Fuga senza fine
by Joseph Roth
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Fuga senza fine è completamente basato su un personaggio, che agli occhi del lettore risulta protagonista non solo della sua storia personale ma anche delle vicende storiche che si trova ad attraversare, vale a dire che è percepito come il centro del mondo - l'ideale per scatenare l'identificazione.

Dall'introduzione di Sandro Veronesi

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Cristina & VittorioCristina & Vittorio wrote a review
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Spoiler Alert
GregGreg wrote a review
615
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Fuga da cosa?
Molte cose ha messo Roth in questa novella.
Intanto una riflessione su gioco letterario (il sottotitolo è "Una storia vera", e probabilmente non ha lo stesso significato di "Tratto da una storia vera", scritto nei sottotitoli dei film, che vuol dire "romanzato", ma allude alle vicende della vita dello stesso Roth, che forse ci avverte che in questo caso siamo pericolosamente vicini, più che in altri romanzi, al suo nucleo interiore di verità).
Poi, un già disincantato affresco, in presa diretta, delle tormentose vicende del primo dopoguerra, fra dissoluzione degli Imperi, Rivoluzione e guerra civile russa, tentativi di "distensione" europea (fra Francia e Germania) prima dell'arrivo al potere dei nazisti e degli altri regimi autoritari dopo la crisi del '29.
Ancora, la triste parabola dei reduci di quella guerra, numerosissimi, frastornati, incapaci di intravvedere il proprio posto in una società pacificata ma completamente trasformata.
Infine, last but non least, il potere dell'attrazione. Franz Tunda, tenente dell'esercito imperial-regio, prigioniero di guerra, fratello del polacco-siberiano Baranowicz (una sorta di Jeremiah Johnson, il cacciatore di pellicce delle Montagne Rocciose del film "Corvo rosso non avrai il mio scalpo", trapiantato sulle rive del lago Bajkal), eroe dell'Armata rossa, funzionario della Nep, "siberiano", è tutto questo insieme perché, non avendo avuto la capacità di aderire a nessuno dei grandiosi movimenti storici che sconquassano la superficie delle cose, essendo nel contempo curiosamente ingenuo e troppo acuto e disilluso nell'intravvedere, al di là delle pose, la permanenza delle ragioni e dei rapporti di forza che governano il mondo degli uomini, crede di poter coltivare la propria innocenza abbandonandosi così, semplicemente, alla passione per queste donne che, a differenza di lui, stanno con i piedi ben piantati nelle rispettive realtà sociali (quella rivoluzionaria russa o quella borghese occidentale). Questo suo atteggiamento, che lo stesso scrittore definisce "romantico", lo colloca di diritto fra i tipi psicologici e letterari del primo Novecento, bravissimi a cogliere e finanche presagire ogni complesso meccanismo sociale, e completamente incapaci di individuare il proprio ruolo, se non "di riflesso".
Ciò che questo struggente libro di Roth offre in più è, da un lato, la delicatezza delle caratterizzazioni femminili (che agli occhi di Tunda compaiono come intangibili fantasmi). Come Pauline, che "usava queste mani con cautela, come fossero membra preziose prese in prestito; quasi come giovani uccellini le loro penne, così Pauline sentiva le proprie mani" - p. 142. La signora G, invece, "porta sottili scarpe grigie di pelle fine, da guanti, ha dita lunghe, si vedono sotto la pelle, vorrei disegnarle con una matita" - p. 47. Alja "invece di esprimenere un desiderio, indicava con gli occhi l'oggetto desiderato, sembrava non potesse bramare nulla che non fosse entro i limiti del suo campo visivo" - p. 41. Natascia "elevò l'amore quasi a un dovere rivoluzionario ed ebbe d'ora in avanti la coscienza tranquilla" - p. 26. Tra tutte, la più impalpabile è quella attorno alla quale gira tutto, ossia la precedente fidanzata austriaca Irene, per inseguire la cui immagine idealizzata Tunda attraversa l'Europa dalla tundra siberiana a Parigi.
