Fantasmi romani
by Luigi Malerba
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Il matrimonio di Giano e Clarissa, dopo più di vent'anni, si regge su un borghese "equilibrio imperfetto" fondato su una solida e collaudata ipocrisia, per cui ciascuno dei due nasconde segreti che, se venissero alla luce, provocherebbero una catastrofe. Ma questa "manutenzione del matrimonio" non è una semplice sequela di volgari sotterfugi, è l'applicazione assidua e insonne di capacità dialettiche, di facoltà intuitive brillanti, si potrebbe quasi paragonare a un esercizio zen. Un esercizio da cui non sono comunque per nulla assenti il tormento e la passione. Così gli scambi, le relazioni, gli intrecci di verità e menzogna, l'alternanza di freddezza e seduzione tra i vari personaggi, se all'inizio hanno un aspetto geometrico, appena sfiorato da qualche brivido di trasgressione e d'inquietudine esistenziale, poco alla volta si trasformano in spirali ossessive, in soffocanti prigioni in cui Clarissa sbatte le sue piccole ali di farfalla lussuriosa e Giano contempla attonito le conseguenze fatali dei suoi gesti: l'arrivo dirompente dei Quattro Cavalieri dell'Apocalisse. Come in uno specchio deformante Giano registra con cinismo in rischiose pagine parallele i peggiori gesti dei vari protagonisti, quasi l'ombra di un romanzo in margine al romanzo che stiamo leggendo.

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InaeugeniaInaeugenia wrote a review
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Niky RocksNiky Rocks wrote a review
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AgneAgne wrote a review
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gadpierogadpiero wrote a review
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Luigi Malerba è scomparso all'inizio di maggio, per questo, avendo letto molti suoi libri (ed essendomi piaciuti, molto) ho deciso di leggere 'Fantasmi romani'.

Il libro si legge d'un fiato, e mi è piaciuto molto. Malerba usa la stessa tecnica messa in atto nel libro 'Itaca per sempre', ovvero capitoli (anche brevi) alternati dove i due protagonisti principali (marito e moglie sposati da vent'anni) raccontano dal proprio punto di vista il loro menage familiare. Il marito scrive un romanzo che riprende la loro storia e quella dei due amanti che ognuno dei due si permette. La moglie lo legge ' di nascosto' nella logica che 'io so che tu sai che io so' e viceversa, più o meno quello che succede ne 'La chiave' di Junichiro Tanizaki.

Il loro matrimonio prosegue 'felicemente' in equilibrio proprio grazie al bilanciamento dei loro tradimenti, in un percorso divertente e molto aperto. La ‘crisi’ del rapporto extraconiugale della moglie fa inziare la vera crisi del matrimonio, che introduce anche un pò di inutile cattiveria. In fondo la crisi del matrimonio nasce dalla scelta degli amanti e non dal fatto che si hanno degli amanti, ovvero una questione di lana caprina. Accettare che la moglie abbia un’amante non credo implichi che l’amante sia di gradimento al marito. Lo trovo molto assurdo.

Dopo il finale l’autore ci ripensa, e come aveva fatto in Itaca per sempre, dove aveva suggerito un finale diverso, ne propone un’altro, perchè si è affezionato ad uno dei personaggi e non accetta quel finale, un pò troppo crudele, e francamente immeritato.

Il libro è condito dagli scorci della Roma ‘papalina’, dove papa Borgia sembra ispirare gli intrallazzi dei due coniugi tanto aperti ma anche tanto chiusi.

bgeorgbgeorg wrote a review
06
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Romanzo del 2006.
Malerba, bisogna dire, ha un gran talento nell'imitazione. Qui, pochi anni dopo aver rifatto con Il circolo di Granada il racconto di viaggio settecentesco, rifa il romanzo di interni borghesi: una coppia, un terzo (e una terza, e un quarto...), finzioni pubbliche e verità private, tradimenti, sentimenti, ricevimenti, passeggiate al parco, scopate e via così. Naturalmente lo rifà in modo divertito e velenoso assieme e se la resa degli aspetti psicologici e dei tic sociali è notevole, è chiaro che l'intento non è realistico né psicologico.

La tecnica è quella del susseguirsi di "monologhi esteriori" - i due personaggi si alternano raccontando non si sa bene a chi fatti e pensieri - tecnica già presente in Itaca per sempre (dello stesso autore) e a dire il vero usata dal romanziere inglese Julian Barnes per un romanzo nel tema e nell'impostazione talmente simili a questo da sembrare ricalcato, Talking it Over, del 1991, a sua volta storia di un triangolo amoroso e sentimentale. Tanto Barnes era in quel libro ironico, sentimentale e piuttosto vacuo, quanto Malerba è qui elegantemente sarcastico, raffinato e sulfureo.
(Non sono sicuro che questo accostamento tra i due romanzi sia sensato, se lo fosse ci sarebbe da pensare che l'uso malerbiano del postmodernismo è così consumato, furbesco e utilitaristico da permettergli di fare del citazionismo delle stesse tecniche dei colleghi di corrente).

Malerba ricorre poi al noto tema del romanzo a specchio (un must del romanzo più estenuato e catastrofico): Giano, protagonista maschile del romanzo "Fantasmi romani", a un certo punto si mette a scrivere un romanzo autobiografico - personaggi, gli stessi di Fantasmi romani, tranne i nomi - e tale romanzo "contenuto" o "interno" col passare delle pagine tende sempre più a sovrapporsi al romanzo "contenente" o "esterno", fino a giochi di coincidenza tra le pagine del primo e del secondo, o a rapporti di reciproca influenza tra gli eventi "reali" (cioè finti, del romanzo di Malerba) e eventi di finzione (cioè iperfinti, del romanzo nel romanzo).

Per dire, verso pagina 200 il romanzo "esterno" (Fantasmi romani, insomma), fino a quel punto assai godibile e divertente (pur nel vuoto spinto del suo tema), comincia a dare segni di stanchezza. Strano per un narratore così capace di gestire i tempi come Malerba. Ma si capisce: il protagonista Giano è in piena crisi dello scrittore, non sa più come proseguire il suo romanzo "interno". S'è accorto che ciò che va scrivendo non solo gli è accaduto - normale per un romanzo autobiografico - ma addirittura gli accadrà, effetti nefasti compresi, perché tale è l'effetto della coincidenza dei due "romanzieri". E Nel timore di far morire nella "realtà" l'ex amico che l'ha cornificato facendo morire il personaggio che lo rappresenta, è tentato di piantare lì tutto: crampo dello scrittore. Ecco che l'autore del romanzo "esterno", Malerba insomma, sfidando la legge per cui il contenente non può essere contenuto nel proprio contenuto, non può che trarne le conseguenze, bloccandosi a sua volta...
Insomma, è vero: l'immaginazione cambia la realtà, purché sia una realtà immaginaria...

Da qui in poi e in poche pagine la situazione diventa così noiosa per entrambi i narratori che di punto in bianco ci propinano non uno ma due diversi finali entrambi bruttarelli e improbabili (uno a testa, e quello di Malerba è anche più brutto dell'altro).

Il gioco è talmente scoperto che non vale la pena di cogliere le metafore. Quasi quasi bastava il titolo per chiarire. Malerba gioca con le forme e il suo è un gioco a somma zero: come detto altrove il mondo, anche quello letterario, è assurdo in modo sottilmente comico e un'invenzione divertita e dissacrante è il modo migliore per farne parola.