risultano efficaci per riassumere anni interi in poche pagine, attraverso poche, necessarie e essenziali pennellate. Dopo un inizio in cui le due vite – anzi, le tre vite, compresa quella dell’autore – condividono gli stessi paragrafi, il libro prosegue in buona sostanza a capitoli alternati, passando dai giorni più felici a quelli più difficili, fino ai due epiloghi.

Rocco scompare all’improvviso, a seguito di un incidente in moto, mentre stava lavorando a un romanzo poi uscito postumo (Per il tuo bene, Mondadori, 2009) proprio grazie all’intervento di Trevi. La morte di Pia è meno repentina e, per questo, più dolorosa con la comparsa della sclerosi laterale amiotrofica sublimata ne Al giardino ancora non l’ho detto (Ponte alle Grazie, 2016) emblema dell’ultima stagione della scrittrice, votata alla passione per botanica e giardinaggio. Ma non c’è solo tristezza e struggimento, anzi al contrario le parole di Trevi si muovono delicate fino anche a toccare registri più spensierati e divertenti. 144 pagine preziose e una dimostrazione di come sia possibile, anzi necessario, muoversi in modo equilibrato tra i vari stati d’animo; qualcosa che manca a tanti romanzi.

Credo che Due vite inviterà molti lettori ad approfondire su Pia Peri e Rocco Carbone, di sicuro io lo farò. Consiglio vivamente di spendere due ore per leggere questo libro.

Recensione completa su
naufragar.it/2022/01/17/recensione-due-vite-di-emanuele-trevi-vincitore-premio-strega-2021/#more-245
∫Nekhbet∫Nekhbet wrote a review
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Pia e Rocco
«Più ti avvicini a un individuo, più assomiglia a un quadro impressionista, o a un muro scorticato dal tempo e dalle intemperie: diventa insomma un coagulo di macchie insensate, di grumi, di tracce indecifrabili. Ti allontani, viceversa, e quello stesso individuo comincia ad assomigliare troppo agli altri. L’unica cosa importante in questo tipo di ritratti scritti è cercare la distanza giusta, che è lo stile dell’unicità.»

Il Premio Strega 2021 racconta non tanto la storia, quanto l’amicizia dell’autore con Rocco Carbone e Pia Pera, due personalità diverse tra loro, ma ugualmente affascinanti.
Se da un lato scopriamo l’irrequieto Rocco, costantemente in lotta con se stesso, dall’altro conosciamo Pia, elegante e saggia.
Il libro è scritto molto bene, si divora anche grazie alla sua brevità, ma nel modo in cui vengono presentate le due figure non ho potuto non scorgere una visione patriarcale che non sono riuscita a digerire.

Se di Rocco si parla diffusamente sottolineandone la forza e l’impulsività, di Pia scopriamo molti meno dettagli e la troviamo accostata sempre ad aggettivi che ne richiamano l’eleganza e la leggerezza. Di quest’ultima si sottolineano inoltre le decisioni sbagliate in fatto di uomini, mentre parlando di Rocco questi aspetti risultano marginali.
Ho trovato “Due vite” molto poetico, ma la disparità tra le due narrazioni non me l’ha fatto apprezzare del tutto.

Soltanto all’inizio della lettura ho scoperto che la Pia Pera di cui si parlava non era altri che l’autrice de “Al giardino ancora non l’ho detto”, libro che possiedo da anni e di cui non conoscevo l’autrice. A Trevi va il merito di avermi dato svariati buoni motivi per leggerlo presto.
AnnalogoraAnnalogora wrote a review
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AleSanAleSan wrote a review
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È difficile parlare di questo libro perché sembra tutto e niente nello stesso momento. Forse conoscere i due autori a cui è dedicato aiuterebbe nella comprensione di alcuni passaggi (da qui il giudizio non può che essere parziale e, forse, completamente errato), ma non è così essenziale per comprendere l’anima dello scritto.

Non è un romanzo, questo è certo. È un racconto biografico utile a far ragionare l’autore su sé stesso, su due grandi suoi amici e farlo riflettere sulla formazione, i sentimenti, la vita e la morte. Una riflessione diretta, asciutta, quasi raccontata a voce, più che scritta, un po’ monotono con picchi citazionisti e giravolte lessicali talvolta sorprendenti.