Accanto alle preziose qualità letterarie, fini come un merletto ma asciutte come un reportage giornalistico, e mai scevre di garbata ironia, stanno le prodigiose capacità analitiche della politica e della cultura (ricordiamo che il libro è del 1927), che fanno pensare alla divinazione (o forse più razionalmente al fatto che certi processi sono rimasti nella sostanza tuttora irrisolti e sono carsicamente sopravvissuti a tutti i cataclismi). Non è che viene solo preconizzata la futura guerra (questo faceva parte del "clima" culturale del tempo). O le "purghe" staliniane. Roth va ben oltre: "Voi volete conservare una comunità europea - disse Tunda - ma prima dovreste crearla. Questa comunità non esiste, altrimenti già saprebbe conservarsi da sola. Che sia possibile, in genere, creare qualcosa, mi pare già molto discutibile. E poi questa cultura, ammettendo pure che esista, chi dovrebbe attaccarla?" (p. 124). E ancora: "Lassù, dietro le nuvole, vive Dio, la cui bontà infinita è diventata proverbiale. Un po' più in basso vivono gli uomini viziati, che stanno bene e sono così immuni dal contagio della povertà che presso di loro fioriscono le virtù prodigiose: la comprensione per la povertà, la misericordia, la bontà d'animo e persino la mancanza di pregiudizi. Ma in mezzo, fra questi uomini generosi e gli altri che hanno il più urgente bisogno di generosità, sono infilati come isolante quelli del ceto medio, che praticano il commercio del pane e provvedono al sostentamento della gente con vitto e alloggio. L'intera «questione sociale» sarebbe risolta se i ricchi che possono donare un pane fossero anche i fornai del mondo" (p. 129): non è lo stesso argomento del film "Parasite", dove una dei personaggi osserva che la signora ricca non è "ricca ma gentile", ma "gentile perché ricca"?
Ma, in definitiva, da cosa fugge Tunda? da quale parte di se stesso, del proprio retaggio, della propria genealogia? Il fatto è che, fuggendo fuggendo, perde tutto, anche la volontà e il desiderio.
Tanto, tantissimo, in 160 pagine.
Trad. di M.G. Manucci
Quattro stelle
AK-47AK-47 wrote a review
17
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Sopravvissuto alla fine della sua patria, in fuga perché senza più radici
Il tenente austriaco Franz Tunda è fatto progioniero dai russi nel 1916. Da allora inizia per lui una lunga odissea che lo porterà in mezza Europa. Dapprima, fuggiasco, troverà alloggio e amicizia presso un contadino polacco trapiantato in Siberia, da cui mutuerà anche il nuovo nome, Baranowicz. Sulla via del ritorno in patria a guerra finita, Tunda viene catturato, nell'Ucraina sconvolta dalla guerra civile, prima dai Bianchi, poi dall'Armata Rossa, di cui sposa ben presto gli ideali, innamorandosi anche di Natasha, prototipo della "donna nuova" dell'era sovietica, tutta dedita alla causa rivoluzionaria. Si stabilisce quindi per alcuni anni a Mosca, dove tenta senza successo la strada del redattore di testi rivoluzionari e viene, nel frattempo, piantato da Natscia. Trova un impiego per un ente statale a Baku, nell'Azerbaigian, dove prende moglie, fino a che, in seguito all'incontro fortuito con dei ricchi turisti francesi, decide di avere nostalgia dell'Europa e ritorna a Vienna. Nella capitale austriaca, totalmente cambiata da prima della Guerra, Franz non sio trova bene e si trasferrisce quindi dal fratello, benestante direttore d'orchestra in una grande città tedesca. Anche qui, nella Germania inquieta e iperindustrializzata di Weimar, Tunda non si trova a proprio agio. Venendo a sapere che Irene, la sua antica fidanzata viennese, si è sposata e trasferita a Parigi, Franz intraprende un ultimo tentativo di rifarsi una vita andando nella capitale francese, ma anche qui, dopo avventure varie e difficoltà economiche, a soli trentadue anni, si ritrova vuoto, solo e sostanzialmente privo di uno scopo.
Credo che Roth avesse due obiettivi principali quando scrisse questo romanzo breve. Il primo era narrare lo spaesamento, la condanna al disorientamento esistenziale di un uomo vissuto nell'Austria Felix, il grande impero multinazionale degli Asburgo, tanto criticato dai suoi sudditi finché esisteva, quanto amaramente rimpianto dopo la sua fine. Il secondo obiettivo era, a mio avviso, dare, attraverso gli occhi disincantati del protagonista, un uomo di mondo suo malgrado, la descrizione ironica, pungente, delle principali nazioni europee subito dopo la Grande Guerra, evidenziandone limiti e aspetti caricaturali: la società francese, superficiale e supponente, la Germania di Weimar, che sembra avere trasfuso la mentalità militare prussiana bello sforzo di primeggiare industrialmente ed economicamente, perdendo in tal modo la sua anima, la Russia bolscevica, con la sua asfissiante burocrazia e la cultura del sospetto. Il testo mi è piaciuto a metà: troppo poco partecipato, a tratti troppo giocato sul registro dell'ironia se non del grottesco (le peripezie picaresche del protagonista) per riuscire veramente a prendermi. Niente a che vedere con la serietà, tragica e profonda de "La Marcia di Radetzky".
Cecilia CiaschiCecilia Ciaschi wrote a review
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In fuga....alla ricerca di un evanescente se stesso....

