Futuro in trance
by Walter S. Tevis
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Tra cinquecento anni gli uomini avranno ceduto la guida della loro esistenza a robot perfetti. Ma una strana ragazza, Mary Lou, rifiuta le droghe pur di tenere gli occhi aperti sulla realtà. Per salvarla da un pericolo inevitabile, il professor Bentley affronta un viaggio lunghissimo e, nello stesso... More

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Zzzato Zzzato wrote a review
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Idea inflazionata con sviluppi interessanti ma storia un pò piatta

Personaggi ben definiti e storia che sta in piedi ma a volte risulta un pochino piatta.

AK-47AK-47 wrote a review
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Una società ipertecnologica ed edonista che finisce con il regredire a uno stato animalesco
Nel 2467 popolano un mondo ipertecnologizzato e guidato dai robot solo poche migliaia di esseri umani, completamente ritirati in se stessi e dediti a un'esistenza felicemente e serenamente ignorante, (hanno disimparato a leggere, a riflettere, fin da piccoli viene inculcata in loro l'idea della Privacy, in realtà l'idea che si debba vivere in solitudine, senza cercare di fare comunità con gli altri esseri umani, in una quotidianità di tranquilla ebetudine permanente, tra droghe, psicofarmaci tranquillanti e distrazioni televisive a gogo. Queste le premesse del romanzo antiutopico di Tevis, uscito nel 1980 e diventato col tempo un piccolo classico. Non posso dire che mi sia piaciuto particolarmente: in generale ho avuto l'impressione di un testo che rimastica idee e spunti di altri celebri distopie (una su tutte Fahrenheit 451, ma anche il mondo nuovo di Huxley, la macchina del tempo di Wells e altre ancora) rielaborandoli in maniera poco convincente e che non prende mai il lettore, forse anche per il finale un po'troppo fiabesco. Salvo soltanto la parte in cui l'autore, dimostrando una buona capacità di analisi delle dinamiche sociali, si dilunga a spiegare le cause del declino della popolazione, che in effetti sono quelle stesse che vediamo all'opera nell'attuale opulenta, edonista società occidentale: desiderio generalizzato di evitare le responsabilità, scomparsa della famiglia tradizionale, perfezionamento delle tecniche di sterilizzazione, paura della sovrappopolazione. Mi era piaciuto di più, dello stesso autore, "l'uomo che cadde sulla terra".
FrahorusFrahorus wrote a review
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I libri salveranno il mondo
Prima opera di Walter Tevis che leggo, ed è subito amore!
Siamo nel futuro, nel 2467, a New York e scopriamo che il mondo è governato dai robot mentre gli esseri umani si trovano ad un passo dall'estinzione visto che prendono continuamente droghe (e questo ricorda Il mondo nuovo di Aldous Huxley) come se fossero medicine e non hanno più figli. I suicidi sono all'ordine del giorno e le persone non hanno alcun scopo se non sballarsi. Seguiremo le storie dei tre protagonisti: Robert Spofforth, un' androide dai ricordi e sentimenti umani che ha un solo desiderio: morire; Paul Bentley professore che impara a leggere e Mary Lou che rifiuta le droghe e desidera avere un figlio.
Walter Tevis ci fa riflettere sul fatto che il sogno dell'uomo, anche se si avverasse (ovvero essere serviti dai robot) non porta alla felicità: anzi, ciò ha portato l'umanità alla sua quasi estinzione. L'uomo invece di usare la tecnologia viene manipolato da essa. Walter ha una poetica e certi passaggi davvero delicati e bellissimi. Ho apprezzato ad esempio l'evoluzione umana di Bentley (secondo me il vero protagonista del romanzo) il quale riesce per caso a leggere e così scopre cos'è stata davvero l'umanità (in un certo senso ricorda Montag, il protagonista di Fahrenheit 451) e, conosciuta la sua Eva, sono gli unici due esseri umani a non prendere più quelle droghe anticoncezionali. Egli scopre tutte le emozioni dell'essere umano: l'amore, la condivisione, la curiosità, il libero arbitrio; ma anche, non meno importanti, il senso della famiglia, l’amicizia, la rabbia, il piacere del cibo e la bellezza di un corpo sano. L'androide Robert è una sorta di dio che dovrebbe aiutare gli esseri umani ma che, stanco di vivere per sempre (egli non può suicidarsi perché il suo programma glielo vieta) vive la solitudine e la depressione.
Nonostante questa opera abbia quasi 40 anni le tematiche che contiene sono ancora attuali: questo romanzo distopico estremizza i mali e le pessimi abitudini dell'uomo del XX secolo e l’effetto che questi hanno sulla società, evidenziando come certi cambiamenti radicali vengano posti in essere da piccole abitudini e modi di fare che subdolamente e spesso in punta di piedi entrano nella nostra vita, diventano parte della quotidianità per poi evolvere verso forme diverse più estreme e fortemente invasive, la cui "azione" è agevolata dal fatto che sono già presenti nella nostra vita (agiscono dall'interno) e che quindi non trovano nessun tipo di difesa da parte nostra. Un vizio evidente è il diventare dipendenti da felicità effimere (le droghe che oggi sono gli smartphone, dei quali tutti siamo dipendenti) che ci isolano dagli altri, illudendoci di essere con gli altri.
