Febbre a 90'
by Nick Hornby
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Raccontando la sua storia di tifoso, Nick Hornby ci descrive i multiformi aspetti di un'ossessione: le abitudini, i riti, i tic, i sogni, le depressioni di un assiduo frequentatore di stadi. I molti appassionati del calcio possono ritrovare in questo racconto una parte della loro stessa vita. Perché la febbre del calcio, a tutte le latitudini, sembra essere la stessa e sembra rispecchiare le venture e le sventure della vita privata. Con una nuova introduzione dell'autore.

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AleSanAleSan wrote a review
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C’è vita oltre il calcio
Negli anni ho sentito e letto di tutto su questo libro di Hornby, il primo ad essere pubblicato, il primo che lessi anche se, in Italia, uscì dopo Alta Fedeltà. Ho sentito e letto commenti che lo relegano ad una “cronaca”, ad una “lista, ad un’opera sul calcio, magari precisando “inglese”, o semplicemente “Arsenal”. Onestamente mi sembrano tutte posizioni abbastanza distanti da ciò che racconta il libro, una storia che utilizza il calcio per raccontare un uomo, più che una squadra la quale, anzi, sembra apparire del tutto casualmente nella vita del protagonista pur diventando in seguito una vera ragione di vita.

Letto tanti anni fa e ripassato di tanto in tanto, Febbre a 90º è affascinante per die ovvie ragioni: la prima è che si tratta dell’autobiografia di un (allora) perfetto sconosciuto che ti convince comunque che ha qualcosa da raccontare anche se nulla di quello che ti passa sotto gli occhi assomiglia a qualcosa di eccezionale. La seconda è che questa autobiografia, in un attimo, prende la forma del romanzo di formazione, la crescita di un bambino, poi ragazzo, poi uomo, incastrata in un meccanismo molto semplice, con il quale è facilissimo immedesimarsi. La passione, che diventa devozione, gli affetti, la famiglia, gli amici, la malinconia. Il pretesto dell’essere tifoso, benché sia fondamentale per la storia, non sposta il fatto che Nick Hornby voglia parlarci di lui perché sa che, magari solo in piccole dosi, ci parlerà anche di noi. Per questo non smettiamo di leggere. E, in un certo senso, seguirà questo schema anche con il successivo Alta Fedeltà.

Hornby riesce nell’impresa di farsi apprezzare non solo per quello che ci trasmette, ma anche per il modo, quella sua scrittura che diverrà il marchio di fabbrica che lo farà leggere da milioni di persone; semplice, lineare, ironico, capace di creare attrazione nell’ordinarietà, di costruire una storia sulla normalità. Passione, fobie, amori, fanatismi, politica, affetti… È chiaro che, parlando molto di calcio, attiri più chi è tifoso o appassionato, ma credo che Febbre a 90º vada oltre e vada visto per quello che è, un libro sulla vita e sulla crescita. E credo che serva leggerlo per capire l’autore e la società britannica coi suoi tanti autori “pop” contemporanei.
Mendel85Mendel85 wrote a review
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" Educazione sentimentale" di un tifoso
Mi innamorai del calcio come mi sarei poi innamorato delle donne: improvvisamente, inesplicabilmente, acriticamente, senza pensare al dolore o allo sconvolgimento che avrebbe portato con sé.

