Finanza cattolica
by Ferruccio Pinotti, Sergio Noto
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Che il mondo laico cerchi il profitto può non piacerci, ma si spiega. Ma che vescovi, uomini di chiesa, esponenti politici che fanno professione di fede cattolica, finanzieri osservanti dei precetti religiosi siano in prima fila in comportamenti economici che di caritatevole non hanno proprio niente, è un fenomeno moralmente ripugnante, oltre che molto antico. Senza alcuna preclusione ideologica, ma solo sulla base dei documenti, questo libro racconta i fatti – a tratti clamorosi, spesso inediti – di banche grandi e piccole, società riconducibili alla vasta area della presenza cattolica nella vita civile italiana, di personaggi molto in luce e molto in ombra che hanno segnato la storia italiana del Novecento.

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Macondo Città Dei LibriMacondo Città Dei Libri wrote a review
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Soldi benedetti
C’è un filo spesso e resistente che lega tra di loro, in un’inquietante continuità, le epoche recenti. È il filo verde delle banche, dell’affare, dell’interesse, della speculazione. Una corda di filigrana inossidabile, opera sapiente di banchieri e lucratori, che si stringe al collo della gente comune, si alimenta dei suoi debiti, si rafforza del sangue dei sacrifici. A un capo e all’altro stazionano, tirando in senso opposto, i grandi manovratori della finanza. Michele Sindona e Roberto Calvi, Callisto Tanzi e Cesare Geronzi, Enrico Cuccia e Silvio Berlusconi. Sono atleti del profitto, culturisti dell’affare, meglio se sotterraneo. Sono i numi tutelari del capitalismo, i garanti del liberismo, piante antropizzate che fontosintetizzano denaro.

Sono laici e sono ferventi cattolici. Opusisti e pidduisti, massoni e congregati. Un marasma confuso di anime in pena nel limbo dell’avere, del conquistare, dell’intascare. Perché quando c’è da mettere legna in cascina, non ci sono fedi o fideismi che reggano. Questo, in sostanza, il senso sotteso al libro-inchiesta del giornalista Ferruccio Pinotti, “Finanza cattolica”, edito da Ponte alle Grazie sul desinare dell’anno scorso. Un grande (anche se breve nella mole) romanzo dell’affare, quello di Pinotti, che racchiude, in un plot di fallimenti congeniati ad arte (in ordine, dall’Ambrosiano ai recenti crac di Parmalat e Cirio), manipolazioni finanziarie, scalate sociali di avventurieri senza scrupoli, la storia triste e desolante di un settantennio di Belpaese.

Come in una grande scacchiera, sulla scena geometrica di Pinotti si muovono gli alfieri dell’economia cattolica. Ognuno con i suoi obblighi, ognuno con le sue mosse predeterminate, ognuno subito pronto a smentire la possibilità che, dietro l’idea religiosa si annidi una disciplina morale rigorosa foriera di onestà. Prendono corpo, come su un antico tornio, vecchie giare dai ceselli inquietanti. Hanno la faccia di Marcinkus e i colori dello Ior, la forma dell’Ambrosiano e l’odore polveroso della mafia. Ma anche i connotati del perdente Antonio Fazio e del vincente Giovanni Bazoli, i contorni dei depositi bancari offshore creati da molti papi (da Pacelli fino a Ratzinger, ivi compreso il Pontefice degli ultimi, quel Carol Wojtyla vero e proprio stallone si razza della strategia capitalista d’arrembaggio, finanziatore di movimenti politici e sindacati polacchi), la figura di Silvio Berlusconi, manna nel deserto italico per le banche e gli affaristi bianchi e benedetti.

Un saggio intrigante e documentato, che fa le pulci, con minuzia veterinaria, alle cose della Santa Romana Chiesa e al gruppo di accoliti da questa sguinzagliati nei meandri economico-finanziari. Pinotti stana la Santa Sede facendole annusare un pezzettino di quella grana verde chiamata denaro. Il suo testo finisce per essere cruento e letale, come possono esserlo solo i colpi di certi cecchini, addestrati per uccidere. E lui, appostato sul tetto dell’informazione, mira, spara e colpisce.

Ferruccio Pinotti, “Finanza cattolica”, Ponte alle Grazie 2011
Giudizio: 3 / 5 – Impietoso

statoquotidiano.it/26/02/2012/macondo-la-citta-dei-libri-65/70422