Filinona di fine estate
by Cristina Cassar Scalia
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Esteban Torres, cubano-americano con cittadinanza italiana e residenza in Svizzera, viene trovato morto nel parcheggio dell'aeroporto di Catania; qualcuno gli ha sparato al cuore. L'uomo ha un passato oscuro, e girano voci che avesse amicizie pericolose, interessi in attività poco pulite. Eppure le ... More

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Lilli LuiniLilli Luini wrote a review
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Giogio53Giogio53 wrote a review
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Altri raccontini in giallo - 28 feb 21
L’ottavo volume della collana “Italia in Giallo” riporta in alto giudizi e considerazioni, nonché stimoli per altre letture. Non conoscevo l’autrice, e devo dire che la scrittura interessante, il tratteggio siciliano della trama, ed altri piccoli episodi, mi spingono ad approfondirne la conoscenza.
Intanto, rimaniamo su questo racconto e sulla presentazione dei personaggi che forse (o sicuramente) sono gli attori principali dei suoi libri. Prima di tutto, il titolo con quel termine potentemente siciliano: filinona. Sembra derivi dall’unione di filo e nona, cioè filo nel senso di verso, di tendenza, e nona come l’ora del giorno secondo le antiche usanze contadine. Si pensa quindi ad un orario intorno alle ore 15 (nove ore dopo l’alba). Un’ora tipica per riposarsi, dopo un pranzo, anche frugale, e sedersi all’ombra per godersi il tempo caldo sonnecchiando.
Ed è così, sotto il suo albero, che sembra riposare Giambattista Tommasello detto Titta, innamorato della filinona, tanto da chiamare così la varietà di arance che coltiva nel suo agrumeto, nonché l’aranciata che ne ricava. Purtroppo, non riposa, ma è morto, e da molti segni avvelenato.
Da questo quadro rurale, cominciamo a conoscere i vari personaggi di Cassar Scalia: l’ispettore capo Carmelo Spanò, ultima ruota del carro poliziesco, ma profondo conoscitore del luogo (siamo nel catanese e nel suo entroterra); quindi l’attrice principale, il vicequestore Vanina Guarrasi, che capiamo essere fuggita dalla natia Palermo, dove pur esercitava, per una qualche questione di mafia che prima o poi conosceremo. Ora lavora ai “Reati contro la persona” a Catania, vivendo in una casa fuori città, coccolata dalla vedova Bettina, e cercando di capire ed inserirsi nella vita cittadina. Infine, entra in scena anche Biagio Patanè, commissario in pensione, che serve a Vanina un po’ come “dottor Watson”, non partecipa attivamente alle indagini, ma ragiona con la nostra, trovando insieme vene d’analisi agli eventi delittuosi. Ci sono altri “attori non protagonisti” che fanno comparsate, e che forse conosceremo in altri contesti: Calì, l’anatomo patologo che scoprirà il veleno utilizzato ad uccidere Titta (si tratta di acanto) e Giulia, avvocato, amica di Vannina e conoscitrice del lato alto del mondo catanese (il coté borghese del proletariato di Spanò).
Per rimanere sulle indagini, due sono i filoni che Vannina e Patanè analizzano nei loro discorsi: la gelosia professionale e la gelosia amorosa. La prima impersonata dal vicino di Titta, cui il morto aveva sottratto tratti di agrumeto forse con qualche marachella, e che è l’ultimo ad aver avvicinato il morto prima della sua brutta fine. La seconda invece molto più estesa, che il morto è stato per anni un grande sciupafemmine, solo da pochi mesi rinsavito, ed avviato a giuste nozze con la giovane e piacente Valeria.
C’è Valeria, quindi, che potrebbe aver avuto un soprassalto di gelosia nello scoprire gli altarini di Titta, c’è Ilaria Lo Verde, l’ultima amante quasi ufficiale di Titta, c’è la Sammartino, l’agronoma che ha aiutato il morto a costruire la sua impresa e che con lui si accompagnava volentieri se non spesso. E forse altre donne.
Il tutto sarà legato allo scoprire come e chi si poteva procurare l’acanto, che è sì un potente veleno, ma in quantità non reperibile normalmente sul mercato.
La parte nera, tuttavia, non è così coinvolgente e misteriosa come potrebbe essere (alcuni indizi portano verso la soluzione sin dalle prime indagini). Mentre è bella e a me piaciuta tutta la descrizione del contorno: la campagna ed i suoi colori, la discesa a mare, il pesce mangiato nel porto di Catania, nonché la bevanda che solo lì ho anch’io bevuto ed apprezzato: selz, limone e sale. Buona e dissetante.
Una discreta lettura, ed un’autrice da seguire per capirne meglio le attualità visto come sono qui le sue potenzialità.
MiriamMiriam wrote a review
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