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Libello meraviglioso e reso in una bellissima, agile rima sciolta da Pia Pera, che premette anche una bella introduzione con un ampio spoileraggio.... Ma tanto le trame dei classici, si sanno, chepofà spoilerare un po'? Ci dice tutto! Evitare di leggere la prefazione prima, leggerla dopo, a mo ' di postfazione.

Trama agilissima (SPOLIER): un giovane dandy russo, Onegin, ricco bello e dannato (insomma, un latin lover mordi e fuggi, si direbbe, se fosse latin, invece che slavo, ma non sottilizziamo) che l'amore non tocca più al cuore, il suo amico per la pelle Lenskij – giovane poeta – due sorelle, Tatiana e Olga, quest'ultima è promessa a Lenskij, di lei si invaghisce anche Onegin. Lenskij lo viene a sapere: Tragedia! Duello subito! E sia, anche se a malincuore, Onegin si reca all'alba all'appuntamento dove trafigge con un colpo all petto l'amico – rivale. Olga si consola presto con un altro che poi sposa dopo poco, Onegin si chiude mesi invernali in casa sua a leggere per dimenticare il dolore dell'amico ucciso, e Tatiana, che nel frattempo, innamorata di Onegin e ignorata, passa le pene dell'Inferno per l'amore non corrisposto e per la morte dell'amico, langue in silenzio, leggendo pure lei tantissimo (all'epoca era l'unica consolazione mancando la Tv!) ma spesso senza nemmeno capire ciò che legge, tanto è la trafittura al cuore.
Passa l'inverno, lei vaga raminga per i campi, rifiuta dozzine di pretendenti, la madre sul punto di diventar calva dai capelli strappatisi a mazzi per la disperazione, finché la sventurata cede alle pressioni materne, va a Mosca, e qui nella capitale inizia il valzer dei ricevimenti da parenti, amici, amici degli amici, al fine di piazzare la sventurata dal cuore spezzato. Si piazza socialmente benissimo, impalmata da un principe moscovita (tanto uno o l'altro per lei era lo stesso, confesserà a Onegin) e vive una quieta, ovattata vita coniugale, senza slanci e senza drammi. Finché a un ricevimento Onegin la rivede, non la riconosce quasi, poi ne è certo, le parla, si scopre innamorato perso, lei freddissima e distante, compresa perfettamente nel suo ruolo sociale, ma col tumulto nel cuore per il mai dimenticato amore (ah l'amore, siamo russi perbacco, e in pieno Romanticismo!). Lui le scrive lettere su lettere, (come lei, che una volta gli aveva scritto un'unica lettera col cuore in mano, cui Onegin replicò con tutte le scuse dell'egoismo e della volontà di disimpegno), lei non risponde, la va a trovare a palazzo, impudentemente, ma lei, mentre sta leggendo la sua ultima lettera e sciolta in lacrime, gli confessa di essere ancora innamorata di lui, ma moglie di un altro, non c'è storia possibile, Onegin aveva avuto il suo momento che non còlse. Fine. Onegin viene lasciato lì, in quel palazzo moscovita, di fronte alle sue possibilità non colte. (FINE SPOILER)

Insomma, la trama non è una perla di originalità, molto classicamente romantica, ma la lingua in cui è narrata è bellissima, Puskin creò apposta per quest'opera – costatagli sette anni di fatica – la strofa di quattordici tetrameti giambici (resi in traduzione con rima libera); e creò la lingua russa che fino alla fine del XVIII secolo non era nemmeno codificata grammaticalmente, essendo prevalentemente la lingua del popolo, non usata dalla classe dirigente né dalle classi colte. Puskin crea la lingua russa, la forgia per mezzo di un'esile storia di amore, abbandono e morte, ma non dimenticando di esser stato amico e simpatizzante dei decabristi (ebbe la vita salva per una coincidenza e un soffio), affatto intimorito dalla censura e dal confino, colui che proclamava fiero di “non esser nato per far divertire gli zar”, non manca di fare accenni al desiderio di una Russia più moderna e liberale, di una terra che auspica possa entrare presto a far parte delle nazioni lambite dalle luci dell'Illuminismo. Non mancano le riflessioni sull'amicizia, sulle cattiverie del mondo, le descrizioni della natura russa coperta da coltri di neve o appena svegliatasi dall'inverno, non mancano modernissimi ammiccamenti al lettore e un'ironia finissima. Insomma, la pianto qui di botto “come io il mio Onegin”, ma per chi ama la letteratura russa, è un libello imprescindibile, secondo me.