Fattoria degli animali
by George Orwell
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È uno dei romanzi più famosi del Novecento, grande metafora di ogni regime totalitario. Eppure l’ispirazione per quest’opera nacque da un episodio molto concreto: “Un giorno, mentre percorrevo uno stretto sentiero vidi un bambino di forse una decina d’anni che teneva per le briglie un cavallo da tiro enorme, e ogni volta che questo cercava di voltarsi il bambino lo frustava. In quel momento mi ritrovai a pensare che se certi animali avessero coscienza della loro forza, noi non avremmo più alcun potere su di loro, e pensai pure che gli uomini sfruttano gli animali in modo assai simile a quello in cui i ricchi sfruttano il proletariato”. Prende così vita "Fattoria degli animali", storia di animali che sovvertono l’ordine costituito per instaurare un regime basato sull’uguaglianza e sulla parità di diritti e doveri. Ma la loro utopia egualitaria deraglia rapidamente e, come nella Russia stalinista che Orwell aveva in mente mentre scriveva, ben presto un gruppo – i maiali, guidati da Napoleon e Snowball – prende il sopravvento e si impone sugli altri con una prepotenza che sfocerà presto in brutalità. Una storia che, trasfigurando le vicende dell’Unione Sovietica attraverso la lente della favola, parla al lettore con un’immediatezza capace di toccare il nucleo più prezioso che abita in ciascuno di noi: quello che non esita a insorgere di fronte al sopruso e all’ingiustizia.

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banana snapplebanana snapple wrote a review
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È un libro da leggere
La mia personale recensione di una di quelle opere diffuse a livello mondiale, che non necessita pertanto di essere introdotta al grande pubblico, parte da una doverosa premessa: non avevo mai letto, finora, La fattoria degli animali. Tantomeno alcun altro libro di George Orwell. Intendiamoci, non che mancasse la curiosità di leggerlo; è servita un’occasione: vale a dire la cessazione del diritto d’autore sulle opere di Eric Arthur Blair.

Da inizio 2021 infatti – l’ho scoperto leggendo un paio di articoli dedicati alla notizia –, complice la scadenza del diritto d’autore sulle opere dell’autore, diverse case editrici si sono dilettate nel provvedere alla traduzione e pubblicazione dei libri di Orwell. Diciamo quindi che la pubblicità ha fatto bene il suo lavoro.

Devo ammettere che parte dell’attenzione era inizialmente più diretta alla scelta nella diversità di copertine proposte; tuttavia, a convincermi definitivamente nella scelta del libro edito da Feltrinelli è stata l’aver incaricato Franca Cavagnoli per la traduzione del libro, riconosciuta per bravura e già nota per aver tradotto autori quali Mark Twain e Francis Scott Fitzgerald. Beninteso, non che le altre case editrici siano state da meno nella scelta dei traduttori del libro.

Partiamo quindi dalla traduzione: è davvero ben fatta, mi è piaciuta molto. La traduttrice mantiene i nomi inglesi dei personaggi, riesce a rendere lo stile lineare e diretto che – come scritto in una bella postfazione, piena di contenuti – lo stesso George Orwell voleva che arrivasse al lettore e che chiedeva venisse applicato anche dagli altri autori e giornalisti per non perdersi in inutili giri di parole volti, in sostanza, a non dire nulla e che nulla fanno capire al lettore. Altresì, rispetto alle altre traduzioni italiane, non vi è l’articolo all’inizio ed il titolo mantiene la scelta originale dell’opera, Animal Farm. A Fairy Story: Fattoria degli animali. Una fiaba.

Il libro, per stessa ammissione dell’autore, è di satira sulla Rivoluzione russa, della quale cerca di ripercorrerne eventi e personaggi nella Fattoria degli animali: lo scopo è mostrare come una rivoluzione, portata avanti nell’ideale di liberare gli oppressi, porti solo ad un cambio di padroni. In effetti, può ben rivolgersi a qualsiasi tipo di totalitarismo, non solo a quello di tipo comunista. È notevole che la stampa del libro venne osteggiata proprio perché rivolta nello specifico al regime comunista, così come la scelta del tipo di animale per la figura del leader destava perplessità. Bisogna tenere conto dei tempi di cui si discorre, siamo nel 1945, e si parla più di autocensura del mondo letterario inglese piuttosto che di esplicita censura governativa.

Fattoria degli animali. Una fiaba presenta, nel suo svolgimento, quelle che sono di volta in volta le degenerazioni del potere, come gli ideali rivoluzionari vengano ogni volta traditi e subiscano plagi e interpretazioni a favore del leader per ingannare le masse. L’autore sembra che temesse di aver reso l’idea, nella conclusione, che animali che impersonano il totalitarismo e umani avessero raggiunto una pacificazione: in realtà, traspare la sua volontà di sottolineare la discordia insita in quel rapporto, una trasposizione nella fiaba di quanto avvenuto in realtà tra Unione Sovietica e Occidente.