è qualcosa che non puoi capire se non ci sei dentro

Domanda:
Cosa hanno in comune il Mendel bambino di 8 anni, il Mendel adolescente di 16 e il Mendel uomo di 32?
A 8 anni volevo sposare mia madre, portavo i capelli a caschetto,leggevo Topolino e cantavo le canzoni della Chiesa.
A 16 la mia donna ideale era un ibrido formato dal corpo di Megan Gale e il viso di Christina Aguilera; portavo i capelli con la coda, leggevo Verne e ascoltavo i Panthera ( Dio abbia misericordia di me)
Eppure un filo rosso che collega il bambino di 8, il ragazzo di 16, e l' uomo di 33 c'è.
Perchè se aveste chiesto contemporaneamente a tutte tre qual'è il risultato e il tabellino dell'ultima partita della propria squadra del cuore avreste avuto la stessa risposta.
Ecco, questo è un libro scritto per tutti quelli che considerano gli anni a 4 cifre con il trattino, da agosto a maggio;per tutti quelli che per una partita di calcio hanno pianto, di gioia o di dolore; per tutti quelli che il sabato sera, o domenica pomeriggio, o domenica sera, ( per capirci quando gioca la squadra del cuore) non possono prendere impegni, (e le fidanzate e gli amici lo sanno); per tutti quelli che hanno come più grande timore che il figlio possa nascere con una fede calcistica diversa; per tutti quelli per i quali il "calcio NON è soltanto un gioco".
Perchè? Non lo so.
Il calcio ha significato troppo per me e continua a significare troppe cose... Sono andato a vedere troppe partite, ho speso troppi soldi, mi sono incazzato per l'Arsenal quando avrei dovuto incazzarmi per altre cose, ho preteso troppo dalla gente che amo... Okay, va bene tutto! Ma... non lo so, forse è qualcosa che non puoi capire se non ci sei dentro. Come fai a capire quando mancano tre minuti alla fine e stai due a uno in una semifinale e ti guardi intorno e vedi tutte quelle facce, migliaia di facce stravolte, tirate per la paura, la speranza, la tensione, tutti completamente persi senza nient'altro nella testa... E poi il fischio dell'arbitro e tutti che impazziscono e in quei minuti che seguono tu sei al centro del mondo, e il fatto che per te è così importante, che il casino che hai fatto è stato un momento cruciale in tutto questo rende la cosa speciale, perché sei stato decisivo come e quanto i giocatori, e se tu non ci fossi stato a chi fregherebbe niente del calcio?

E' un comportamento da stupidi? Non lo nego.

Ossessivo,possessivo,compulsivo, maniaco, fobiaco, infantile, superstizioso:in una parola un tifoso. Con un sinonimo un malato. Questa è l'educazione sentimentale del tifoso di calcio che Hornby descrive. E forse più che ai calciofili questo libri è ad uso e consumo per le povere persone che purtoppo ne hanno cura. ( Grazie Eli che mi sopporti! )
Ma a mia parziale difesa, senza voler invocare la momentanea infermità di mente, potrei dire che il calcio,come la vita, fornisce qualche insegnamento
1. La vita non è, e non è mai stata, una vittoria in casa per 2-0, contro i primi in classifica, con la pancia piena di patatine fritte.
e
2. E la cosa stupenda è che tutto questo si ripete continuamente, c'è sempre un'altra stagione. Se perdi la finale di coppa in maggio puoi sempre aspettare il terzo turno in gennaio, che male c'è in questo? Anzi, è piuttosto confortante, se ci pensi

Ma una cosa mi sento in dovere di dirvela: Se pensate che questa sia solo una fase... sappiate che QUESTA FASE NOI NON LA SUPEREREMO MAI!

youtube.com/watch?v=R-5GUNQz7Hg

Buon campionato a tutti !

P.S: Se siete tra quelli che avete trovato noioso il libro, e di conseguenza il calcio, ricordatevi che :

Lamentarsi perché il calcio è noioso è un po’ come lamentarsi per il finale triste di  Re Lear; vuol dire non aver capito niente. Per il tifoso vero, il calcio come divertimento esiste nella stessa maniera in cui in mezzo alla giungla esistono gli alberi che cadono: presumiamo che succeda, ma non siamo in grado di poterlo dire.
Carla Casazza (Boskoop)Carla Casazza (Boskoop) wrote a review
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La recensione che segue è stata pubblicata sulla rivista letteraria online Il Colophon

