Gita al faro. Ediz. integrale
by Virginia Woolf
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CcrissCcriss wrote a review
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DarioDario wrote a review
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Liberty RoseLiberty Rose wrote a review
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Spoiler Alert
Un viaggio nel tempo
Oggi vi propongo un romanzo che ho letto qualche anno fa, GITA AL FARO, ma che ricordo ancora con estremo piacere, in quanto seppe completamente avvolgermi e conquistarmi per il suo stile, per il potere della scrittura di Virginia Woolf dove a emergere non era certo una trama avvincente, ma la forza innegabile del pensiero, delle emozioni, traghettate da una prosa suggestiva ed evocativa dove la parola fluisce come il corso di un fiume, avvolgendoti come le acque spinte dalla corrente.
Il libro è diviso in tre parti, chiamate significativamente La Finestra, Il Tempo passa e il Faro. La famiglia Ramsey si incontra nella casa delle vacanze, sull'isola di Skye, e progetta di andare a fare una gita anche per far piacere a James, il figlio dei Ramsey, ma il padre, piuttosto dispotico, annuncia che il tempo non sarà buono e la gita non si farà. In occasione di questa giornata, arrivano anche altri personaggi, tra cui la pittrice Lily Briscoe e Charles Tansley, con cui la giovane si scontrerà in quanto l'uomo sostiene che una donna non abbia capacità di scrivere e di dipingere. Questo quadro familiare, colto in un momento apparentemente quotidiano, cela tensioni e sentimenti che il flusso del tempo della parte centrale in qualche modo altererà, in un pezzo fantastico in cui vediamo, attraverso l'assenza nella casa di vacanza, gli eventi luttuosi, la tragedia della guerra, per ritrovarli nella terza parte del romanzo, ormai adulti, orfani o vedovi, dove i sopravvissuti finalmente riusciranno a compiere la famosa Gita al Faro.
Romanzo possente, moderno, innovativo, in cui emerge tutto il talento di una scrittrice che sapeva scandagliare nelle profondità dell'animo umano.
Maurizio A. R.Maurizio A. R. wrote a review
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La vicenda, così semplice da non richiedere di essere strutturata secondo le regole del romanzo, è la cronologia di momenti di vita della famiglia Ramsey nella casa al mare, vissuti – percepiti è meglio dire – da una loro amica e pensionante, pittrice dilettante.
Parallelamente al ménage dei Ramsey – lui saturnino e fragile, lei bellissima e consapevole di dover colmarne le angosce, gli otto figli cresciuti in questa tensione raramente manifesta ma sempre sottotraccia – si dipana la semplice esistenza di Lily Briscoe, che vive un lungo turbamento (rapporto non si puo` dire, per la differenza d’età e di confidenza) verso la signora Ramsey.
Quest’ultima, a sua volta, l’abbiamo vista compiacersi delle aspettative matrimoniali di Lucy, che sfumeranno come molte altre occasioni nel racconto.
Gli stessi figli sopravvissuti della coppia – altri sono mancati in guerra o per altri incidenti – si ritrovano nella gita in barca al faro, rinviata per tanti anni e alla fine compiuta come si compirebbe un sacrificio rituale, un pellegrinaggio, con l’ormai vecchio Ramsey sacerdote del proprio trionfo, odiato dai figli (che tuttavia non si sottraggono al suo fascino o forse alla sua costante richiesta di essere il centro del mondo)
Lucy avrà la sua “visione”, è questa la parola usata: cioè la storia si chiuderà con una percezione impalpabile, un susseguirsi di pensieri, sensazioni, che la Woolf chiamò “flussi di coscienza”.
La meraviglia del libro e ` vederli rappresentati, concreti, come se essi fossero la pagina su cui sono impressi volti e sentimenti, eventi e fenomeni atmosferici, luoghi e colori. Non ci si accorge neppure che la voce narrante cambia, anzi non esiste: semplicemente, come nella tragedia greca, si affacciano in successione al proscenio i personaggi principali, mentre dei comprimari (dal signor Carmichael alla signora McNab) ascolteremo le parole, i pochi e scarni dialoghi.
Questo perché essi non partecipano, evidentemente, a quel flusso di coscienza su cui galleggiano gli elementi della narrazione, come i sugheri e i relitti dei naufragi sul braccio di mare che porta la comitiva al Faro, finalmente.
Un capolavoro.
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MariaMaria wrote a review
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Scrive Virginia Woolf a proposito di Gita al Faro:
Sono sbattuta come una vecchia bandiera dal mio nuovo romanzo Gita al Faro [...] ma adesso scrivo più rapida e libera di quanto ho scritto in tutta la mia vita [...] e sento di poter buttare fuori tutto, ora, e è un affollarsi, un peso, una confusione nella mente. ( Diario, Mercoledì, 20 febbraio 1920 )

