Hanno rapito il Papa
by Renée Reggiani
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Sulla piazza della Somma Basilica, il papa si affaccia a benedire; un giornalista lo filma con il teleobbiettivo; ma il papa non è il papa: e un robot. Poco dopo una suora bellissima e profumata alle violette rapisce al giornalista le sue pellicole. E' appena l'inizio di questo romanzo di Renée Regg... More

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Anna PrejanòAnna Prejanò wrote a review
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Scanzonata e intelligente goliardata anni Settanta: imperdibile. Renée Reggiani è nota soprattutto come autrice di libri per ragazzi e mi sono ricordata di aver letto alle scuole medie il suo "Carla degli scavi" (e mi era piaciuto). In quarta si ritiene opportuno avvertire che questo libro è sconsigliato agli adolescenti e per una volta il contenuto è descritto in modo veritiero: "fantasmagoria moderna politica quanto basta e libertina non poco. Dumas, Asimov, 007 e sa Dio cos'altro: la tradizione del romanzo d'avventure si accalca, sbocca e delira in questa invenzione vaticana e cibernetica libera sino all'insolenza". La storia è deliziosa ma in effetti le ragioni che rendono speciale questo romanzo sono altre due, entrambe di natura stlistica.
La prima è, appunto, il riuso di stilemi e modi del feuilleton: capitoli brevi introdotti da didascalie a effetto ("36. Forse la morte si fa vedere. Il potere non muore, ma afferma che è tempo di lavoro. Lavoro di morte") e dialoghi incalzanti con battute brevi mandate sempre a capo (alla Dumas, che era pagato a cartella e usava questo espediente per guadagnare di più scrivendo meno), spinti all'assurdo:
- Felice che tu lo pensi.
- In caso contrario.
- Ti ho già assicurato di no.
- Allora hanno tutto l'interesse di tenerti vivo.
- Caspita. A questo punto.
- Certo.
- E il colpo di fucile.
- Un semplice avvertimento.
Il gioco della Reggiani con la tradizione del romanzo popolare è analogo a quello di Max Ernst con le illustrazioni dei romanzi d'appendice, rimontate in onirici collage nel suo capolavoro "Una settimana di bontà".
La seconda ragione di unicità è lo stile vero e proprio: sperimentale senza infastidire, musicale e sincopato, scandito da formule ricorrenti da poema epico, quasi una metrica barbara che dà un ritmo arcaico a una bizzarria moderna.
Mi chiedo infine se la scelta di scrivere "é" con l'accento acuto sia stata voluta dall'autrice, per creare un disagio impalpabile, costante, con tutti quegli accenti fuori posto, contro le abitudini e le regole.