Il limite è che il libro sembra scritto dall’autore per sé stesso, quasi come se dovesse espiare qualche piccolo peccato, come se dovesse lenire il dolore di un rimorso. Per sé stesso e per quella cerchia di autori e critici che hanno conosciuto Pera e Carbone, dei quali c’è poco, in realtà, se non l’appoggio su cui mettere tutte le tematiche sopracitate. Il fatto che ci sia poco dei due autori lo rende nei fatti un libro “per tutti”, ma Trevi a tratti è davvero sfuggente e si perde a parlare di sé. Davvero, a tratti sembra un perfetto monologo fatto a cena, dove non ci sono né capo né coda ma solo la consapevolezza di aver vissuto momenti straordinari insieme a personaggi straordinari che, con la loro morte, aprono a tutte le riflessioni esistenziali possibili.

Merita la lettura per la scrittura, eccezionale, una prosa incantevole che a tratti fa passare in secondo piano l’idea che si stia leggendo una riflessione a “voce alta” più che una storia.
Attilio FacchiniAttilio Facchini wrote a review
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DUE VITE
Premio Strega 2021, "Due vite" è un romanzo molto particolare.
Intanto, è molto breve e, nonostante una scrittura ricercata, attenta, minuziosa, propria dell'autore che è soprattutto un critico letterario, si fa leggere bene. "Prosa d'arte", l'hanno definita.
Già di primo impatto, il romanzo si presenta come una biografia. Anzi, una duplice biografia.
I protagonisti sono Rocco Carbone e Pia Pera e le loro vite vengono narrate dallo stesso Emanuele Trevi in prima persona.
Ok, lo ammetto. Ammetto la mia ignoranza. Finora non sapevo chi fossero Rocco Carbone e Pia Pera. Inizialmente ho pensato fossero i personaggi di una storia di finzione ambientata tra Roma e la Calabria, narrata con la tecnica del narratore interno omodiegetico, cioè in prima persona da un narratore che ha assistito alle vicende raccontate (per intenderci, come Watson nei libri di Sherlock Holmes o Nick Carraway nel Grande Gatsby).
Dopo poche pagine, però, mi è venuta la curiosità di indagare, il sospetto che il racconto, per quanto lucido e analitico, fosse fin troppo partecipato.
Naturalmente, scoprire che Rocco e Pia sono stati due scrittori, recentemente scomparsi, che insieme al Trevi (è lui il narratore omodiegetico) hanno dato vita a un'amicizia profonda, alimentata dall'amore per la letteratura e la poesia, beh, indubbiamente ha mutato il mio approccio al romanzo che, di colpo, è diventato più interessato e commosso.
"Due vite", dunque, è la storia di tre amici. Della loro amicizia e della loro passione per i libri.
Per tutto il romanzo si sviluppa una sorta di parallelismo tra il concetto di amicizia e il processo di formazione dei libri. Emanuele Trevi guarda all'uno con lo stesso occhio clinico che dedica all'altro, come probabilmente avrebbero voluto e fatto gli stessi Rocco e Pia.
Intendo dire che l'amicizia dei tre è come osservata, in modo estremamente lucido e direi quasi "scientifico", al microscopio. Diventa oggetto di uno studio vero e proprio da parte dell'autore che cerca di carpirne il processo di formazione e i motivi che sono stati alla base di un rapporto tanto duraturo.
Lo fa, come dicevo, con un occhio clinico ed estremamente lucido. Sorprendente e disarmante, perché le pagine rimangono scevre di qualsiasi moto di pietà o di commiserazione. Ma come in ogni studio scientifico, anche in questo caso è necessario e importante saper leggere tra e righe. La passione stessa che Trevi usa per compiere il suo "studio" trasuda di un sentimento vivo di passione e di ammirazione per i suoi due amici e per le loro vite.
In fin dei conti, "Due vite" è una lunga riflessione sull'amicizia e sulla morte. Intrisa sì di lucida analisi, ma anche di profonda malinconia e soprattutto di inesauribile fede in un rapporto talmente stretto che è riuscito a trascendere non solo i più comuni stereotipi del concetto di amicizia per affondare le proprie radici negli archetipi letterari, ma che in fin dei conti è riuscito a trascendere anche la morte.