Finzioni
by Jorge L. Borges
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«L'esile volume di 146 pagine sfidava la nostra immaginazione di diciottenni innamorati delle visioni di Jim Morrison e di William Blake con una visionarietà ironicamente erudita, minuziosa fino a sembrare perversa e abbastanza vaga da spingerci a cercare di decifrarla come una lingua straniera. Ora "Finzioni" torna in una nuova e splendida versione italiana accresciuta dai tre racconti che Borges vi aggiunse... E a percorrere di nuovo i sentieri biforcuti dell'argentino, a rileggere certi memorabili attacchi, ci si accorge non solo che il loro potere pacatamente incantatorio è immutato, ma in qualche modo si è ramificato, come in un racconto di Borges. Che cosa è successo? Solo che quasi tutta la letteratura degli ultimi quarant'anni, da Calvino a Pynchon a Molina a infiniti altri, si è confrontata o scontrata con l'universo onirico e lievemente delirante scaturito da "Finzioni".» (Giuseppe Montesano)

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MauriziaMaurizia wrote a review
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Fantastico e realistico Borges!
Il giardino dei sentieri che si biforcano...e Pierre Menard, autore del Chisciotte
...sono le mille possibilità che la vita ci offre, le scelte, le decisioni, gli incontri ed ogni volta decidiamo di andare da una parte ma potremmo andare anche dall’altra o da un’altra ancora o qualcuno decide per noi...tutte queste possibilità non sono nello spazio ma nel tempo. Labirinto e romanzo coincidono, è solo nel romanzo che possiamo costruire e vedere gli innumerevoli futuri, ma sono reali o solo una dimensione dell’anima nel tempo? E se Borges fosse vissuto al tempo dei social network, sarebbe stato un anobiano entusiasta? La città del libro e dei lettori diventa una dimensione senza spazio in cui tutti i futuri sono possibili. Nella lettura non ci muoviamo in modo sequenziale, ogni lettura ci consente di fare dei salti, funziona come un ipertesto, come un link che ci apre a nuove possibilità, che ci consente di vederci in tutti i futuri possibili.
Pierre Menard, autore del Chisciotte
“Chi insinua che Menard dedicò la sua vita a scrivere un Chisciotte contemporaneo, calunnia la sua chiara memoria.
Non volle comporre un altro Chisciotte – ciò che è facile – ma il Chisciotte. Inutile specificare che non pensò mai a una trascrizione meccanica dell’originale; il suo proposito non era di copiarlo. La sua ambizione mirabile era di produrre alcune pagine che coincidessero – parola per parola e riga per riga – con quelle di Miguel de Cervantes (…).
Il metodo che immaginò da principio, era relativamente semplice. Conoscere bene lo spagnolo, recuperare la fede cattolica, guerreggiare contro i mori o contro il turco, dimenticare la storia d’Europa tra il 1602 e il 1918, essere Miguel de Cervantes. Menard studiò questo procedimento (so che giunse a una padronanza sufficiente dello spagnolo del secolo XVII) ma lo scartò perché facile. Piuttosto, perché impossibile! dirà il lettore. D’accordo, ma l’impresa era già impossibile in partenza, e di tutti gli impossibili mezzi per condurla a termine, questo era il meno interessante. Essere nel secolo XX un romanziere del secolo XVII gli parve simulazione. Essere in qualche modo Cervantes, e giungere così al Chisciotte, gli parve meno arduo – dunque meno interessante – che restare Pierre Menard e giungere al Chisciotte attraverso le esperienze di Pierre Menard (…)
(…) il frammentario Chisciotte di Menard è più sottile di quello di Cervantes (…)
Il raffronto tra la pagina di Cervantes e quella di Menard è senz’altro rivelatore. Il primo, per esempio, scrisse (Don Chisciotte, parte I, capitolo IX):
…LA VERITÀ, LA CUI MADRE È LA STORIA, EMULA DEL TEMPO, DEPOSITO DELLE AZIONI, TESTIMONE DEL PASSATO, ESEMPIO E NOTIZIA DEL PRESENTE, AVVISO DELL’AVVENIRE.
Scritta nel secolo XVII, scritta dall’ingenio lego Cervantes, quest’enumerazione è un mero elogio retorico della storia. Menard, per contro, scrive:
…LA VERITÀ, LA CUI MADRE È LA STORIA, EMULA DEL TEMPO, DEPOSITO DELLE AZIONI, TESTIMONE DEL PASSATO, ESEMPIO E NOTIZIA DEL PRESENTE, AVVISO DELL’AVVENIRE."
La storia, madre della verità; l’idea è meravigliosa. Menard, contemporaneo di William James, non vede nella storia l’indagine della realtà, ma la sua origine. La verità storica, per lui, non è ciò che avvenne, ma ciò che noi giudichiamo che avvenne. Le clausole finali – esempio e notizia del presente, avviso dell’avvenire – sono sfacciatamente pragmatiche.
Altrettanto vivido il contrasto degli stili. Lo stile arcaicizzante di Menard resta straniero, dopo tutto, e non senza qualche affettazione. Non così quello del precursore, che maneggia con disinvoltura lo spagnolo corrente della propria epoca.
Non v’è esercizio intellettuale che non sia finalmente inutile. Una dottrina filosofica è al principio una descrizione verosimile dell’universo; passano gli anni, ed è un semplice capitolo – quando non un paragrafo o un nome – della storia della filosofia. Nelle opere letterarie, questa caducità finale è ancora più evidente. Il Chisciotte – mi diceva Menard – fu anzitutto un libro gradevole; ora è un’occasione di brindisi patriottici, di superbia grammaticale, di oscene edizioni di lusso. La gloria è una forma d’incomprensione, forse la peggiore”.
Fantastico e realistico Borges!
PaolosparapaniPaolosparapani wrote a review
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