Fausto e Anna
by Carlo Cassola
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"...erano dieci anni che, prima di leggere questo romanzo, non avevamoricevuto più un'emozione altrettanto genuina e certa."Dall'introduzione di Mario Luzi.

Roberten73's Review

Roberten73Roberten73 wrote a review
1744
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Ero veramente un ragazzino al tempo e trascorrevo le vacanze estive coi miei in Versilia. Giusto qualche giorno prima che ce ne tornassimo in città conobbi una ragazza con la quale si sviluppò un'intesa particolare, cioè niente di che intendiamoci: rimanere a parlare da soli in spiaggia fino al tramonto, condividere qualche canzone, sedersi accanto al cinema, un paio di casti bacetti senza lingua. Però ci promettemmo, al momento delle rispettive partenze, di tenerci in contatto. Dato che lei abitava sulle colline fuori Prato ed io al tempo possedevo solo un 50ntino Piaggio – niente cellulare, niente skype, ecc. – per me lei era come se abitasse a Kranjska Gora. Così per rimanere in contatto ci scrivevamo delle lettere, proprio quelle con il francobollo, la carta di Snoopy o Joe Falchetto. Lunghe lettere nelle quali ci raccontavamo le cose di adolescenti come la scuola, i film visti in tv, i piccoli sogni, le uscite del pomeriggio del sabato, ecc. E tra lettere scritte e ricevute, l'inverno passò e agosto tornò di nuovo splendente e radioso, mentre noi due non vedevamo l'ora di rivederci, di riscoprire con gli occhi, la voce, il contatto, la magia che ci aveva colto 12 mesi prima. Attesa, trepidazione, misteriosa pretesa, palpitazione giovanile e tutto quanto. Poi però, la sera, quando ci ritrovammo come al solito davanti alla gelateria dove ci davamo appuntamento tutti quanti ci riscoprimmo, io e lei, incredibilmente estranei. Sì, dopo i saluti e i sorrisi(sempre più imbarazzati)infatti fu come se ci accorgessimo che la fisicità dei nostri corpi accresciuti di un anno aveva come annullato tutto, facendoci non-riconoscere. Scoprimmo che non sapevamo cosa dirci, non sapevamo cosa fare, tutto quello che c'era stato un anno prima e soprattutto tutto quello che ci eravamo detti nelle lettere invernali era come se si fosse evaporato, fium!: sparito, clamorosamente scomparso. Era passato poco tempo in realtà, ma sembrava una vita, tutto si era accelerato in fretta, eravamo confusi e inermi, vicini e distanti lì, ora, io e lei, in mezzo tutti quei giorni e tutte quelle lettere e anche il niente. Un grosso niente. Non ci veniva più naturale parlarci, quel “sentire” comune che ci aveva uniti pareva solo un ricordi, una cosa che era stata, come tante. Trascorremmo la serata assieme giusto perché ci sembrava obbligatorio farlo, ma niente complicità, niente intesa, alla fine lei si riunì alle sue amiche ed io a miei amici. Pochi giorni dopo lei si mise assieme ad un ragazzo di un paio d'anni più grande di me, che possedeva una bella moto e non portava gli occhiali ed io mi presi una cotta colossale per una tipa lombarda che aveva un piccolo neo nella parte superiore del grosso seno, che non mi filava manco per errore, ma che divenne la mia fedele compagna di solitari e furiosamente appiccicosi pomeriggi di quell'agosto.