“Mi innamorai del calcio come mi sarei poi innamorato delle donne: improvvisamente, inesplicabilmente, acriticamente, senza pensare al dolore o allo sconvolgimento che avrebbe portato con sé”.
Nacque così, all’età di 11 anni, per Nick Hornby una grande passione, talmente grande da dedicargli un libro, Febbre a 90', che lo ha reso uno scrittore celebre. Una sorta di autobiografia di sé e dell’Arsenal, nota squadra londinese, scandita dalle partite che ha disputato tra il 1968 e il 1992, anno in cui è uscito il libro. Ogni capitolo infatti descrive un incontro (immagino scelto tra i più degni di nota disputati dalla squadra) ma allo stesso tempo offre lo spunto a Hornby per raccontare la propria vita e provare a descrivere le emozioni che si annidano nell’animo di un tifoso.
Tutto ebbe inizio nel 1968 — appunto — quando il padre di Hornby se ne andò di casa per un’altra donna. L’equilibrio familiare venne sconvolto e lo scrittore e la sorella, pieni di risentimento per il genitore, erano restii a frequentarlo. Perciò il padre cercò di conquistare Nick invitandolo a vedere la finale di Coppa fra West Brom ed Everton: “Gli dissi che il calcio non mi interessava, neppure la finale di Coppa — il che era vero, per quanto ne ero consapevole — ma rimasi comunque incollato alla televisione per l’intera partita. Alcune settimane più tardi guardai, incantato, l’incontro Manchester United — Benfica, con mia mamma, e alla fine di agosto mi alzai presto per sentire com’era andato lo United nella finale della Coppa Intercontinentale. Amavo Bobby Charlton e George Best (non sapevo niente di Denis Law, il terzo della Santissima Trinità, che aveva saltato l’incontro con il Benfica a causa di un infortunio) con un ardore che mi aveva preso completamente di sorpresa; durò tre settimane, finché mio padre non mi portò a Highbury per la prima volta”. Highbury — per chi non lo sapesse — era lo stadio dove giocava l’Arsenal all’epoca.
Chi ama la scrittura di Hornby in Febbre a 90' trova già le premesse che ne hanno fatto uno dei principali scrittori britannici degli ultimi 25 anni, ma c’è dell’altro: in questo libro riesce a esprimere l’essenza del tifo sportivo, a fare respirare anche a coloro che non sono interessati al calcio, e nemmeno allo sport in generale, le sensazioni di chi ha una squadra del cuore e soffre o gioisce per lei. Scrive Hornby nella prefazione: “Febbre a 90' riguarda la condizione del tifoso. Ho letto libri scritti da persone che evidentemente amano il calcio, ma questa è tutta un’altra cosa; e ho letto libri scritti, in mancanza di una parola migliore, da hooligan; ma almeno il 95 per cento dei milioni di spettatori che ogni anno guardano le partite non hanno mai dato un pugno in vita loro. Questo libro quindi è per noialtri, e per chiunque si sia chiesto cosa significhi essere fatti così. Nonostante i particolari qui riportati riguardino solo me, spero stuzzicheranno quanti si siano mai scoperti andare alla deriva, nel bel mezzo di una giornata di lavoro o di un film o di una conversazione, verso un sinistro al volo nel sette di destra, sferrato dieci o quindici o venticinque anni fa”.
Probabilmente proprio una parte del successo del libro è dovuta a questa capacità di rendere giustizia al tifoso, di collegarlo empaticamente col resto del mondo, di farlo vedere sotto una luce diversa dal sempliciotto che si scalda per alcuni uomini in calzoncini che corrono dietro a una palla, di fare capire a chi vede tutto dall’esterno che c’è qualcosa di profondo e genuino nel dedicare le domeniche alla partita.
Addirittura, attraverso la rievocazione delle partite che hanno scandito la sua vita, Hornby trova una chiave di lettura alla propria esistenza, fino alla rivelazione: “Contro l’Aston Villa, una settimana dopo il Wrexham, mi balenò davanti agli occhi tutta la mia vita. Un pareggio 0–0, contro una squadra da niente, in una partita insignificante, di fronte a un pubblico insofferente, di tanto in tanto arrabbiato ma più che altro stancamente tollerante, nel freddo gelido di gennaio… L’unica cosa che mancava era Ian Ure che inciampa su se stesso, e mio papà, che continua a mugugnarmi accanto”.
E dopo avere letto il libro, forse vi scoprirete tifosi persino voi.
Una curiosità: dopo il successo della prima edizione, che vendette più di un milione di copie in Gran Bretagna, Febbre a 90' fu ristampato e regalato agli abbonati dell’Arsenal durante la stagione 2005–06, l’ultima in cui la squadra giocò nello stadio di Highbury.