L’autore si è divertito a eseguire un continuo ribaltamento dei ruoli, rispetto ai criteri canonici della narrativa: l’io narrante, coincidente con l’autore, entra nella sua stessa storia e ne diventa un personaggio; gli altri personaggi, a loro volta, diventano autori e si auto-creano la trama; il “correttore

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ZorbaZorba wrote a review
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Etrom è un romanzo particolare, molto particolare. In fondo lo prometteva anche il sottotitolo: “Città, vista e raccontata attraverso gioie e dolori dei suoi cittadini in generale, e di alcuni in particolare. Città atipica, molto atipica“.

Appena mi è arrivata la richiesta di recensione da parte dell’autore, ho capito che il titolo era “Morte” scritto al contrario. Mi ha un po’ deluso, mi ha dato subito l’impressione di un qualcosa di scontato e banale. Perché è scontato e banale girare una parola per dare i nomi alle cose. Poi ho cominciato a leggere e ho scoperto che anche l’autore lo sapeva e conveniva con me della banalità della cosa. E allora sono rimasto un po’ perplesso, ma anche incuriosito.

Perché Etrom ha una trama banalissima: una storia d’amore, poi più storie d’amore, drammi, ricongiungimenti, scomparse. Ma non è il punto di forza del romanzo, decisamente. L’autore comincia a narrare le vicende di Etrom (questa città atipica, molto atipica) e poi ci scivola dentro e si ritrova ad esserne un personaggio. I personaggi, all’improvviso, diventano i narratori della storia passando bigliettini all’autore per lo sviluppo della trama. Il correttore di bozze, assunto con il job acts, è il mediatore di questa situazione grottesca e divertente che fa passare in secondo piano la vicenda e il suo sviluppo.

La scrittura è fluida e curata, aiuta una lettura che altrimenti correrebbe il rischio di arenarsi e convincerci a interrompere il romanzo.
Qua è là interessanti frecciatine alla Lega Nord e alla politica sull’immigrazione, che forse andrebbero indirizzate un po’ meglio e fatte colpire con più forza.

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aforismidiunpazzo.org/radici/etrom.html.