Fiori per Algernon
by Daniel Keyes
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Algernon è un topo, ma non è un topo qualunque. Con un'audace operazione, uno scienziato ha triplicato il suo QI, rendendolo forse più intelligente di alcuni esseri umani. Di certo più di Charlie Gordon che, fino all'età di trentadue anni, ha vissuto nella dolorosa consapevolezza di non essere molto...

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Scienza senza coscienza non è che la rovina dell’anima
Un libro bellissimo, potentemente commovente. La profondità e l’intelligenza emotiva di Charlie, pur con il suo deficit intellettivo, si dimostrano di gran lunga superiori a quelle di tanti accademici di professione, fondamentalmente aridi e incapaci di mettere il cuore al servizio della scienza. Ma una scienza non temperata dall’affettività, dall’amore per la vita e per le creature portatrici di vita che pretende di studiare, una scienza senz’anima, che scienza è?
E’ un’impostura, un abominio che ha perso di vista il senso stesso della sua esistenza e finalità.
Charlie impartirà lezioni di vita, purtroppo inascoltate, ai tronfi cattedratici, gretti e miserabili nella loro smania di risultati che non tiene in alcun conto la dignità dei soggetti di studio. Algernon e Charlie sono simboli, vittime sacrificali di questa scienza malata, pervertita, accecata dalla sua criminale onnipotenza esercitata, non a caso, sulle creature più deboli e indifese, un topo e uno psicolabile.


”Quanto più diventerai intelligente, tanto più numerose saranno le difficoltà che incontrerai, Charlie. Il tuo sviluppo intellettuale supererà lo sviluppo emotivo. E constaterai, credo, che progredendo vorrai parlarmi di molte cose.”
”Ora capisco che una delle ragioni importanti per frequentare l’università e farsi un’istruzione è la necessità di imparare che le cose nelle quali si è creduto per tutta la vita non sono vere, e che niente è come sembra essere.”
”Come è strano che persone sensibile e di animo buono, persone che non approfitterebbero di un cieco o di un uomo nato senza braccia o gambe, non esitino a maltrattare un uomo privo di intelligenza! Mi ha esasperato ricordare che non molto tempo fa io, come questo ragazzo, avevo pazientemente fatto la parte del pagliaccio. E quasi me n’ero dimenticato. Soltanto poco tempo fa ho capito che la gente rideva di me. Ora mi rendo conto che senza saperlo mi ero unito agli altri ridendo di me stesso. E questo mi addolora più di ogni cosa.”
”Benchè sappiamo che alla fine del labirinto ci aspetta la morte (ed è questa una cosa che io non ho sempre saputo...non molto tempo fa, l’adolescente in me credeva che la morte potesse toccare soltanto agli altri), ora capisco che la via ch’io scelgo nel labirinto fa di me quello che sono. Non sono soltanto una cosa, ma anche un modo di essere, uno dei tanti modi, e conoscere le vie che ho seguito e quelle che non ho preso mi aiuterà a capire che cosa sto diventando.”
”I ragazzi normali crescono troppo rapidamente e non hanno bisogno di nessuno...se ne vanno per conto loro...dimenticano chi li ha amati e ha avuto cura di loro. Ma questi fanciulli hanno bisogno di tutto ciò che siamo in grado di dare...per tutta la vita.
Ci capita spesso, qui, di vedere situazioni del genere. Quando nessun altro ha tempo da dedicare ai ragazzi, essi capiscono abbastanza per trovare tra loro contatti umani e affetto.”
”Uscendo in macchina dalla clinica Warren, non sapevo che cosa pensare. Il senso di gelido grigiore era ovunque accanto a me...un senso di rassegnazione. Non si era parlato di riabilitazione, di guarigione, della possibilità di rimandare un giorno nel mondo quelle creature. Nessuno aveva parlato di speranza. La sensazione che predominava era quella di una morte vivente...o, peggio, quella che i poveretti non fossero mai stati vivi e coscienti. Anime avvizzite sin dall’inizio e costrette a sgranare gli occhi nel tempo e nello spazio di ogni giorno.”
”Non è possibile stabilire che cosa sia ricordo e che cosa esista nel presente...per cui viene a formarsi uno strano miscuglio di memoria e di realtà; passato e presente; reazione a stimoli accumulati nel miei centri cerebrali e reazione a stimoli esistenti in questa stanza. E’ come se tutte le cose che ho imparato si fossero fuse in un universo di cristallo che ruota dinanzi a me, per cui posso vederne tutte le sfaccettature riflesse in radiosi sprazzi di luce...”
”...ho imparato che la sola intelligenza non significa un corno di niente. Qui, nella sua università, l’intelligenza, la cultura, la conoscenza, sono diventate tutti grandi idoli. Ma io so adesso che voi tutti avete trascurato una cosa: l’intelligenza e l’educazione che non siano temperate dall’affetto umano non valgono nulla.”
Non mi fraintenda. l’intelligenza è uno dei più grandi doni umani. Ma la ricerca della conoscenza esclude troppo spesso la ricerca dell’amore. Questa è un’altra cosa che ho scoperto per mio conto molto di recente. Gliela offro come ipotesi: l’intelligenza, senza la capacità di dare e di ricevere affetto, porta e un tracollo mentale e morale, alla nevrosi e forse anche alla psicosi. E io dico che la mente assorta e chiusa in se stessa come un fine centrato nell’io, a esclusione dei rapporti umani può condurre soltanto alla violenza e al dolore. Quando ero mentalmente ritardato avevo molti amici. Ora non ne ho alcuno. Oh, conosco un mucchio di gente. Innumerevoli persone. Ma non ho alcun vero amico. Non un amico al mondo che abbia qualche importanza per me, e nessuno per il quale io rivesta qualche importanza.”
”Ho messo Algernon in una scatoletta metallica e l’ho portato a casa con me. Non voglio che lo gettino nel forno dei rifiuti: è una cosa sciocca e sentimentale, ma ieri sera tardi l’ho seppellito nel cortile. Ho pianto mentre deponevo sulla tomba un mazzo di fiori di campo.”
”PS per piaccere se posono metano cualke fiore su la tomba di Algernon nel kortile.”
AncoraunoAncorauno wrote a review
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SottocopertaSottocoperta wrote a review
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SantaStefaniaSantaStefania wrote a review
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