Il finale dovrebbe essere catastrofico ma Tevis, fortunatamente, ce ne regala uno pieno di speranza: ci lascia il messaggio che i valori possono sempre essere riscoperti e possono uscire fuori.
Tutti quei libri, anche quelli noiosi e quasi incomprensibili, mi hanno fatto capire più chiaramente che cosa significa essere umano. E ho imparato dal senso di soggezione che provo a volte quando mi sento in contatto con la mente di un’altra persona morta da molto tempo e so di non essere solo su questa Terra. Ci sono stati altri che hanno provato ciò che io provo e, a volte, sono riusciti a dire l’indicibile. “Solo il Mimo canta al limitar del bosco”. “Io sono la via e la verità e la vita. Chi crede in me, anche se muore, vivrà”. “La mia vita è leggera ed attende il vento della morte, come una piuma sul dorso della mia mano”.
Carlo MenzingerCarlo Menzinger wrote a review
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LA POESIA DI UN MONDO DISTOPICO IN DECADENZA
“Solo il mimo canta al limitare del bosco” o, meno poeticamente, come recita un’altra traduzione del titolo “Futuro in tranche” è uno splendido romanzo del 1980 (titolo originale “Mockingbird”) dello statunitense Walter S. Tevis (San Francisco, 28 febbraio 1928 – New York, 9 agosto 1984), autore poco prolifico (6 romanzi), che ha prodotto, tra gli altri il romanzo “L’uomo che cadde sulla Terra” (The Man Who Fell to Earth, Gold Medal Books, New York, 1963) da cui fu tratto il celebre film con David Bowie.
Il mimo (“mockingbird” in inglese) del titolo non è uno di quegli attori muti che recitano a volte in mezzo alle strade o nei circhi, ma il mimo settentrionale (Mimus polyglottos) detto volgarmente tordo beffeggiatore, un uccello passeriforme della famiglia dei Mimidi, diffuso in America Settentrionale e Centrale. Il nomignolo di tordo beffeggiatore deriva dalle notevolissime capacità vocali del maschio che gli permettono di imitare sia canti di altri uccelli, sia versi di altri animali, sia molti dei suoni che sente.
Il romanzo non parla di questi uccelli, ma il protagonista legge la frase “Solo il mimo canta al limitare del bosco” in un vecchio film muto, gli rimane impressa e la ricorda spesso. Il titolo allude, però, anche alla realtà in cui vive il professore universitario Paul Bentley, in cui i robot sono molto diffusi e vivono una sorta di imitazione della vita umana, mentre gli esseri umani, in totale decadenza, vivo solo un’imitazione della vita vera.
Il romanzo, non privo di una notevole poeticità, è una distopia che immagina un mondo che parrebbe quasi un possibile sviluppo del celebre “Fahrenheit 451” (1953) di Ray Bradbury, in cui la gente non legge più, anzi non ricorda neppure più che cosa siano i libri, è assuefatta a ogni sorta di droga legale, tra cui la “televisione”. Come in “1984” (1948) di George Orwell non è permesso discostarsi dalle regole della comunità e ci sono dei robot incaricati di controllare e punire le devianze.
Co-protagonista è un robot molto evoluto (“Classe 9”), con un cervello clonato da un cervello umano, ma un corpo asessuato autoriparante, incapace di morire. Spofforth, (un po’ come “L’uomo bicentenario” di Asimov) vorrebbe vivere come un essere umano, avere una famiglia, morire come le persone, ma non può.
Direi che i robot sono ormai dei veri “ministri”. Il termine ministro, come noto, voleva dire “servitore, aiutante”, oggi invece, per assurdo evoluzione del termine, si usa per indicare una persona di potere. Allo stesso modo i robot di Tevis, nati per servire gli uomini, lo fanno comandandoli e punendoli. Singolare ed evocativa l’immagine degli uomini che lavorano a una catena di montaggio per la produzione di scarpe, sotto il controllo di robot.
I robot di Classe 9 furono creati per essere alti dirigenti d’azienda.
Ora, in questo mondo in declino, il solo rimasto è Spofforth, che, ambendo a una vita umana, rapisce la fidanzata di Paul Bentley e va a vivere con lei, facendo rinchiudere in prigione il suo antagonista.
Gli esseri umani, assoggettati dalle droghe e dalla televisione, da anni non fanno più figli e l’umanità, abrutita sta ormai declinando verso l’estinzione.
La sola ragazza che non prenda droghe (e quindi abbia un’intelligenza ancora reattiva) è la fidanzata di Paul, Mary Lou. Sono le droghe a impedire le nascite, così la giovane, nn prendendone, rimane incinta e partorisce con l’aiuto proprio del robot Spofforth con cui vive.
Scopre, però, che ad aver deciso la fine della nascita dei bambini è stato proprio il suo compagno robotico, qui quasi una versione negativa dell’asimoviano R. Daneel Olivaw (che veglia sul bene dell’umanità intera). Spofforth, infatti, è il robot incaricato di valutare la quantità di farmaci inibitori della procreazione da mescolare alle droghe somministrate agli umani, per regolare i livelli demografici.
