Exit West
by Mohsin Hamid
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Nadia e Saeed vogliono tenere in vita il loro amore giovane e fragile mentre la guerra civile divora strade, case, persone.
Si narra, però, che esistano porte misteriose che conducono dall'altra parte del mondo, verso una nuova speranza...
Mohsin Hamid ha scritto un romanzo tenero e spietato,

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B RiccardoB Riccardo wrote a review
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SUN50SUN50 wrote a review
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Ambitious effort not well executed (con TRADUZIONE)
Saeed and Nadia are young lovers driven out of an unnamed city under siege, which could be Lahore, could be Aleppo. Saeed and Nadia, along with their nameless home town, are stand-ins for the vast movement of displaced persons fleeing unstable places.
Hamid uses the literary device of “doors” to move his refugees from one place to another. This allows him to skip over the suffering of actual migration, generally the point of refugee tales. Leaving their families behind, the couple wind up on a Greek island before popping through to London, then, finally, to northern California. Saeed is religious and becomes more so as they endure the marginal existence of displaced persons. Nadia is secular to begin with, and becomes more so as they move about. Tensions grow and their differences widen as they struggle to survive where they're not wanted.
Hamid tells the story in the third person. This narrative distance, combined with the device of the doors and the futuristic settlement scenarios in London and Marin turn the novel into a parable of displacement. By taking the big picture view, Hamid makes it difficult for his readers to experience empathy for the trials of his characters and outrage at the injustice of their fate. Unfortunately, although the topic is timely and important, this presentation of it will not breach the walls of a defended or indifferent heart.

TRADUZIONE

Saeed e Nadia sono giovani amanti cacciati da una città senza nome sotto assedio, che potrebbe essere Lahore, potrebbe essere Aleppo. Saeed e Nadia, insieme alla loro città natale senza nome, sono le controparti del vasto movimento di sfollati in fuga da luoghi instabili. Hamid usa il dispositivo letterario delle “porte” per spostare i suoi rifugiati da un luogo all'altro. Questo gli permette di saltare la sofferenza della migrazione vera e propria, in genere il punto dei racconti dei rifugiati. Lasciata la famiglia, la coppia si ritrova su un'isola greca prima di fare un salto a Londra e poi, infine, nel nord della California. Saeed è religioso e lo diventa ancora di più per sopportare l'esistenza di sfollati ed emarginati. Nadia è laica all'inizio, e lo diventa sempre di più man mano che si muovono. Le tensioni crescono e le loro differenze si ampliano mentre lottano per sopravvivere dove non sono desiderati. Hamid racconta la storia in terza persona il che crea una distanza narrativa che, unita al dispositivo delle porte e agli scenari di insediamento futuristici di Londra e Marin, trasformano il romanzo in una parabola della migrazione. Nell’insieme Hamid rende difficile per i suoi lettori provare empatia per le prove dei suoi personaggi e indignazione per l'ingiustizia del loro destino. Purtroppo, anche se l'argomento è attuale e importante, questa sua presentazione non farà breccia nelle persone indifferenti al tema.