Essere o vivere
by Francois Jullien
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Essere o vivere: due grandi prospettive, due modi di abitare il mondo, di accostarsi agli uomini e agli esseri che lo popolano. L'Europa guarda il mondo nella prospettiva dell'Essere, la Cina nella prospettiva del vivere. L'Europa vede cose, la Cina eventi. L'Europa pensa per individui, la Cina per situazioni. Noi pensiamo ad andare al di là, loro si preoccupano di stare "tra". Noi crediamo nella nostra libertà, la riaffermiamo in un confronto accanito con il mondo, loro scommettono sulla disponibilità di un contesto, si dispongono ad accompagnarne le tante trasformazioni possibili. Con questo libro, vera e propria summa di un lavoro trentennale, François Jullien ci accompagna in un viaggio affascinante attraverso venti tappe, venti incontri, venti coppie concettuali che, nella loro dissonanza, riaprono i giochi nelle nostre tranquille abitudini di pensiero. Perché Jullien non mira tanto a comparare e a scegliere, o magari a integrare e ricomporre le differenze tra Oriente e Occidente; mira piuttosto a produrre uno scarto, ad aprire un varco nello spazio grigio del pensiero globalizzato, a interrogare l'Europa dal punto di vista della Cina e la Cina dal punto di vista dell'Europa. A fare dell'una un'occasione e una risorsa per l'altra.

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Wu ShihWu Shih wrote a review
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Molto interessante, almeno per chi è interessato alla filosofia orientale, intesa nella sua accezione più ampia.

Qualche appunto preso durante il viaggio:

Propensione/Casualità
Abbiamo diviso tra statico e dinamico, fra essere e divenire. C'è un buco nero non tanto fra uno stato e l'altro, quanto nell'inseparabilità dei due, ovvero il fatto che le cose si costituiscono perchè evolvono.
In Cina usano il termine propensione: le cose non sono ma propendono, sotto il loro peso non smettono di oscillare in un modo o nell'altro (il situazionale) e di produrre il loro avvenire attraverso questo movimento. Non sono un ente ma una pendenza.
Pensare in termini di propensione e non di casualità significa rovesciare la chiarezza data dalla scomposizione (degli elementi) e dal disaccoppiamento (degli opposti), la chiarezza dell'Essere e della sua costruzione, nella logica continua e correlata, indefinitamente intricata, dei processi. Il modo dell'intelligenza della propensione è il discernimento, che rileva in ogni venatura della situazione un innesco della trasformazione.
Una pendenza: la mutazione futura è già all'opera adesso in termini di lineamenti. Non è concepibile la libertà di un atto isolato. La scelta allora non è altro che il termine di un processo, la
manifestazione del punto da cui ci si inclina e si oscilla. Lq saggezza è raggiunta quando l'intera condotta non è altro che l'espressione della propensione morale 'al bene' e quando la virtù è divenuta spontanea.

Situazione/Soggetto
In Cina il soggetto non è separato e non impone la sua volontà sul mondo esterno. Il soggetto fa parte della situazione, è coinvolto nel campo tensionale e non può staccarvisi. Non proietta il suo punto di vista sul mondo dispiegandolo dall'alto. Il vero stratega sarà colui che nella situazione in cui si trova implicato sa discernere, ovvero sa sondare e liberare i fattori favorevoli. L'efficacia non dipende strettamente dal soggetto dell'iniziativa, che concepisce e vuole, bensì procede proprio dalla situazione, se sono in grado di diagnosticare in essa il potenziale a mio favore e so sfruttarlo gradualmente. Un'immagine che non esprime più l'attivo e l'eroico ma il flessibile e il fluido.

Disponibilità/libertà
Avanzare un'idea significa già lasciare nell'ombra tutte le altre, sprofondare nella parzialità, in una
posizione definita in cui ci si arena, un IO fissato nel suo solco e con un carattere ben definito. Questo IO ha perduto la sua disponibilità. LA saggezza è senza un contenuto che la orienti o predisponga, è un modo di essere, una disponibilità alle cose secondo le esigenze del momento. Ciò avviene quando nessun carattere, nessun sedimento interiore fa da ostacolo a questa duttilità.

Volontà/Tenacia
Non bisogna prendere di ottenere direttamente l'effetto ricercato, perché questo implicherebbe sempre una forzatura e il risultato resterebbe precario, o un prodotto del contro-effetto; piuttosto dobbiamo fare in modo che questo effetto derivi sponte sua, a titolo di semplice conseguenza, dalle condizioni predisposte. In questo senso prende forma la capacità etica di non cedere nel proprio sforzo e nella propria determinazione a dispetto della resistenza incontrata. La nostra scelta si limita a selezionare la migliore fra quelle possibili. Poi bisogna dar prova di tenacia per portare a effetto compiuto l'orientamento intrapreso.
La condotta virtuosa nasce da un accumulo di rettitudine e non si ottiene né all'improvviso né con grande sforzo.

Obliquità/metodo
L'incontro avviene di fronte ma la vittoria si ottiene di sbieco. Si mette a punto un diagramma del potenziale di situazione, mettendo in evidenza i pieni e i vuoti dell'avversario dovrà continuamente determinarsi di fronte ad essi, restando disponibile senza arenarsi in una posizione predefinita.
Nello sbieco non si da prima uno schema pianificato ma il modo si affrontare la cosa; il cammino non è proiettivo ma processuale. A predominare è la disponibilità alla situazione, non l'iniziativa di un soggetto.
Si procede di sbieco perchè il terreno non è piano, c'è una difficoltà da aggirare. Questa è anche la differenza fra la persuasione, che è un discorso e confronto frontale, e l'influenza, più pervasiva e meno percepibile.

