Harry Potter e l'Ordine della Fenice
by J. K. Rowling
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Il quarto volume delle avventure di Harry Potter ci ha lasciato con il fiato sospeso: Lord Voldemort è tornato. Che cosa succederà ora che il Signore Oscuro è di nuovo in pieno possesso dei suoi terrificanti poteri? Quanta morte e distruzione seminerà nel tentativo di riprendere il dominio del mondo... More

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Di tanto in tanto, nelle mie recensioni, uso una espressione: “sindrome da Ordine della Fenice”. La uso per indicare quella casistica, negli ultimi tempi piuttosto frequente, di uno scrittore che ha acquisito un certo successo, talmente tanto da, da una parte, indurre l’editore a lasciare “carta bianca” al lettore, anche in senso fisico, e lo scrittore a non autoporsi alcun limite, soprattutto di lunghezza del libro; in senso più generale, per indicare un libro troppo lungo.
Probabilmente è una mia fisima personale: ho migliaia di libri già comprati da leggere a casa, essere “rallentato” da un libro che, seppur ottimo, non riesco a macinarlo in pochi giorni mi sconforta; se poi, magari, il libro non è neanche ottimo ma ha qualche qualità per cui non lo voglio abbandonare, non vi dico … Certo è, però, che il mercato editoriale è sconfortante a riguardo: proprio chi ha scritto l’”Ordine della Fenice” recentemente ci è ricascata, proponendo un libro di ben 1085 pagine, un cold case; se penso che Agatha Christie sfornava libri straordinari dello stesso genere in meno di duecento pagine (Elsa Greer ne aveva 192 …)
Questo libro, il più lungo della saga più famosa al mondo (poco più di ottocento pagine e trentotto capitoli), rientra fra i libri “ottimi”; e siccome l’ho riletto una seconda volta in una modalità alternativa (solo mezzo capitolo al giorno letto ad alta voce ai miei figli – che si addormentavano nel frattempo! Gli ultimissimi capitoli me li sono letti per fatti miei, alla fine), speravo che la lunghezza del libro non influenzasse più di tanto, anche perché una cosa la riscontravo, in continuità con i libri precedenti: è scritto maledettamente bene!
Purtroppo il senso di meraviglioso e di appagamento è andato scemando ad un certo punto, piuttosto repentinamente, posso precisare il capitolo, il diciottesimo: in questo capitolo i nostri eroi ricevono un aiuto magico piuttosto esagerato, a mio avviso, quasi un deus ex-machina, che mi ha deluso; in uno dei capitoli immediatamente successivi ho ricevuto un’altra delusione, che fortunatamente non ricordo; nel seguito, si alternavano capitoli carini o ottimi (il nuovo elemento dell’ambientazione dell’ospedale San Mungo; la fuga di Silente; gli esami per i G.U.F.O., che mi hanno coinvolto parecchio, memore i miei lontani trascorsi scolastici) con altri un po' più tirati via, con espedienti deludenti, per arrivare al roboante finale, con numerosi colpi di scena e tantissima azione, degna dei migliori thriller, ma che ho trovato non così originale e con altri deus-ex-machina o espedienti non grandiosi (mi sto ancora chiedendo come quattro maghetti immobilizzati, imbavagliati e privi di bacchetta, di cui tre piuttosto goffi, abbiano avuto la meglio su un numero superiore di Serpeverde senza ricevere aiuti esterni, l’autrice non si è sprecata ad inventarsi qualcosa di plausibile se non le lezioni ricevute da Harry …)
Non è possibile offrire una vera sintesi della trama: il Ministero, più per questioni di convenienze politiche che perché non ci crede veramente, non crede al ritorno di Voldemort e usa ogni strumento per screditare e ostacolare, da una parte l’unico vero testimone della faccenda, Harry Potter, dall’altro il suo potente, ma sempre più isolato, mentore, Silente; e questi è, allora, costretto a organizzare una società segreta clandestina, l’”Ordine della Fenice”, per contrastare i piani dell’Oscuro Signore. Accadono un mucchio di cose, nel corso del quinto anno scolastico di Harry e dei suoi amici, ma, devo ammettere, nessuna realmente fondamentale, tutto il libro era rivolto solo a presentare la scritta in corsivo nel penultimo capitolo, fondamentale per l’economia della saga, tutto sommato sarebbe stato preferibile un libro più corto.
Però, volendo citare alcuni temi di interesse:
• Grandioso il modo con il quale sono state inserite tematiche distopiche totalitarie, soprattutto nella prima parte del romanzo, utilizzando varie tecniche, dal controllo dei mezzi di informazione a metodi coercitivi violenti, ben rappresentati dalla odiosissima professoressa Umbridge …
• È stato un buon thriller spionistico in ambientazione magica (anche se non così grandioso, come mi sono già espresso).
• È forse l’unico libro della saga in cui vediamo Silente combattere, lo paragono al terzo film della saga di “Star Wars”, dove finalmente vediamo le capacità dell’altro altrimenti solo mentore Yoda.
• Un Silente molto umanizzato nell’ultimo capitolo della saga e, proprio per questo, ancora più saggio …
• Sempre di interesse i temi delle discriminazioni, della mondialità, dei turbamenti amorosi adolescenziali, etc.
Non travisatemi: secondo il mio parere è il libro peggiore della saga finora, per le ragioni esposte, dopo il primo; ma comunque meritevole di cinque stellette. Si tratta pur sempre di un libro eccellente, facente parte della saga più grandiosa del mondo: molto probabilmente la più grande opera letteraria della storia del mondo fruibile a qualsiasi lettore; non ho le competenze per confrontarla con opere ben famose ma un po' meno fruibili (mi viene in mente “La Divina Commedia” dal Dante ultracelebrato quest’anno, che però scrive in altra lingua, in altro periodo storico e, per giunta, in versi; ma potremmo anche passare ai testi teatrali di Shakespeare, per rimanere in ambito anglofono, o anche limitandoci al fantasy, al “Signore degli Anelli”, a mio avviso comunque un po' più sofisticato e mastodontico), ma, secondo me, la sfida si può avanzare …

P.S.: se la Umbridge era odiosa, Piton, complice un accumulo di antipatie dai precedenti libri, ancora di più; sono impaziente di ritornare al settimo libro …
Georgiana1792Georgiana1792 wrote a review
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ZuZu wrote a review
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