Fight Club
by Chuck Palahniuk
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Chuck Palahniuk racconta la storia di un giovane come tanti che scopre che lasua rabbia per essere costretto a vivere in un mondo pieno di fallimenti e dimenzogne non può essere soffocata. Troverà sollievo per sé e per molti altrigiovani, arrabbiati come lui, grazie a degli inco... More

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Rosaria Luisa D'AngeloRosaria Luisa D'Angelo wrote a review
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“Non importa che se ne parli bene o male, purché se ne parli”. Pochi romanzi si accostano alla famosa affermazione di Oscar Wilde più di “Fight Club”. È quasi impossibile restare indifferenti di fronte ad una lettura così particolare. Il giudizio, sia esso positivo o negativo, passa in secondo piano, tale è la capacità di Palahniuk di incuriosire il lettore con un prodotto unico, apparentemente non accostabile ad alcun genere.


La storia ha come protagonista un anonimo trentenne. Nonostante disponga di un buon lavoro, è sfiduciato nei confronti del genere umano, oltre a soffrire di una tremenda insonnia che lo costringe a partecipare a numerosi gruppi di sostegno per malati terminali, dove trova un conforto che non riesce ad avere nella vita di tutti i giorni.

L’incontro con Tyler Durden cambia la sua vita dopo anni di torpore e passività. Il bizzarro personaggio si presenta come una sorta di guru, demolitore del moderno capitalismo e di una società votata ad un consumismo sfrenato, indotto e non necessario, a difesa della repressa classe media.

I due trovano conforto per se stessi e per molti altri uomini in incontri clandestini di lotta libera tenuti nei sotterranei di bar, cantine, garage, dove sfogare le proprie frustrazioni. Nasce il “Fight Club”, il primo passo di un surreale disegno più ampio che mira alla distruzione della società.


Il libro è un provocatorio simbolo della Generazione X che in chiave puramente concettuale, e per mezzo di molti stereotipi, mira a rappresentare i nati tra il 1965 e il 1980 come un gruppo di individui mediamente caratterizzati da uno scarso sentimento di appartenenza alla società e al valore delle istituzioni, e da un forte scetticismo verso un futuro percepito come vuoto.

Palahniuk utilizza un vocabolario nichilistico, sincopato, ossessivo. Indicative sono le continue ripetizioni di parole e concetti evidentemente volti a fissare un’immagine precisa nella mente del lettore, affascinato e allo stesso tempo smarrito nel continuo cambio di prospettiva della trama, dal momento che già dopo poche pagine si perdono il conto dei flashback e dei salti temporali ideati dall’autore.


Per quanto lo stile sia frammentato, la provocazione è precisa e cristallina. Un messaggio di critica nei confronti del consumismo, dell’arrivismo sfrenato della civiltà moderna, dell'omologazione, della pubblicità che diffonde modelli impossibili da seguire e da imitare, della massa che si lascia imbrigliare da una rete di menzogne. Ma è una provocazione che non risparmia critiche anche alla presunta ideologia sovversiva.


Pur riconoscendo l’indubbia originalità dei contenuti, del linguaggio e delle metafore disseminate per tutto il romanzo, “Fight Club” non mi ha propriamente turbata o sconvolta. Né tantomeno mi sono riconosciuta nel protagonista. Però mi ha senz’altro incuriosita. E vagamente pungolata. E non è poco.


Scappo a vedere il film!

