Gelo per i Bastardi di Pizzofalcone
by Maurizio de Giovanni
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Pizzofalcone! - 24 nov 19
Dopo aver quasi esaurito la saga del commissario Ricciardi (mi manca da leggere solo l’ultimo e definitivo volume, che comunque è già nella mia libreria), riprendo la seconda e fortunata serie dei Bastardi. Che, pur avendo una velocità diversa, gode tuttavia di una buona riuscita, grazie anche alla fortunata serie TV. Quella dove gli “occhi a mandorla” dell’ispettore Lojacono sono ben interpretati da Alessandro Gassman. Ricordo, per chi avesse mancato gli inizi, che, come tutti gli scrittori seriali, per cambiare registro, De Giovanni ad un certo punto prova delle uscite diverse dal filone principale. Cominciò allora questa nuova saga con un tentativo, “Le lacrime del coccodrillo”. Dove, per l’appunto, faceva la comparsa l’ispettore Giuseppe Lojacono, mandato in esilio a Napoli dopo aver combinato qualcosa sul filo del rasoio (ma noi crediamo più dalla parte dei buoni che da quella dei cattivi) nella Sicilia natia. Dato che i riscontri furono buoni, il nostro decide di costruire una serie più robusta, impalcando la storia su di un commissariato di cattiva fama per oscure vicende legate alla droga. Da qui, si viene costruendo un impianto alla “Ed McBain”, noto nel gergo giallistico con il termine di “police procedural”, le cui caratteristiche peculiari sono:
 la presenza, come protagonista, non di un solo investigatore, ma di una vera e propria squadra di agenti che indaga e risolve i casi in modo corale. L'attenzione deve essere rivolta al gruppo di investigatori e non ci deve essere un solo ed unico protagonista;
 la frequente raffigurazione di indagini su più crimini in una singola storia, anche non collegati fra loro;
 mentre i gialli classici adottano la convenzione di far coincidere il climax con la rivelazione del nome del colpevole, nei police procedural l'identità del cattivo è spesso nota al lettore sin dall'inizio.
Ovvio che la bravura di un giallista nell’uso di questi schemi è di non venirne invischiato (leggi strangolato), ma di dosare i vari componenti onde ottenere una miscela fruibile. De Giovanni, come tocco “italianico” allo schema aggiunge le storie personali dei vari componenti della squadra che, invece di venire a galla un po’ alla volta, sono presenti tutti contemporaneamente sulla scena. Creando una sorta di corifeo greco che fa da contrappunto alle storie narrate. Abbiamo allora l’ispettore Lojacono, di cui sopra, che, oltre ad indubbie doti investigative, ha un inizio di relazione con il PM Laura Piras, deve gestire la presenza della quindicenne figlia Marinella, e cercare di capire se c’è amicizia o qualcosa in più con la cuoca Letizia. C’è il vice sovraintendente Ottavia Calabrese, maga dei computer, con figlio autistico, e con un inizio di passione verso il capo del commissariato, Luigi Palma. C’è il vicecommissario Giorgio Pisanelli, prossimo alla pensione, ossessionato da una serie di suicidi che avvengono in zona, verso i quali svolge le sue private indagini. C’è l’agente Alex Di Nardo, esiliata tra i Bastardi per aver esplose colpi di arma di fuoco al suo capo, in lite con il padre, e con sé stessa per la sua omosessualità repressa. C’è l’assistente capo Francesco Romano, manesco quando perde il lume della ragione, e lasciato dalla moglie dove che le ha dato un ceffone ingiustificato. Ed infine c’è Marco Aragona, raccomandato ma di buon cuore, che si atteggia a duro, ma che vive in albergo dove si innamora di una cameriera. In questo quarto romanzo della serie, De Giovanni non si smentisce. Segue i suoi 6 “bastardi” in modo parallelo, come da primo punto. Utilizza il secondo presentando due storie, una di base ed una di contorno. E lascia oscuro il terzo punto, anche se la dinamica dell’assassinio principale non lascia dubbi sul colpevole. Quindi abbiamo una mini-storia di presunto abuso su di una tredicenne, dove indagano Romano ed Aragona, che risolvono presto, sfruttando anche le doti da “attore” di Aragona, e sbugiardando l’incauta ragazzina che, sull’onda di social ed altre storie di rete, cercava di sbarazzarsi di un padre mediocre, solo per poter accedere ai soldi dell’amante della madre. La storia di base vede invece l’efferato delitto di due ragazzi calabresi, Biagio studioso ricercatore universitario e la sorella Grazia, bella, giovane e modella in fieri. L’indagine, affidata a Lojacono e Di Nardo, non sembra trovare appigli risolutivi. Non è colpevole il fidanzato di Grazia, musicista senza futuro, né il padre, uscito dopo 16 anni di galera per un omicidio insensato. La storia mette anche a rischio i “Bastardi” che non sembrano in grado di trovare il bandolo. C’è solo un elemento stonato nella storia: il basso compenso chiesto da Grazia per una sfilata. Sarà un’intuizione di Aragona a mettere Lojacono sulla giusta strada e stanare il colpevole (ma noi giallisti di vecchia data, avendo come i bastardi tolto di mezzi i possibili sospettati, avevamo puntato da subito il dito sul colpevole). E di contorno, proseguono le storie. Alex ha un inizio di relazione con la dottoressa Martone della scientifica, ma non sa ancora venir fuori alla luce del sole. Pisanelli continua le indagini sui “suicidi”. Romano non fa che passare le serate sotto casa dell’ex-moglie, macerandosi di rimorsi. E Lojacono cerca di fare un’uscita galante con il bel PM. Entrando in rotta di collisione sia con la figlia che con Letizia. E vedremo come proseguirà questa lotta. Che in un certo qual modo ricalca l’indecisione del commissario Ricciardi tra la bella vedova e la signorina del palazzo di fronte. Simile anche se non uguale. Come simili sono a volta gli inserti in corsivo, alcuni capitoli che vorrebbero entrare nella mente di qualche personaggio di contorno, ma che servono solo ad allungare il brodo del romanzo, senza portare elementi utili. Tanto che dopo un po’ si potrebbero saltare e piè pari, senza che la tensione narrativa subisca contraccolpi. Comunque, una buona trama, con qualche idea interessante, e qualche ipotesi di sviluppo che seguiremo sicuramente con interesse.
SPIDYSPIDY wrote a review
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