Furðustrandir
by Arnaldur Indriðason
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Erlendur er á æskuslóðum sínum austanlands og fortíðin sækir á. Ekki aðeins atvik úr hans eigin lífi, heldur einnig önnur óleyst og óuppgerð mál. Fyrir mörgum áratugum urðu þarna óhugnanlegir atburðir þegar stór hópur breskra hermanna lenti í óveðri og villum í fjöllunum. Sumir komust til byggða við... More

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Gloriafeit Gloriafeit wrote a review
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A recurring theme throughout all the previous novels in this series is the haunting feeling Inspector Erlendur has over the disappearance of his younger brother during a blizzard many years before. The boy was never found, and Erlendur and his parents moved away to Reykjavik. From time to time, Erlendur returns to the East Fjord area where he grew up and strides around the moors in an attempt to find some clue to his brother’s assumed demise.

In this novel, we find Erlendur camping out in the derelict building where he grew up. Only this time, through a chance meeting on the moors he finds a clue and becomes involved in a quest not only to discover what happened to his brother, but also as to the disappearance of a young woman in 1942 under similar circumstances. It is apparently pretty common for such occurrences during snowstorms. Around the same tine, a group of British soldiers were lost in the wilderness, some found, others having died because of the severity of the elements.

All the novels in the series are so well-written that it is always a pleasure to read them. And “Strange Shores” is a masterpiece of psychological achievement, providing insight not only into Erlendur’s psyche, but into all the characters playing a part in the plot. Erlendur is in some ways similar to other Scandinavian protagonists: dogged, persistent and unconventional in his approach to solving a mystery. However, he is a much more sympathetic person than others of his type.

Highly recommended.
PataVertaPataVerta wrote a review
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MigliusMiglius wrote a review
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FedericoFederico wrote a review
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FatimaFatima wrote a review
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...in quel mondo di ghiaccio e venti invernali
Un mondo ghiacciato, neve neve e neve, un po' di caldo solo nei ricordi di brevissime estati. Un mare freddissimo pronto a inghiottirti nel suo gelo. Aggrapparsi alla vita è più faticoso che lasciarsi andare al dolce sonno del congelamento.
Ovunque un opprimente senso di claustrofobia, incredibile in un ambiente così aperto e naturale: tutto quel bianco diffuso costruisce barriere mentali che tolgono il respiro.
Erlendur, ispettore di Reykjavik, torna nel villaggio sulle rive di un fiordo dove ha trascorso la sua infanzia, interrotta tragicamente dalla scomparsa del fratello minore in una bufera di neve; non sa neanche lui che cosa cerca (forse «Scoprire verità che si erano perdute, erano state dimenticate e non sarebbero mai state ritrovate.»), piuttosto sono gli eventi a cercare Erlendur, che si trova così ad indagare su un'altra scomparsa misteriosa, quella di una donna nel gennaio del 1942.
Tra realtà e ricordi, tra lucida razionalità e dormiveglia popolato di sogni inquietanti e presenze del subconscio, si svolge una triste vicenda di amore e violenza in una comunità ancora scandita da ritmi ancestrali e allo stesso tempo sconvolta dall'avanzare del progresso.
«Sapeva solo che, in qualche punto della sua esistenza, il tempo si era fermato e lui non era mai riuscito a farlo ripartire.»
Un finale emblematico?
Non scritto benissimo (ovviamente parlo della traduzione), ma intrigante - anche se lontanissimo, ubicato lassù, in un nord siderale, dove sembra che il sole non arrivi.