Leggendo §Fausto e Anna§ di Cassola mi è tornata in mente questa storia. Sì perché la prima parte del libro – la migliore a mio modo di vedere – è tutta incentrata sul rapporto fra i due protagonisti che spesso, quando si incontrano o quando si scrivono lunghe e frequenti lettere, non sanno come reagire ai loro sentimenti, non riescono a rapportarsi, si avvicinano, paiono amarsi, ma subito dopo si allontanano, si scoprono diversi, vorrebbero persino odiarsi, dimenticarsi, rifiutarsi. In questa parte del romanzo emerge tutta l'inadeguatezza, l'ignoranza sentimentale, la totale mancanza di esperienza dei due giovani che si trovano a fronteggiare un mondo di relazioni amorose ben codificato, ben strutturato, mentre loro sono solo due ragazzi che palpitano e al massimo agiscono sbattendo la testa contro porte che non possono aprire perché non hanno le chiavi. Cassola a mio parere è molto bravo nel condurci nella quotidianità della loro ignoranza amorosa e a tratteggiare le due psicologie in gioco. Da una parte Anna che, essendo donna proveniente da una famiglia modesta, ha la “fortuna” e l'obbligo di una strada già definita per lei: deve trovare un uomo che sia serio, mettere su famiglia, credere in Dio e stop. È consapevole di questo destino e, sebbene senta di essere pronta e disponibile ad altro, vi si aggrappa e si tiene alla sua “missione”. Fausto invece studia, legge libri e critica la società borghese nella quale cresce. È confuso e odia e ama ad ondate. Non ha esperienza delle cose della vita, delle donne, di cosa voglia dire appunto amare o odiare. Si getta nelle cose come, alla sua età, tutti quanti ci siamo buttati in qualcosa.

Quando la guerra arriva nella parte di Toscana dove vive, Fausto diventa partigiano e sale sui monti per combattere. Mentre Anna da qualche anno è già sposata e ha una figlia. In questa seconda parte del romanzo, sempre a parer mio, la splendida partitura contrapposta fra Anna e Fausto si perde a favore di lunghe descrizioni della vita partigiana e delle difficoltà esistenziali del protagonista che prova sentimenti altalenanti sull'essere appunto partigiano. Sta facendo la cosa giusta? Sta sbagliando? Un dilemma che lo accompagnerà fino alla fine. Anche l'imprevedibile momento di gloria che proverà tornando da eroe liberatore nel paesino di Anna, non gli impedirà di avere amletici dubbi sul suo operato e sui suoi sentimenti. Ed infatti, mentre assistiamo alla costruzione di un finale che pare indirizzarci verso un epilogo “amorosamente” felice, Cassola ci piazza una chiusa che è, di nuovo, una porta sbattuta in faccia, perché i due protagonisti messi di fronte alla possibilità di essere(di nuovo) una coppia, non sanno come comportarsi. Il destino ha già scritto per loro la parte, ed essi non sono in grado di strapparla, guardarsi in faccia e voltare pagina.
Roberten73Roberten73 wrote a review
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Ero veramente un ragazzino al tempo e trascorrevo le vacanze estive coi miei in Versilia. Giusto qualche giorno prima che ce ne tornassimo in città conobbi una ragazza con la quale si sviluppò un'intesa particolare, cioè niente di che intendiamoci: rimanere a parlare da soli in spiaggia fino al tramonto, condividere qualche canzone, sedersi accanto al cinema, un paio di casti bacetti senza lingua. Però ci promettemmo, al momento delle rispettive partenze, di tenerci in contatto. Dato che lei abitava sulle colline fuori Prato ed io al tempo possedevo solo un 50ntino Piaggio – niente cellulare, niente skype, ecc. – per me lei era come se abitasse a Kranjska Gora. Così per rimanere in contatto ci scrivevamo delle lettere, proprio quelle con il francobollo, la carta di Snoopy o Joe Falchetto. Lunghe lettere nelle quali ci raccontavamo le cose di adolescenti come la scuola, i film visti in tv, i piccoli sogni, le uscite del pomeriggio del sabato, ecc. E tra lettere scritte e ricevute, l'inverno passò e agosto tornò di nuovo splendente e radioso, mentre noi due non vedevamo l'ora di rivederci, di riscoprire con gli occhi, la voce, il contatto, la magia che ci aveva colto 12 mesi prima. Attesa, trepidazione, misteriosa pretesa, palpitazione giovanile e tutto quanto. Poi però, la sera, quando ci ritrovammo come al solito davanti alla gelateria dove ci davamo appuntamento tutti quanti ci riscoprimmo, io e lei, incredibilmente estranei. Sì, dopo i saluti e i sorrisi(sempre più imbarazzati)infatti fu come se ci accorgessimo che la fisicità dei nostri corpi accresciuti di un anno aveva come annullato tutto, facendoci non-riconoscere. Scoprimmo che non sapevamo cosa dirci, non sapevamo cosa fare, tutto quello che c'era stato un anno prima e soprattutto tutto quello che ci eravamo detti nelle lettere invernali era come se si fosse evaporato, fium!: sparito, clamorosamente scomparso. Era passato poco tempo in realtà, ma sembrava una vita, tutto si era accelerato in fretta, eravamo confusi e inermi, vicini e distanti lì, ora, io e lei, in mezzo tutti quei giorni e tutte quelle lettere e anche il niente. Un grosso niente. Non ci veniva più naturale parlarci, quel “sentire” comune che ci aveva uniti pareva solo un ricordi, una cosa che era stata, come tante. Trascorremmo la serata assieme giusto perché ci sembrava obbligatorio farlo, ma niente complicità, niente intesa, alla fine lei si riunì alle sue amiche ed io a miei amici. Pochi giorni dopo lei si mise assieme ad un ragazzo di un paio d'anni più grande di me, che possedeva una bella moto e non portava gli occhiali ed io mi presi una cotta colossale per una tipa lombarda che aveva un piccolo neo nella parte superiore del grosso seno, che non mi filava manco per errore, ma che divenne la mia fedele compagna di solitari e furiosamente appiccicosi pomeriggi di quell'agosto.

