Falsi dèi
by Francesco Troccoli
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Dopo il successo di "Ferro Sette", torna in scena Tobruk Ramarren, in una nuova avventura al comando di una misteriosa spedizione diretta verso un pianeta alla periferia della Galassia.
La lotta contro i Longevi continua. Sotto le insegne dello Stato Libero di Haddaiko, la nave spaziale Hebron è dir
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Vito IntronaVito Introna wrote a review
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Spoiler Alert
GPGP wrote a review
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Asimov83Asimov83 wrote a review
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Recensione della Biblioteca Galattica
scheda completa:
bibliotecagalattica.com/romanzi/falsi_dei.html

Il romanzo è ambientato in un'epoca non definita del futuro, un futuro tetro dove una minoranza di pochi eletti aventi il dono di una vita prolungata, i Longevi, dominano una schiera di sottoposti cui è stata addirittura tolta la facoltà e la memoria stessa del sonno, in nome della produttività e del guadagno per i loro padroni.
Tobruk Ramarren, il protagonista, è stato uno dei fautori della creazione dello stato libero di Haddaiko, che ha liberato metà del pianeta Harris IV dallo spietato dominio di uno dei tanti signorotti locali appartenenti alla casta dei Longevi che si sono impadroniti del potere dopo la caduta di un Impero interstellare preesistente. Suo padre è il leader di questo movimento, il Presidente Hobbes, che ha rieducato Tobruk medesimo al sonno. Dopo la sua creazione, lo stato libero di Haddaiko è entrato a far parte di una specie di confederazione, l'Oikos delle Genti, ma, anche in seno a questa, operano fazioni dei Longevi che mirano a conservare potere e dominio sul resto dell'umanità.
Per espandere il proprio movimento, con il beneplacito e la partecipazione dell'Oikos, il presidente Hobbes organizza una spedizione su un mondo desertico e apparentemente privo di alcuna ricchezza, Maraar III. La spedizione è destinata però ad affrontare difficoltà impreviste mentre l'innocuo pianeta Maraar III dimostra di nascondere segreti inimmaginabili che cambieranno per sempre la storia e la vita stessa di Tobruk, all'interno di una lotta per la libertà dell'umanità che supera i secoli, anzi i millenni.
Il romanzo si inserisce in un tradizionale filone, quello distopico, della fantascienza sociologica, i cui autori già da diversi decenni hanno preconizzato l'ampliamento delle diseguaglianze e la polarizzazione degli stati sociali sotto agli occhi di tutti oggigiorno. L'idea del sonno come elemento simbolico di potere e di dominio è però innovativa e porta con sè una lunga serie di possibili approfondimenti e variazioni sul tema.
La maggior parte degli eventi narrati hanno come sfondo Maraar III, un pianeta desertico che con i suoi paesaggi, tribù di indigeni e misteriosi semidei provenienti da altre epoche e altri luoghi, mi ha ricordato il capolavoro immortale di Herbert, Dune e i suoi Fremen. Planetary Romance, un forte messaggio di denuncia sociale, viaggi nel tempo, ingegneria genetica si fondono in un intreccio solido e ben costruito.
La narrazione è in prima persona, il lettore segue la vicenda dalla prospettiva di Tobruk, riuscendo ad entrare nella mentalità del personaggio anche grazie a numerosi passaggi di carattere introspettivo. Questi dialoghi interiori sono spesso però malcalibrati a mio parere e portano ad un rallentamento eccessivo del ritmo narrativo con un conseguente appesantimento dell'opera. Ho trovato fuori luogo anche alcuni passaggi che sembrano invocare delle sorta di forze mistiche, che lasciano un alone di mistero e di incompiutezza su taluni accadimenti.
Concludendo, Falsi Dei costituisce una lettura stimolante e con una buona dose di novità, capace di coniugare diverse istanze della fantascienza più tradizionale, con un intreccio e dei personaggi solidi, strutturati e ben costruiti, nonostante qualche pausa di troppo a livello di fluidità e ritmo narrativo. E' un romanzo autoconclusivo, ma, potendo, credo sia più opportuno leggerlo dopo il primo volume della serie, intitolato Ferro Sette.
Flauto Di Pan Flauto Di Pan wrote a review
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Gian Filippo PizzoGian Filippo Pizzo wrote a review
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Il ritorno di Tobruck
Volendo estrarre da questo romanzo una frase che lo rappresentasse, ci sembra indicata questa: “umanamente alieno”. Perché in questo libro tutto è estraneo, dalla dimensione temporale situata migliaia di anni oltre il nostro futuro ai corpi celesti dalla caratteristiche inusuali, dalla antropologia degli esseri viventi ai macchinari ipertecnologici, dalla psicologia di certi personaggi alla stessa struttura sociopolitica. Persino gli appassionati di fantascienza di vecchia data troveranno concetti se non proprio originali almeno rivisti con passione e moderna consapevolezza: l’anomalia spaziotemporale, i longevi, i privi di sonno (e dunque di sogni), la gestalt tra menti eccetera. Eppure, al contempo, tutto è profondamente umano: la gerarchia militare che rispecchia la situazione politica, i sentimenti (buoni e cattivi) delle persone e le loro pulsioni, la preponderanza del potere economico… tutto perfettamente riconoscibile anche se ambientato in un altro tempo e in un altro spazio.
Non sappiamo se l’autore lo giudicherà un complimento, ma a noi questo romanzo ha ricordato un grande scrittore di SF americano, Alfred E. Van Vogt, sia per gli improvvisi colpi di scena che sembrano rivoluzionare la trama – ma in questo caso sono per lo più cambiamenti di prospettiva – sia per il numero e la grandiosità dei concetti messi in campo, dai viaggi interplanetari alla riscoperta del pianeta Terra come culla della civiltà fino ai vari dualismi che entrano nel background della storia: normali/longevi, mente individuale/mente collettiva, dormienti/insonni, tecnologia/barbarie (o presunta tale), ricchezza/povertà. E se manca, quanto mai opportunamente per i nostri tempi, la dicotomia uomo/donna (nell’universo di Troccoli i due sessi sono alla pari) è invece presente il rapporto padre/figlio, perché l’autore non scrive ai tempi di Van Vogt ma ai giorni nostri e condisce l’avventura con riflessioni non banali, spaziando dall’economia alla filosofia e privilegiando l’introspezione e la caratterizzazione dei personaggi.
Il romanzo continua le avventure di Tobruk Ramarren, l’avventuriero che già avevamo apprezzato nel precedente Ferro sette (Curcio 2012), questa volta inviato in missione diplomatica su un lontano pianeta che rivelerà un forte sorpresa, missione complicata da ammutinamenti, da nanovirus, dal comportamento delle popolazioni locali, da tradimenti vari. Una trama ricca d’azione che però non è fine a se stessa ma accompagna il lettore alla scoperta di situazioni straordinarie, con qualche spunto di riflessione. Un romanzo che forse non è un capolavoro ma si legge volentieri e, pur con qualche lungaggine in alcuni momenti, scorre dall’inizio alla fine.
Paco, detto FrancescoPaco, detto Francesco wrote a review
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