Nuvola in viaggioNuvola in viaggio wrote a review
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Nella postfazione di Fernanda Pivano il primo romanzo di Chuck Palahniuk viene descritto come una delle più violente aggressioni realizzate (fino al 1996, data di pubblicazione del libro) dalla Generazione X alla semantica dei baby boomers. Aver letto questo libro con 25 anni di ritardo mi permette di sovrapporre lo sguardo di oggi e di realizzare quanto in Italia fossimo ancora più intrappolati dentro al sistema e meno consapevoli delle insidie che consumismo, materialismo e yuppismo in quello stesso periodo portavano con sé. Prima fra tutte la frantumazione della società in tanti ego ipertrofici alla spasmodica ricerca di successo, con la competizione assunta a valore assoluto.
Raccontando la storia dell'omonimo protagonista, di Tyler Durden e di Marla, l'autore va oltre l'intento di svelare il vuoto che si cela dietro alla ricerca della perfezione che l'american way of life inculcava (e tuttora inculca) nell'individuo. Descrive ciò che accade all'essere umano quando cerca di dare un senso diverso alla propria vita nell'esatto momento in cui questa é perfettamente innestata (quasi stritolata) nel meccanismo conformista.
Racconta, quindi, come sia possibile perdere e rinnegare la propria identità pur nello sforzo di cercarla.
Il fight club è un ritrovo di uomini che hanno perso ogni riferimento, uomini che, cercando di distruggersi, tentano di recuperare la percezione del proprio potenziale fisico e psichico, perché "forse l'automiglioramento non é la risposta, forse la risposta è l'autodistruzione".
Il fight club è un luogo protetto dal silenzio, quasi irreale e onirico. Sono le ferite che restano nei corpi e le cicatrici dell'anima a testimoniare, quando finisce la notte, la sua esistenza lasciando tracce profonde nella memoria fisica e psichica.
Ad un certo punto il gioco (oltre a favorire l'espansione incontrollata dei fight club, fino quasi ad espellere e disconoscere il suo stesso ideatore) si trasforma in un progetto di caos organizzato, definito anche come burocrazia dell'anarchia, volto a destabilizzare la società e "a far prendere coscienza a ciascun partecipante del progetto di potere che ha di controllare la storia".
Il resto è da scoprire: il colpo di scena finale, il linguaggio a tratti straniante, ripetitivo, ossessivo e sconclusionato, insieme ai tanti momenti surreali e dissociativi, come descrizioni di incubi sovrapposti.
Oltre ad aver letto in ritardo il libro, non ho mai visto il film. Spero di averne presto l'occasione, perché già solo il fatto che sia Edward Norton ad interpretare il protagonista promette bene.
MentaMenta wrote a review
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OmarOmar wrote a review
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Non avevo ancora letto questo famoso romanzo, ma ovviamente avevo già visto il film tratto da esso in precedenza.
Mi è quindi mancato il colpo di scena sulla reale identità di Tyler Durden, il coprotagonista della storia, ma questo non ha di certo sminuito il senso di disorientamento che si prova nella lettura.
Un romanzo che si presta a diversi livelli di lettura, in quanto affronta svariati temi dal punto di vista allucinato e disordinato del protagonista.
Ad una lettura superficiale la narrazione segue la vicenda dell'anonimo protagonista, dell'istituzione dei Fight Club come vie di fuga dalla monotonia e dall'assimilazione della vita quotidiana, fino al punto in cui la creatura sfugge al controllo del protagonista, quasi rivoltandosi contro di esso.
Ma è anche un libro che descrive il disagio e il senso di alienazione di molte classi sociali, il bisogno di comprensione e vicinanza delle persone gravemente malate, il pessimismo nei confronti della vita e la presa di coscienza della sua completa mancanza di senso, e infine la follia e la perdita di controllo cui tutte queste crisi possono portare.
Paradossalmente, tutte queste figure in crisi e prive di identità, cercheranno una via di fuga solo per finire omologate nei fight club, dove abbandoneranno sì le loro vite tristi e prive di senso, ma senza trovare una nuova identità, e anzi finendo per essere, come le chiama il protagonista, delle "scimmie spaziali": meri strumenti di un ordine di cui neppure conoscono il fine, ma solo le regole.
Un romanzo le cui lettura ho trovato difficile, con uno stile schizofrenico che ricalca la condizione del protagonista, con ripetizioni frequenti, scene confuse tra passato e presente.
Il tutto sarebbe comunque molto apprezzabile ed originale, non fosse che personalmente ho trovato la narrazione priva di quel ritmo che ti spinge a procedere, come non vi fosse una soluzione alla disperazione presentata, come non vi fosse una via d'uscita.