Eroi e mostri
by Alessandro Dal Lago
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Universalmente letti, i romanzi di J.R.R. Tolkien (Lo Hobbit e Il signore degli anelli) e quelli del suo amico C.S. Lewis (Le cronache di Narnia), anche grazie a riduzioni cinematografiche di grande successo, sono considerati pietre miliari del fantasy contemporaneo. Ma a cosa devono la loro fama sconfinata? Il cattolico Tolkien e l’anglicano Lewis, docenti a Oxford, hanno dato vita a un progetto letterario anti-moderno centrato sul ruolo degli scrittori come «sub-creatori», ovvero collaboratori dell’opera di Dio nell’invenzione di mondi paralleli. Un progetto qui indagato con acume, risalendo alle fonti di ispirazione che per entrambi sono i cicli dell’epica medievale, con i loro eroi sterminatori di mostri, e illustrando i fondamenti mitologici, spesso apertamente reazionari, del fantasy, un genere letterario e spettacolare che conosce oggi una voga planetaria.

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YupaYupa wrote a review
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Rage against the (fantasy) machine
Il libro è dotto e pensato, ancorché un po' dispersivo.
Ma è il titolo a esser sbagliato: avrebbe dovuto titolarsi "Cosa non mi va di Tolkien", visto che è a Tolkien che Dal Lago dedica l'80% del testo, con qualche piccola incursione in Lewis e sodali. E, all'inizio, qualche passo nell'opera di G.R.R. Martin. Fine.
Duecento pagine dedicate a demolire Lo Hobbit e Il Signore degli Anelli.
Ora, credo ci siano pochi dubbî che Tolkien fosse un cristiano tradizionalista, fortemente conservatore, se non reazionario e patentemente antimoderno, e che tutti ciò si riverberi nell'impostazione radicalmente dualista (manicheista) della sua opera. Idem dicasi per Lewis. Ed è ciò che a lungo mi ha reso difficile approcciarmi in maniera serena alle loro creazioni.
Tuttavia, questa è una critica meramente contenutistica. In quanto tale limitata. Auspicare l’avvento di un fantasy antitolkieniano non risolverebbe il problema di un giudizio sulla letteratura basato solamente sui suoi contenuti, cioè edificante o anti-edificante che sia. Se Tolkien e Lewis avevano un’idea di letteratura come ammaestramento per le masse, non mi sembra poi tanto differente quella di Dal Lago, seppure proveniente dal campo opposto (campo a cui, devo dirlo, mi sento pure più vicino).
Sorprende poi che l’autore non conosca o, meglio, non riconosca l’esistenza di un fantasy o una letteratura fantastica che già problematizza la tensione “bene”-“male”: penso a Ursula K. Le Guin (che pure cita!) o al recentissimo China Miéville.
Sorprendente poi una grave scivolata, dove definisce “fumettistiche” le semplificazioni psicologiche dei personaggi, come se il fumetto (che è un medium e non un genere! Ma bisogna ancora ripeterlo?) non potesse essere capace di complessità.
Riassumendo, un libro che affronta con piglio guerriero e intenzione pugnace l’opera di Tolkien ma che rischia, tra le righe, di replicare quella macchina che si proporrebbe di smontare... E un libro che sicuramente non tiene conto della produzione fantastica nel suo complesso cosa che, almeno a giudicare dal titolo, avrebbe dovuto fare.
AngieInLibreriaAngieInLibreria wrote a review
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