Follia
by Patrick McGrath
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Inghilterra, 1959.
Dall'interno di un tetro manicomio criminale vittoriano uno psichiatra comincia a esporre, con apparente distacco, il caso clinico più perturbante che abbia incontrato nella sua carriera – la passione letale fra Stella Raphael, moglie di un altro psichiatra dell'ospedale, e Edgar Stark, un artista detenuto per un uxoricidio particolarmente efferato. È una vicenda cupa e tormentosa, che fin dalle prime righe esercita su di noi una malìa talmente forte da risultare quasi incomprensibile – finché lentamente non ne affiorano le ragioni nascoste. «Emersi da una lettura che probabilmente avrà avuto poche interruzioni – senza ricorrere a sensazionalismi plateali, McGrath è un maestro nel­l'arte di non mollare la presa – ci si potrà domandare semmai in che categoria collocare questo libro avvincente... Libro in ogni caso di atmosfere e di inquietudini sotterranee, tali da creare un disagio che a molti non dispiacerà. Ricordate la Gwendolin di Oscar Wilde? “Che tensione intollerabile” osservava quella saggia giovinetta. E continuava: “Speriamo che duri».

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Topper HarleyTopper Harley wrote a review
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Federica CieriFederica Cieri wrote a review
03
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PrimaVeraPrimaVera wrote a review
02
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La verità, mi rispose, è che non ho scelto affatto
In questo libro del 1996, distruzione e passione coesistono.
Si concatenano.
Danzano tra momenti di fuggiasca felicità a momenti di estenuante depressione.

Stella ed Edgar.
Una la moglie di Max, psichiatra criminologo che ha fatto del controllo la sua prerogativa; l’altro, uno dei pazienti in cura nella clinica gestita da Max.

Stella è bella, bella di una bellezza intoccabile. A tratti irraggiungibile.
Stella, che ha fatto della compostezza il suo abito migliore, si sente non vista.
Si sente incapace di poter alzare la voce.

“il peggio era che quella voce non poteva essere contraddetta, perché Edgar non aveva voce, era muto, com'era muta lei. Non importava che lei fosse lì, nell'olimpo ospedaliero; prendendo le difese di Edgar avrebbe solo peggiorato le cose. Non le restava altro che tacere, tacere e piangere in silenzio per le loro voci perdute.”

Con il susseguirsi degli eventi catastrofici che il vivere questa passione rosso scarlatta ha generato, ti ritrovi in un vortice di emozioni contrastanti.

“Ora le giornate si trascinavano con una lentezza esasperante. Anche a distanza dai fatti, certe volte Stella si sentiva prendere dal panico. Sono pazza? si chiedeva. Come posso giocarmi tutto quello che ho”

Stella non è pazza.
Stella è solamente tanto sola.
Non basta un figlio, una bella casa e un marito che puntualmente alla stessa ora rincasa.
Stella è vittima di se stessa, delle sue scelte sicure.

Quello che ha desiderato è l’imprevedibilità, ed Edgar ha risposto, rappresentando per lei l’occasione per iniziare finalmente a vivere una vita sentita.

E per questo, o grazie a questo, sceglierà di perdersi in quel turbinio di emozioni contrastanti, vestendosi così di quella passione rosso scarlatta tanto agognata. Scelta che porterà ad un inesorabile
susseguirsi di eventi catastrofici, a cui tu, affamato lettore, impotente assisti.

Dove è la logica?
E la ragione?
Si chiederà in preda al panico la notte, mentre il suo tormento dorme accanto a lei.

Signorina, per lei non ci sarà pace mai più.

Costruirà intorno a se una cornice di cui la sua malinconia sarà il soggetto esposto.
Il contorno sarà solo un terreno divenuto ormai brullo fino al midollo.

Non provocatemi.
Non parlatemi di lui.
Non abbiate la presunzione di sapere cosa sia giusto e cosa non lo è.

Imbottita di una moltitudine di abnegazioni.
Negherà alla vita anche se stessa.
Perché in quell’amore che contiene tutti i suoi desideri e speranze, si nasconde il suo fragile cuore che chiede solo di essere accolto, riconosciuto e amato, e che paradossalmente ha trovato ristoro in una dimora folle e impetuosa come solo Edgar, altra anima perduta, ha saputo essere.

Costretta, cercherà di guarire da quella sua insaziabile debolezza affettiva.

Ti credevo più forte, più intelligente.
In risposta ai “Te l’avevo detto”, griderà
che quelli non sarebbero stati strumenti applicabili a quella sua lotta.

No, non ne uscirai con la ragione.
Neanche con il tuo tumultuoso sentimento.
Tregua, implora al mondo intero.
E l’amor proprio, cercherà invano.

E allora, vita, abbandona la mia terra.
Lasciami su questo monte tra le braci del mio amore.
Al sole, arderò.
E nelle tenebre, vivrò.
E forse solo allora, la pace troverò.

“Dov’era, dov’era Edgar? Le bastava pensare a lui per vederlo come se lo avesse davanti agli occhi; non era né facile né indolore, ma per nulla al mondo lo avrebbe lasciato andare”
lu.lu. wrote a review
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