Coerenza/senso
Il logos di Aristotele suppone già l'uno, che sia individuabile, da qui ci conduce alla sua determinazione. Si cerca sempre un senso invece che una coerenza. Ragionare significa inCina trovare la giusta vena da scolpire nel marmo, capire la situazione. Coopera con le cose più che costruire per composizione.

Maturazione/modellizzazione
La maturazione esprime il divenire interno della natura che avanza verso il suo risultato. Non si può
comandare, si può solo favorire le condizioni che la rendono possibile. Si oppone alla nostra capacità di costruire un dover essere e di proiettarlo sulla situazione, arrogandosene l'iniziativa.
Il buon generale non è colui che redige un piano in anticipo ma colui che a partire da una valutazione delle condizioni incontrate accerta i fattori che sono vantaggiosi e porta il potenziale di situazione a dispiegarsi. Pertanto finché le condizioni non sono mature egli non interviene, non agisce; e nel momento in cui lo fa non c'è un vero e proprio agire. Penetrare con lo spirito e comprendere appartengono all'ordine della maturazione: non è possibile forzare la comprensione. A favore della modellizazione c'è la sua capacità di mobilitare.

Regolazione/Rivelazione
Non c'è un senso ma una coerenza. Essa ci avvolge globalmente, sia all'interno che all'esterno, sperimentiamo continuamente la regolazione delle cose, della Via, che altrimenti deperirebbe. Essa dispensa dal porre un inizio e una fine, dal chiedere un perchè. C'è un equilibrio che si mantiene in seno al mutamento, un equilibrio che conferisce costanza allo svolgimento. Non c'è niente da spiegare: basta portare alla luce questa immanenza, chiarire ciò che accade da sè. A questo punto la sola esigenza di fondo è di non deviare da questa coerenza interna in modo da mantenerei in trasformazione, di non bloccarsi in nessuna posizione. I riti servono a questo: a irreggimentare un corso d'acqua. Questa armonia con il mondo e con se stessi diventa un sostituto dell'autonomia. Il saggio è disponibile alla situazione, è senza carattere e senza qualità. La trasformazione si oppone come modus operandi all'azione.

Tra/Aldilà
"Versare senza mai esaurire, attingere senza mai esaurire". L'attraverso che si lascia passare, che non si lascia determinare, lontano dagli stadi della mancanza e della pienezza. La realtà è soffio, respiro.

Sviluppo/Monotonia
Chi viene definito virtuoso è soltanto un bisognoso della virtù: ciò che invece è etichettabile è già in
declino. Colui che si lega eccessivamente alla virtù, chi si attacca in modo troppo coscienzioso ad un ideale definito virtù finisce per mancare proprio ciò che rende la virtù uno sgorgare continuo e illimitato. La manifestazione è in se stessa risultativa quindi già superata, ciò che si lascia riconoscere ed identificare ha già raggiunto l'apice e ha cominciato discretamente a rovesciarsi. L'effettivo risiede invece nella propensione, la virtù superiore non offrendo indicatori di essa, sembra mancarne. Bisogna evitare che si immobilizzi e si irrigidisca. Quando tutto è definito ed etichettabile, evidente, è monotono. Tutto rimane allora in se stesso, rinchiuso nella propria determinazione, del tutto manifesto ma oramai improduttivo. Ogni determinazione coglie l'immobile, il già dato, e non lo slancio-sviluppo.
Forse dobbiamo mantenere lo scarto fra i due aspetti e trattenersi in esso. Abbandonarsi per divenire se stessi.

Non riportare/Saper differire
L'unica esigenza etica è non tradire l'incessante sviluppo. E rendere intensivo il presente: lo apro facendolo emergere dal momento che, tramite una decisione consapevole, mi oppongo alla tentazione di riportare al futuro. E' questa scelta, opera di una volontà, che pone un argine all'emorragia del tempo. Un presente che si costituisce come tale solo a partire dall'atto, da una presa di posizione. Accetto il presente e il suo tempo. In questo accetto anche il differito: non mi limito al mio scopo ma do tempo al tempo, sono in grado di aspettare la realizzazione frutto di uno svolgimento che non mi appartiene più. Il rifiuto risoluto di riportare si coniuga ad una disponibilità a lasciar venire. Questa arte del lasciar fare (che conta sulla maturazione) è più sottile dell'arte del fare (che conta sull'azione diretta, consumandosi). Vivere è quindi strategico: una capacità operativa pa pensare a seconda della situazione affrontata; non tergiversare con il presente e al tempo stesso saperlo far fruttificare. Mettere in moto un processo che giunga da se: ecco la non azione.

Risorsa/verità
Pensare la verità come risorsa e non come ideale assoluto porta a concepirla secondo il suo uso e la sua efficacia, ovvero nei termini della 'presa' che fa emergere dal pensabile, il suo rendimento. Ognuno scopre la sua verità nel senso che offre nuovi possibili del pensiero da offrire come strumento agli altri. Non sono più esclusivi e verranno valutati in base alla loro coerenza, alla loro capacità di scarto e di fecondità. Perchè c'è risorsa solo se ogni soggetto può avvalersi di questi possibili del pensiero, sia nella sua intelligenza che esperienza. Vero sarà allora ciò che è fonte di intelligenza, intesa come potere effettivo.
Una risorsa può essere pensata anche come una captazione locale d'immanenza, un'intuizione, un vivere che liberandosi dalla monotonia, si promuove e diventa intensivo.