Frankenstein
by Mary Shelley
(*)(*)(*)(*)(*)(9,568)
Nel 1816 Lord Byron, durante una sera tempestosa nella sua villa a Ginevra, propone ai suoi ospiti - Mary e Percy Shelley, e William Polidori - di scrivere, per gioco, un racconto dell'orrore. Ricollegandosi al mito di Prometeo, Mary scriverà Frankenstein. Una storia che è un groviglio etico, un ragionamento profondo sull'origine della vita: l'angosciante storia di uno scienziato che conduce macabri esperimenti nel tentativo di restituire la vita ai cadaveri. Una favola terribile capace di imporsi con la forza delle immagini e la sua autonomia di mito universale. Uno sconvolgente racconto dell'orrore in cui il mostro è più umano del suo creatore. Introduzione di Nadia Fusini.

All Reviews

226 + 575 in other languages
ValeriaValeria wrote a review
00
#theansweris42#theansweris42 wrote a review
19
(*)(*)(*)(*)(*)
Chi ha deciso di collocare questo romanzo tra gli horror? A mio avviso non lo è affatto. È una storia dalle forti influenze gotiche, decisamente fantascientifica, ma non fa paura, piuttosto fa riflettere.
È la parabola di come il desiderio di onnipotenza proprio dell'uomo non fa altro che rivoltarsi contro l'uomo stesso, di come la felicità sta nella serenità familiare, nel giusto appagamento per il proprio lavoro, negli affetti sinceri, negli amici, di come la solitudine sia uno dei peggiori mali per chiunque.
Mary Shelley ha ipotizzato la possibilità che un uomo, armato esclusivamente delle proprie conoscenze scientifiche, possa materialmente creare un essere senziente(i particolari tecnici non ci è dato conoscerli) molto più forte ed agile degli esseri umani, ma con pari intelligenza e sensibilità, peccato che fisicamente sia un abominio, e questo solo perché "diverso". Ovviamente per questo nuovo individuo, questa creatura alla quale non viene neanche dato un nome, negandogli il primo fondamentale diritto di ogni essere umano, non c'è pace. Subito dopo la sua "nascita" viene buttato nel mondo, completamente allo sbando, senza una guida, scoprendosi non accettato, non capito, e trasformandosi, suo malgrado, in quel mostro che gli altri vedono in lui. Sviluppa così sentimenti di odio e di rancore nei confronti di tutto il genere umano, ed in particolare nei confronti del suo creatore, di colui che, donandogli la vita, lo ha condannato ad un terribile destino di sofferenza e solitudine.
Anche il creatore, tale Victor Frankenstein (ebbene sì, pensavate che fosse il nome della creatura, eh? Anch'io!) non vive benissimo il successo della sua opera, anzi finisce i suoi giorni consumato dal rimorso e dal dolore.
Sulla trama non dico altro, nel caso foste tra i pochi che, come me, non conoscevano la storia, ma posso dire qualcosa sul libro in sé.
Lo stile è molto ricercato, tipico dei romanzi dell'800,ma in certi punti forse lo è un po' troppo : una creatura di due, tre anni non può usare un linguaggio così forbito, né saper leggere, per quanto l'autrice tenti di dare una spiegazione logica a questo fenomeno.
Anche la narrazione in prima persona mi ha un po' infastidita. Il romanzo non è altro che il resoconto in forma epistolare, fatto dall'esploratore Robert Walton alla sorella Margaret, di una storia ascoltata dalla viva voce del dottor Frankenstein. È improbabile che, nello scrivere in una lettera il racconto udito da una terza persona, lo Scrivente utilizzi la prima, sostituendosi al narratore e che poi, quando questa terza persona narri a sua volta quanto raccontatogli dalla creatura, dunque una quarta persona, continui ad usare la prima, come se a scrivere fosse la creatura stessa. Forse mi sono imbrigliata nel tentare di spiegarmi, ma, per semplificare posso dire che l'uso della narrazione in terza persona sarebbe stata più credibile, anche se, forse, meno d'effetto ai fini del romanzo.
Altro punto non credibile
(ALLERTA SPOILER!!!)
è il fatto che Frankenstein si rifiuta di creare una compagna al mostro per evitare che prolifichino ed invadano la Terra, ma dico io, sei tu il creatore? Hai tu le mani in pasta? Falla senza utero e risolvi il problema alla radice! Magari te lo tenevi buono!
(FINE SPOILER!!)
Sciocchezze a parte (perché nella trama generale del romanzo sono veramente sciocchezze), il libro merita veramente.
Consigliato a tutti, perché per niente pauroso, anzi ricco di spunti di riflessione.
Un classico che ho tardato troppo a prendere in mano.
SmillaSmilla wrote a review
428
(*)(*)(*)(*)( )
Mary Shelley in realtà si chiamava Wollstonecraft Goldwin, ma si sa, ancor oggi le anglofone, e non solo, si privano di una parte d'identità annullando il proprio cognome una volta contratto matrimonio. Quasi ovunque dove io abbia guardato per documentarmi, si sottolinea di lei che fu la moglie del più famoso poeta.
Non conoscevo la trama completa di questo romanzo di fantascienza ante litteram, pensavo addirittura che Frankenstein fosse il nome del mostro.
Ci sono qui numerosi piani di lettura, a me ha colpito in modo particolare uno, forse anche il più diretto ed il più evidente.
E' una solitudine profonda ed un semplice bisogno di affetto e di riconoscimento che caratterizza la mancanza ed il supplizio interiore di questo personaggio della cui necessità di amare e di essere amato la scrittrice si fa interprete.
La condanna più grande di questa creatura senza nome è l'utopia di potersi guadagnare affetto e amore da qualcuno, di non essere lasciato solo al mondo senza qualcuno con cui condividere la propria esistenza. Un'esigenza primaria ed indiscutibile di colui che ingenuamente cerca di guadagnarsi la stima di una famiglia, osservandola quotidianamente, cercando anche di imparane la lingua, sebbene con molta fatica, per cercare di comprenderli meglio, tutto ciò gli ispirerà e gli riempirà soltanto l'anima del bisogno di una compagna di vita.
Il mostro soffrirà di un enorme tormento: essere solo ed essere respinto.
Una volta rifiutato completamente da tutti la sua vendetta sarà diffondere la morte, privando il suo creatore dei suoi legami amicali e famigliari poiché gli nega la soddisfazione di quella necessità che nel 1954 lo psicologo Maslow metterà a metà della famosa scala dei bisogni dell'essere umano.