Leggendo §Fausto e Anna§ di Cassola mi è tornata in mente questa storia. Sì perché la prima parte del libro – la migliore a mio modo di vedere – è tutta incentrata sul rapporto fra i due protagonisti che spesso, quando si incontrano o quando si scrivono lunghe e frequenti lettere, non sanno come reagire ai loro sentimenti, non riescono a rapportarsi, si avvicinano, paiono amarsi, ma subito dopo si allontanano, si scoprono diversi, vorrebbero persino odiarsi, dimenticarsi, rifiutarsi. In questa parte del romanzo emerge tutta l'inadeguatezza, l'ignoranza sentimentale, la totale mancanza di esperienza dei due giovani che si trovano a fronteggiare un mondo di relazioni amorose ben codificato, ben strutturato, mentre loro sono solo due ragazzi che palpitano e al massimo agiscono sbattendo la testa contro porte che non possono aprire perché non hanno le chiavi. Cassola a mio parere è molto bravo nel condurci nella quotidianità della loro ignoranza amorosa e a tratteggiare le due psicologie in gioco. Da una parte Anna che, essendo donna proveniente da una famiglia modesta, ha la “fortuna” e l'obbligo di una strada già definita per lei: deve trovare un uomo che sia serio, mettere su famiglia, credere in Dio e stop. È consapevole di questo destino e, sebbene senta di essere pronta e disponibile ad altro, vi si aggrappa e si tiene alla sua “missione”. Fausto invece studia, legge libri e critica la società borghese nella quale cresce. È confuso e odia e ama ad ondate. Non ha esperienza delle cose della vita, delle donne, di cosa voglia dire appunto amare o odiare. Si getta nelle cose come, alla sua età, tutti quanti ci siamo buttati in qualcosa.

Quando la guerra arriva nella parte di Toscana dove vive, Fausto diventa partigiano e sale sui monti per combattere. Mentre Anna da qualche anno è già sposata e ha una figlia. In questa seconda parte del romanzo, sempre a parer mio, la splendida partitura contrapposta fra Anna e Fausto si perde a favore di lunghe descrizioni della vita partigiana e delle difficoltà esistenziali del protagonista che prova sentimenti altalenanti sull'essere appunto partigiano. Sta facendo la cosa giusta? Sta sbagliando? Un dilemma che lo accompagnerà fino alla fine. Anche l'imprevedibile momento di gloria che proverà tornando da eroe liberatore nel paesino di Anna, non gli impedirà di avere amletici dubbi sul suo operato e sui suoi sentimenti. Ed infatti, mentre assistiamo alla costruzione di un finale che pare indirizzarci verso un epilogo “amorosamente” felice, Cassola ci piazza una chiusa che è, di nuovo, una porta sbattuta in faccia, perché i due protagonisti messi di fronte alla possibilità di essere(di nuovo) una coppia, non sanno come comportarsi. Il destino ha già scritto per loro la parte, ed essi non sono in grado di strapparla, guardarsi in faccia e voltare pagina.