Prima di ogni cosa, quindi,, Gita al Faro è per Virginia Woolf è la conferma di una vitalità creativa ritrovata e attraverso l'"artificio" narrativo, l'occasione per lenire il peso dell'anima; per elaborare il dolore di una perdita, il vuoto causato dalla morte della madre; per riflettere sulla problematicità della vita, sulla sua transitorietà, sulla morte; e per mitigare ricordi laceranti.
Una volta pensavo ogni giorno a lui ( mio padre ) e alla mamma, ma scrivere Gita al Faro li ha placati nel mio spirito .
Non per niente il romanzo è considerato il più autobiografico tra i lavori della Woolf per vari riferimenti che il lettore percepisce in qell'affollato microcosmo di personaggi: figli, amici, ospiti, che è la casa delle vacanze estive dei coniugi Ramsay ( alias mamma e papà di Virginia ).
Il libro, strutturato in tre parti: La finestra, Il tempo passa, Il Faro, non ha nulla del romanzo tradizionale ottocentesco, del romanzo realistico, in quanto Virginia più che fatti fissa sulla pagina una valanga di pensieri,un flusso mentale e di coscienza che scorre come un fiume carsico, ora lento e placido, ora increspato, ora cangiante, che trasporta in un continuo monologo "frammentato" un mondo di sensazioni, di sentimenti custoditi con pudore.
L'aspetto individuale, i segni caratteristici sono realtà puerili. Sotto di essi tutto è buio, diffuso, inesorabilmente profondo.
La scrittura in sintonia con il pensiero, mi sembra che dia vita ad un lieve sussurro a fior di labbra; mentre il linguaggio, intessuto di simboli e figure retoriche, dà corpo, sostanza, significato alle inquietudini, ai dubbi di mente e cuore.
La Finestra che dà il titolo alla prima parte, è per il piccolo James Ramsay l'affaccio sul mondo esterno su cui proietta un suo forte desiderio: vedere da vicino quell'occhio luminoso del faro che da tempo attira la sua attenzione.
"Si, certo, se domani è bel tempo", -disse la signora Ramsay.- "Ma dovrai alzarti con le allodole", - aggiunse.>/i>

"Ma",-disse suo padre fermandosi davanti alla finestra del salotto, "non sarà bello"

Per il momento il faro è una meta irraggiungibile, "ma i bambini non dimenticano" e il desiderio diventa quel filo di speranza a cui aggrappare il futuro.Può capitare, però, che una volta raggiunta la meta, soddisfatto il desiderio, ciò che ha alimentato per anni l'immaginazione, non corrisponda alla realtà, tutt'altra della bellezza, dolcezza, felicità sognate.

>i>Si ergeva spoglio e dritto, di un bianco e nero abbagliante, e si vedevano le onde frangersi in schegge bianche come cocci di vetro sugli scogli. Si vedevano le venature e le fenditure degli scogli [...] Dunque era così, pensava james, il Faro che avevano visto di là dalla baia per tanti anni; era una terra spoglia su una roccia brulla.


Delusione, sì, ma raggiunta consapevolezza della realtà: Sospinti dalla burrasca... dovremo morire.
Ed è nella seconda parte del romanzo che domina l'alito della morte. Ne sono investiti alcuni componenti della famiglia Ramsay e l' umanità in genere per i lutti causati dalla guerra ( prima guerra mondiale ).
Virginia rende con magnifica abilità descrittiva il disfacimento di cose, corpi e anime prendendo a simbolo la casa delle vacanze non più frequentata dai Ramsay.

Spente tutte le luci, tramontata la luna, con una pioggia sottile che tamburellava sul tetto, iniziò un diluvio di tenebra immensa. Sembrava che nulla potesse salvarsi dall'inondazione, da quella profusione di tenebra.

Messo punto alla fatica di Gita al Faro, Virginia scrive:Ma quanto sono belle certe parti di Gita al Faro! Morbide e flessibili e credo profonde, e mai una parola sbagliata per intere pagine. E' questa l'impressione che ho a proposito della cena e dei bambini in barca; ma non di Lily sul prato. Quello non mi piace molto. . ( Diario 21 marzo 1920 )
Concordo tranne sull'ultima affermazione, perché le pagine dedicate alla pittrice Lily ( alter ego di Virginia Woolf ? ) mi sembrano le più intense del romanzo.
Lily è la figura che rispecchia più da vocino la psicologia al femminile della scrittrice con il suo travaglio artistico-creativo. Nella difficoltà di Lily di rappresentare sulla tela la casa e l'amata amica Ramsay c'è tutto il suo arrovellarsi mentale sul vero significato della vita; il forte desiderio di carpirne i segreti che regolano il rapporto umano, soprattutto quello coniugale.
Chi, che cosa può dare una risposta, se no proprio quella figura motore, fulcro della famiglia che è la signora Ramsay?
Nel suo ricordo evocato con voce strozzato, Lily potrà fare sintesi tra ricerca, rifiuto accettazione della vita.
A questo punto può dispiegare tutta la capacità artistica; riprendere il pennello, dipingere la bellezza, sicuro antidoto a lutti e rovine, colmare il vuoto di chi non c'è più; e sullo spazio bianco della tela tracciare nel posto giusto linee e colori, luci e ombre.

Riconoscere e accettare la realtà, anche se frutto di una visione, forse è ciò che dà il vero significato alla vita?