L'ufficiale dell'esercito asburgico Franz Tunda, che poi altri non è che l'autore stesso,
in una fuga senza un chiaro perchè, dalla Siberia a Parigi.
Egli diventa un nomade,spogliato e privo di tutto: soldi, rango, titolo, professione;
spettatore della disgregazione di un mondo antico e l'ascesa di nuovi poteri che
daranno poi il via ai totalitarismi che porteranno alla catastrofe della Seconda
Guerra Mondiale.
La lettura ci è risultata pesante e "ferma", non c'è quel ritmo incalzante per cui
il lettore va avanti spedito fino alla fine per vedere il finale;
gli avvenimenti sono portati avanti in un incedere statico, per nulla coinvolgente;
il linguaggio e i termini adoperati (almeno nella traduzione) sono capibili, ma lo
stile e la costruzione delle frasi non sono del tutto comprensibili e risentono
parecchio di certe ampollosità ottocentesche, tanto è che ci siamo dovuti fermare
più volte....
non accade nulla di veramente sconvolgente, un episodio o più episodi per poter dare
un senso e una svolta decisiva al tutto: si rimane in un limbo, in perenne attesa di
qualcosa.
Appaiono come funghi variopinte figure femminili, che non si capisce bene ne' il ruolo
e ne' cosa possono rappresentare nel concreto per il protagonista...
Tuttavia una cosa che ci è piaciuta è la descrizione che fa in vari frangenti di certa
aristocrazia e di certi radical-chic viziati già esistenti (!!!)....elementi che possiamo
riscontrare nella realtà odierna in abbondanza.
"...gli uomini viziati, che stanno bene e sono così immuni dal contagio della povertà
che presso di loro fioriscono le virtù prodigiose: la comprensione per la povertà,
la misericordia, la bontà d'animo e persino la mancanza di pregiudizi" (Pag. 129).
E la descrizione della città di Berlino, attraverso la quale si capisce bene il futuro che
poi ha avuto questa città e di come sia andata di moda specialmente negli ultimi
anni:
"Questa città ha avuto il coraggio di essere costruita in uno stile orribile, e questo le
da il coraggio per altri orrori" ......(Pag. 108 e seguenti).

Il protagonista rimane “in fuga”, appunto….alla ricerca di un evanescente se stesso.

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