Comments

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Sublime. Leggerti è una passeggiata per mano in un mondo inesplorato. Calore spontaneo e sincero. Istintivo fidarsi.
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Sublime. Leggerti è una passeggiata per mano in un mondo inesplorato. Calore spontaneo e sincero. Istintivo fidarsi.
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Ammiro sempre i rilettori. Sarà perché ritrovano buoni libri o perché il rileggere porta indietro anche nelle memorie personali. Tu l'hai fatto descrivendo moto bene una delle prime e più comuni delusioni: il passato è passato, nulla si riallaccia al presente e non è solo questione di età..
Quello c
... More
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Ammiro sempre i rilettori. Sarà perché ritrovano buoni libri o perché il rileggere porta indietro anche nelle memorie personali. Tu l'hai fatto descrivendo moto bene una delle prime e più comuni delusioni: il passato è passato, nulla si riallaccia al presente e non è solo questione di età..
Quello c
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ogni tanto penso a quante cose si perderà mio figlio, quattordici anni fra pochi giorni, che brucerà la distanza con skype e non scriverà mai lettere con la carta di snoopy (solo su questo dettaglio faccio per dire - mai sopportato snoopy e né conosciuto ragazzi portatori di - ma tutto il resto, tut... More
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ogni tanto penso a quante cose si perderà mio figlio, quattordici anni fra pochi giorni, che brucerà la distanza con skype e non scriverà mai lettere con la carta di snoopy (solo su questo dettaglio faccio per dire - mai sopportato snoopy e né conosciuto ragazzi portatori di - ma tutto il resto, tut... More
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mi viene in mente questa Anna :)
Anna come sono tante Anna permalosa Anna bello sguardo ,sguardo che ogni giorno perde qualcosa
se chiude gli occhi lei lo sa ,stella di periferia ...

(e il libro in WL ! e so anche a chi regalarlo)
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mi viene in mente questa Anna :)
Anna come sono tante Anna permalosa Anna bello sguardo ,sguardo che ogni giorno perde qualcosa
se chiude gli occhi lei lo sa ,stella di periferia ...

(e il libro in WL ! e so anche a chi regalarlo)
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Lasci suggestioni e ricordo che possono essere condivisi da più generazioni. Mi sa che devo trovare il tempo anche per Cassola.
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Lasci suggestioni e ricordo che possono essere condivisi da più generazioni. Mi sa che devo trovare il tempo anche per Cassola.
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La citazione di Kranjska Gora ti ha fatto salire di 127 punti, nella classifica dei vicini anobiani preferiti...
:)
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La citazione di Kranjska Gora ti ha fatto salire di 127 punti, nella classifica dei vicini anobiani preferiti...
:)
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Siamo alle solite, altro libro in wl! :)
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Siamo alle solite, altro libro in wl! :)
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Amo Cassola, e questo non l'ho ancora letto. Lo piazzo in lista subito.
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Amo Cassola, e questo non l'ho ancora letto. Lo piazzo in lista subito.
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Cassola, con Bassani, maestri di quel realismo in cui la vera rivoluzione sta nel vivere quotidiano. Attaccati dal "gruppo 63"e definiti i nuovi Liala, non riconoscendo e non riscontrando che l'impegno stava proprio in quella vita quotidiana. Ben pochi poi, ricordano che i luoghi di Cassola, sono qu... More
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Mi piace il tuo raccontarti attraverso Cassola, un letto modo di leggerlo, "ad uso personale". L'amarezza dolce dell'amor sognato....ora, vado di racconto mio: anch'io lo conobbi un'estate di vacanza italiana, 15 anni io, 19 lui, ci scrivemmo lettere lunghe che tengo ancora in una valigia in cantina... More
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Mi piace il tuo raccontarti attraverso Cassola, un letto modo di leggerlo, "ad uso personale". L'amarezza dolce dell'amor sognato....ora, vado di racconto mio: anch'io lo conobbi un'estate di vacanza italiana, 15 anni io, 19 lui, ci scrivemmo lettere lunghe che tengo ancora in una valigia in cantina... More