Gli addii
by Juan Carlos Onetti
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Protagonista del romanzo è un uomo di mezz'età, un tempo grande stella del basket, che si trasferisce in un paesino di montagna per sottoporsi alle cure per la tubercolosi nell'ospedale locale. La voce narrante è affidata al droghiere del posto, il cui negozio è crocevia delle vite e dei segreti del paese. L'arrivo dell'uomo, il suo esilio volontario e misterioso in una villa lussuosa, l'avvicendarsi di due donne, stravolgono la cittadina e la sua calma polverosa. L'edizione è arricchita da un corposo saggio inedito di Mario Benedetti sulla narrativa di Onetti.

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ilsegretodelboscoilsegretodelbosco wrote a review
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Protagonista di questo romanzo breve di Onetti è un ex campione di basket ormai malato di tubercolosi che si trasferisce in un paesino di montagna. Si avvicendano al suo fianco due donne che rappresentano due diversi tipi di femminilità: la donna matura e quella giovanissima, appena uscita dalla pubertà. Ma qui tempo ed esperienza non rappresentano la maturità, bensì la decadenza, perché per l’autore uruguaiano non si può vivere un’esistenza confidando nel proprio corpo. Ogni corpo decade, tradisce…

Da giovani si confida nell’eternità della propria condizione e si pensa che solo gli altri invecchino. Lo scorrere dei giorni ci insegna che nulla dura né si ripete. Conduciamo il più delle volte esistenze che somigliano a binari destinati a incrociarsi solo in rare occasioni di scambio…

Dimmi, hai notato anche tu il modo in cui le donne conservano negli occhi le tracce dei loro viaggi in treno? Deve essere per via di quel desiderio che le accompagna, fatto di tutti i baci e gli abbracci che stanno raggiungendo.

In queste pagine si avverte forte il senso di fallimento di ogni legame e l’incapacità di comunicare dei protagonisti: chi cerca di non lasciarsi soffocare come individuo non riesce a mischiarsi con questa vita.

L’autore fa muovere il suo protagonista in un panorama fatto di pochissimi dettagli appena accennati. E’ questa la caratteristica di chi è un bravo scrittore di racconti. Il giocatore di basket, al pari degli altri protagonisti dei suoi romanzi, sembra trascinare la propria esistenza e il lettore comprende fin dall’inizio che in qualche modo è già condannato. C’è in questa, ma anche in tutte le altre opere di Onetti, la consapevolezza di una sorta di autodistruzione dell’uomo. Lo si intuisce dal modo in cui il racconto viene costruito, rendendo più interessante comprendere il passato dei protagonisti perché l’inevitabile epilogo è già lì, sotto i nostri occhi.

Massimo Magon Massimo Magon wrote a review
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Juan Carlos Onetti - uruguaiano classe 1909, esule in Spagna dal 1975, morto a Madrid nel 1994 - trascorse gli ultimi anni della sua vita sdraiato a letto. Non perché fosse malato anche se, come tutti i vecchi, o come tutti e basta, probabilmente, in qualche modo lo era. Semplicemente viveva disteso; tutto ciò che gli serviva lo aveva a portata di una lunghezza di braccio grazie alla cura che l'ultima delle sue quattro mogli gli riservava: giornali e libri, whisky, carta e penna. Sempre senza alzarsi dal letto rispondeva alle domande dei giornalisti che lo visitavano giudicando ancora interessante lo scrittore che un tempo era stato abbastanza produttivo mentre ora sembrava rispettare il suo essere in esilio tanto da vivere rinchiuso in una stanza come fosse ancora internato nell'ospedale psichiatrico dove lo fece rinchiudere per sei mesi qualche colonnello di una giunta militare del suo paese.
Oppure, semplicemente, Onetti aveva finito per vivere come avrebbero fatto tutti i personaggi delle sue opere se la loro vita fosse proseguita oltre la carta, nel tempo più ovvio del mondo reale, se fossero invecchiati, se, a un certo punto, fossero divenuti consapevoli della condizione in cui il loro autore li aveva immersi.
Gli addii non sfugge al generale tema onettiano. Un ex giocatore di pallacanestro, malato di tubercolosi, fa la sua apparizione in un piccolo centro di montagna, sede di un sanatorio. Ha l'aria incredula perché non crede nel valore, nell'importanza di curarsi. Questo pensa di lui il gestore del piccolo bar davanti alla fermata delle corriere, vedendolo per la prima volta; il gestore del bar riceve e conserva le lettere per lui, e ci racconta la storia. L'avvento dell'uomo malato a cui non interessa curarsi, solo uno dei suoi comportamenti stravaganti, per giunta ex sportivo di una qualche notorietà, è un fatto notevole in un luogo dove non accade granché e le conversazioni riguardano la grandine, il padrone del Pedregal, la fatalità dell'invecchiare, i prezzi, i trasporti, l'aspetto dei cadaveri, la consolazione del denaro, i miglioramenti ingannevoli, l'insicurezza della condizione umana, i calcoli dei Barroso davanti a un campo di grano.
Le lettere che l'uomo malato riceve sono contenute in due tipi di buste: un tipo vergato con inchiostro blu, l'altro a macchina. Quando si presentano a trovarlo le due donne che gliele inviano l'ossessione per la realtà dei fatti aumenta. Una donna ha all'incirca della sua età, matura e un poco sfiorita, accompagnata da un bambino; l'altra è una giovane ragazza, fresca ed energica, affascinante. Il gestore del bar e gli infermieri del sanatorio subito si schierano per la più vecchia, madre di una figlia, alla quale la più giovane contende ingiustamente e senza morale l'amore dell'uomo malato.
Così Onetti crea i presupposti per l'ennesima esposizione dell'impossibilità dell'uomo di entrare davvero in contatto con il mondo che lo circonda. Tanto vale vivere sempre sdraiati su di un letto e disinteressarsene evitando le fatiche. La distanza, nel fraintendimento che verrà rivelato, non è quella che si sarebbe portati a pensare: non appartiene al malato, ma agli osservatori feroci e fallaci che prendono posizione su di lui e sulle due donne.
La prosa di Onetti è la solita: sinuosa e ambigua, meticolosa ed essenziale. Illumina gli obiettivi degli sguardi del gestore del bar, degli infermieri, che diventano i nostri, come fossero mosse improbabili di una danza misteriosa che non può essere imparata, nemmeno con anni e anni di pratica. Alla fine, anche chi, per caso, dovesse capirla terrà per sé il segreto che accresce la sua malinconia verso la vita di cui, forse un tempo, si era illuso di conoscere i passi.

"Quando la ragazza giunse all'albergo, l'uomo, la donna e il bambino erano ancora in sala da pranzo, silenziosi, alle prese con le tazze di caffè. Lei, la donna, alzò la testa e la vide. L'altra si era fermata a due tavoli di distanza, con la valigia che non aveva voluto lasciare in portineria, e proclamava con il suo sorriso alto e appena arrogante, con la calma dei suoi occhi piatti, che non voleva ferire né essere ferita, che non le importava perdere o vincere, e che tutto quello - la riunione del triumvirato in montagna, le prevedibili discussioni, le offerte di sacrificio - era, lo aveva scoperto da poco, era grottesco, vano, senza senso, così come sarebbe stato ingiusto qualsiasi accordo a cui fossero giunti".