Poiché vuole morire, ma non può farlo sinché ci saranno esseri umani sulla Terra, la soluzione per Spofforth è impedirne la nascita.
Anche per questo cerca di convincere Mary Lou ad abortire, perché quella nuova nascita avrebbe allungato ancora la sua esistenza robotica.
Nel frattempo Paul Bentley e Mary Lou prendono coscienza di loro stessi e imparano a leggere, scoprendo, poco per volta, grazie ad alcuni libri, la storia dimenticata dell’umanità.
Il romanzo, insomma, si presenta con una bell’ambientazione di un futuro tecnologico ma decaduto, dei personaggi credibili e intelligenti e una trama affascinante e molto coinvolgente, con riflessioni importanti e poetiche sul futuro, il progresso, la tecnologia e l’esistenza.
Lettura sicuramente da non perdere.
Evi *Evi * wrote a review
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Finora ho letto circa una ventina di libri di fantascienza, in questo bel romanzo distopico di Walter Tevis ne ritrovo numerose suggestioni.
C’è, innanzitutto, il filo conduttore di tutta la storia: la lettura, che ricorda Fahreneit 451 di Ray Bradbury.
Da immemore tempo l’umanità ha perso la capacità di leggere, in un bel passaggio Mary Lou, la protagonista femminile, trova per caso un libro, per lei non rappresenta altro che un oggetto fisico e se lo rigira perplessa tra le mani senza sapere cosa farne.
Leggere è diventato un reato.
Nella rigida osservanza del principio della Privacy vigente che vieta ogni condivisione, leggere rappresenta un atto sovversivo perchè viola l’individualità, è un atto intimo che veicola emozioni e sentimenti, ma soprattutto leggere rappresenta un modo per superare quella solitudine che invece nella società distopica di Tevis rappresenta l'unica condizione esistenziale ammessa, in un mondo dove essere innamorati è cosa terribile e dove il sesso, se e quando c'è, deve essere rapido, non coinvolgente, arido, non replicabile.
Ritroviamo anche il mondo di Asimov, popolato dai Robot, Robot così intelligentemente stupidi da essere perfettamente in grado di fare operazioni complesse ma interdetti di fronte alle situazioni più semplici e di buon senso.
C’è una scena, grottescamente amara, in cui un gruppo di robot lavora ad una catena di montaggio dove si assemblano tostapane; il processo gira a regime, i tostapane finiti arrivano all’ultimo robot che fa da supervisore e ha il compito di azionare l’interruttore per farli funzionare ma, ohiibò, i tostapane non si accendono perché manca il collegamento elettrico, cosa fa allora il nostro genio, la nostra supermente teconologica? Li prende tutti i e li getta nel bidone del riciclo, e il ciclo continua così all'infinito in questa fabbrica, a sistema chiuso che non fa che fare e disfare gli stessi aggeggi inutilmente da decenni
Sicuramente ne Solo il mimo canta al limitare del bosco ci sono anche larghe anticipazioni dell’Infinite Jest di DFW con individui catatonici che si spengono il cervello davanti alla Tv, obbligati ad assumere droghe prescritte dal Sistema perché aiutano a non pensare, a non avere desideri e a soffrire meno.
E nei Robot Rilevatori che hanno la supremazia del controllo della società si sentono gli echi dell’orwelliano 1984.
Il rapporto ambiguo tra donna e robot rammemora il Dick di Ma gli androidi sognano pecore elettriche?
Mary Lou è l'unica donna al mondo che si è rifiutata di prendere le pillole che inibiscono la fertilità e nel suo grembo giace il destino dell’umanità intera.
Prova una intensa attrazione fisica per Spofforth il Robot negro, ahimè asessuato, di intelligenza superiore rispetto agli altri suoi simili, bello ma triste possiede un cervello di uomo impiantato nel suo corpo tecnologico, può amare ma non fare l'amore e di notte, al buio, il suo cuore palpita inquieto, rincorrendo i sogni della persona da cui la sua intelligenza proviene.
Programmato per restare vivo fino all'ultimo superstite umano, Spofforth agisce per portare l'umanità, ora ridotta a solo diciannove milioni di individui, alla sua estinzione definitiva.
In grado di rigenerarsi cavalca l'esistenza attraverso i decenni, vive il dono dell'immortalità concessagli come un peso che non gli permette di dimenticare nulla e capisce che è solo la morte a dare un senso alla vita.
E nella seconda parte si ritrova anche l'esperienza vissuta ne La strada di Cormac MCarthy solo che al posto di un padre e un figlio, c’è un uomo e Biff il suo gatto.
Non sono in grado di dire con precisione a chi Tevis sia debitore e quali autori successivi di sf siano invece debitori a lui, dovrei porli tutti sulla linea immaginaria del tempo e cercare possibili e probabili interazioni, debiti e crediti, ma non è questo il punto, so solo che amalgamando suggestioni vecchie e nuove ne è venuta fuori un’opera di fantascienza, delicata e dolcemente malinconica, conciliante e che si fa amare molto.