Economia della felicità. Dalla blogosfera al valore del dono e oltre
by Luca De Biase
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Luca De VitoLuca De Vito wrote a review
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Ho letto Economia della felicità.
Basta con il materialismo terminale (la crescita che distrugge i beni relazionali, culturali e ambientali, riferimenti: Paolo Inghilleri – La buona vita e Mihaly Csikszentmihalyi – Flow, the psychology of optimal experience).

Basta con i modelli Gasp (Growth As a Substitution Process), cioè quei modelli socioeconomici che prevedono la diminuzione continua della possibilità di procurarsi benessere senza metter mano al portafogli, creando una situazione in cui il benessere possa essere soltanto acquistato.

Basta con con la frustrazione da scarsità (scarsità indotta artificiosamente da un modello economico che vive di autoconsumo).

Basta con la droga dei soldi (non è un eufemismo, secondo un’inchiesta di Berizzi di “Repubblica”, tra i 21.000 addetti all’edilizia del bresciano e del bergamasco, uno su cinque fa uso di cocaina per sostenere i ritmi pazzeschi del lavoro, che ti emargina se non stai al passo).

Sì all’economia della simbiosi, dove vince chi si mette al servizio del sistema, non chi tenta di predarlo, e dove efficienza e valori possono essere alleati.

Sì a un’economia dove lo sviluppo non dipenda dal basso costo del lavoro o dalla forza di attrazione degli investimenti finanziari, ma dalla capacità di attrarre/generare creatività.

Sì alla critica sociale come parte integrante del sistema mediatico.

Sì ai gruppi sociali dove valori e fiducia si alimentano reciprocamente grazie all’intensità delle relazioni personali.

Sì alla riconciliazione tra cultura tecnica e cultura artistica.

Sì alla ricerca di obiettivi economici che possano accomunare il popolo mondiale.

Il libro di Luca De Biase non è così scioccamente manicheo, questi sono solo i difetti della mia recensione.

Economia della felicità è quanto di più documentato, ragionato, articolato si possa leggere.

Il libro in una frase:

"Una visione ragionata delle modifiche in positivo al nostro tristissimo modello economico, alla luce dei fenomenali sviluppi della tecnologia e dei media."

E qui c’è un’intervista televisiva all’autore.


Se vuoi leggere il post originale su
ohmymarketing.wordpress.com clicca qui:

ohmymarketing.wordpress.com/2008/07/07/ho-letto-economia-della-felicita
TommasoTommaso wrote a review
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SaraSara wrote a review
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BugazBugaz wrote a review
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Bello, interessante...ma non spicca il volo
Questo è un libro che parla di blog e nuovi media per arrivare a mettere in crisi alcuni fondamenti del mondo della comunicazione tradizionale, del marketing e del sistema economico occidentale stesso.

I concetti alla base del libro sono molto interessanti: si parla di blogosfera come di un ecosistema complesso dove la fiducia tra gli utenti riporta l’individuo al centro di una parte (destinata a crescere) dell'economia. Fino a pochi anni fa la pubblicità delle imprese era solamente unidirezionale e l’utente/cliente/consumatore era solamente passivo. Oggi grazie allo sviluppo dei blog e dei social network sta nascendo un nuovo modello di comunicazione multidirezionale che sta sconvolgendo gli assiomi del marketing del secolo scorso. Gli utenti che prima erano passivi oggi creano contenuti, si scambiano suggerimenti, alimentano critiche e segnalano inefficienze. Si può quasi parlare di un umanesimo del XXI secolo, basato su un atto gratuito di chi investe una piccola parte del proprio tempo per mettere in circolo informazioni con un ottica collaborativa.

Altra tesi affascinante del libro è quella sull’importanza di un singolo blog, che da solo non vale niente, ma se integrato in un sistema complesso composto di numerosi blog e altre piattaforme, diventa il nodo di una grande rete. E al crescere della rete cresce anche l’importanza del nodo, chiaramente.

A fronte di questi interessanti temi, però il libro ha anche limiti evidenti:

- è caotico. E’ complicato trovare un filo conduttore all’interno delle 200 pagine del libro. Gli spunti interessanti sono innumerevoli, ma c’è troppa carne al fuoco e si fatica a costruire un reticolo mentale che permetta di incasellarli tutti attraverso un percorso logico.

- è ridondante. I concetti fondanti del libro talvolta si ripetono molto spesso. Il livello di approfondimento però rimane sempre inadeguato, e qui si torna al punto precedente.

- non comunica dati quantitativi. Da un giornalista del principale quotidiano economico italiano ci si aspetterebbe un’analisi anche di tipo quantitativo. Invece di numeri e di dati si scorgono solo pallide tracce. Delusione.

- ha un tono saccente. I nomi di economisti, antropologi, sociologi, tecnologi e marketer vengono sciorinati come se si trattasse di personaggi che tutti dovrebbero conoscere, con una certa saccenza. Ma sono nomi senza volto e senza storia per i più. Certe confidenzialità meglio riservarle solo a personaggi come John Maynard Keynes e Adam Smith. O per cambiare campo Bill Gates e Steve Jobs.

In generale, è comunque un buon libro adatto soprattutto a chi non è già dentro il web 2.0, o a chi ci ha messo dentro solo un piedino (vedi la bolgia di Facebook). A loro potrebbe servire a capire che dietro alle quattro stupidate di qualche blogger sfigato in realtà c’è una rivoluzione mediatica che è già iniziata senza aver chiesto il permesso a nessuno.

Annascav AAnnascav A wrote a review
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