Homo deus
by Yuval Noah Harari
(*)(*)(*)(*)(*)(549)
Nella seconda metà del XX secolo l'umanità è riuscita in un'impresa che per migliaia di anni è parsa impossibile: tenere sotto controllo carestie, pestilenze e guerre. Oggi è più probabile che l'uomo medio muoia per un'abbuffata da McDonald's piuttosto che per la siccità, il virus Ebola o un attacco di al-Qaida. Nel XXI secolo, in un mondo ormai libero dalle epidemie, economicamente prospero e in pace, coltiviamo con strumenti sempre più potenti l'ambizione antica di elevarci al rango di divinità, di trasformare "Homo sapiens" in "Homo Deus". E allora cosa accadrà quando robotica, intelligenza artificiale e ingegneria genetica saranno messe al servizio della ricerca dell'immortalità e della felicità eterna? Harari racconta sogni e incubi che daranno forma al XXI secolo in una sintesi audace e lucidissima di storia, filosofia, scienza e tecnologia, e ci mette in guardia: il genere umano rischia di rendere sé stesso superfluo. Saremo in grado di proteggere questo fragile pianeta e l'umanità stessa dai nostri nuovi poteri divini?

All Reviews

69 + 10 in other languages
BostroBostro wrote a review
00
(*)(*)( )( )( )
Peccato
Partiamo da un presupposto: questo non è un libro isolato, bensì può essere considerato una post-fazione al suo Sapiens che è qui presupposto. Del resto le ultime pagine di Sapiens trattavano proprio del passaggio di homo dalla razza sapiens alla razza dei. Non reputo sensato leggere questo libro senza Sapiens, per quanto sensato possa essere leggerlo.
Di Sapiens ho già scritto abbastanza: libro bellissimo, talmente bello che riesce a celare le sue debolezze. E' sempre troppo facile tirare le somme da fatti storici (già avvenuti). Il problema è che queste somme non sono mai somme matematiche ma personali se non personalizzate, e come si sa la storia non insegna nulla. Di buono però Harari ha due cose: innanzitutto la scrittura, che è bellissima; in secondo luogo la visione globale, che è un'impresa titanica e lui riesce a gestirla proprio bene. Se il primo lato della questione non ha valore di verità, col secondo invece si difende bene e qualcosa ci si può tirare fuori che lascia dentro di noi una cosa importantissima, ovvero il dubbio.
Criticabile o meno, Sapiens è un libro che reputo da leggere.
Il problema di Sapiens è che tutto all'interno del libro è troppo facile, troppo perfetto, troppo chiaro, troppo lineare.
Con questo Homo Deus però, venendo a mancare il sostrato più reale ovvero la realtà dei fatti storici, presenti ora solo per tirare le somme di ciò che potrà accadere in futuro, mi viene difficile cadere nel fascino di questo scrittore. Certo, è un libro bello e comunque il continuare ad assumere un approccio olistico allo studio dell'uomo come animale, come specie, all'interno del suo mondo, è meritevole e interessante, però - come già era accaduti negli ultimi capitoli di Sapiens - troppo aleatorio.
Lavorando su un terreno inesistente ma ipotetico è facile portare il discorso un po' dove si vuole, ed è ciò che fa Harari grazie al suo stile fluente e chiaro.
Parte dal presupposto che stiamo diventando dei perché stiamo per raggiungere l'immortalità e i computer guadagneranno l'autocoscienza permettendo di trasportarci in circuiti cibernetici. Sembra tutto facile, tutto perfetto, tutto chiaro e lampante. Ma è così?
Di libri così, sul futuro, se ne possono scrivere migliaia tutti con un fondamento di storicità credibile. Volendo anche molti libri di fantascienza potrebbero avere la stessa valutazione di "realizzabilità": molti partono dalla realtà, da fatti storici, e li portano avanti fino al mondo del possibile. E quindi? Che valore hanno per la conoscenza?
Che sia tuttavia un po' troppo fantascientifico? Lui vuole porre delle domande e, soprattutto, vuole che ce le poniamo noi ma non a casaccio, bensì vuole che abbiamo un metodo quando ci poniamo le domande, e il metodo dev'essere tenere un occhio alla storia evolutiva di Homo Sapiens per porci le domande sull'oggi con prospettiva il domani. 
Se questa è la finalità di Harari, ben venga. In un modo o nell'altro, questi libri fanno bene all'intelletto, ma non bisogna esagerare con la buona finalità perché non è tutto soprattutto se spiattellata come fosse logicamente ineccepibile ed infatti il grande assente rispetto a Sapiens è la linearità. Harari passa di palo in frasca, gira su e giù per la scala della storia citando ora un fatto, ora l'altro, ora una data, ora un popolo, ora un evento, si passa dagli egizi alle crociate ai gay al comunismo nel volgere di poche pagine e alla fine si perde il senso del discorso. "Cosa voleva dire?" oppure "Di cosa stava parlando" sono domande che vi farete spesso nel mezzo di un capitolo.
Arrivato a metà libro non avevo ancora capito dove cavolo volesse andare a parare. 
Dà per scontato nell'introduzione che gli uomini vogliano diventare immortali e stiano per diventarlo e che le tecnologie a breve produrranno computer autocoscienti, e da qui parte il discorso enorme, caotico, quasi che da un'ipotesi iniziale la si trasformi in una tesi per poi andare a giustificarla mostrando un po' di fatti di ieri e di oggi e a dire "Chiaro, no?". 
Di Harari si dice che se con Sapiens ha fatto i conti col passato di Homo, con Homo Deus ha scrutato il suo futuro; posso dirvi che a ben oltre la metà di questo libro del futuro ancora non c'è traccia.
Se Sapiens, con arguzia o furbizia, sa essere interessante e nel complesso è un libro importante e costruttivo, questo a mio avviso potete anche tralasciarlo. Se non lo fate, be... preparatevi, perché è veramente pesante e senza una base a sorreggerlo diventa un lungo monologo dell'autore.
E' un'abbuffata di concetti ed opinioni personali a volte persino superficiali. Eredita la più spicciola metodologia filosofeggiante, e se siete filosofi capirete bene l'immensa portata negativa di questa mia valutazione.
Io sono arrivato al 57% del libro (conteggio dell'orrenda modalità Kindle) e poi ho abbandonato.
Metto due stelle, ma si badi che una è ereditata da Sapiens.
YarnspinnerYarnspinner wrote a review
03
(*)(*)(*)(*)(*)
Domande che è necessario porci
Dei tre lavori di Harari che ho letto, questo è quello che ho apprezzato di più. Negli altri casi avevo letto tra le righe una sorta di compiacimento, o per lo meno, di accettazione positiva delle macro tendenze in atto che stanno trasformando quella che è stata per millenni la nostra visione del mondo. Visto che queste macro tendenze non mi piacciono, tendevo a rifiutare il messaggio dell'autore. in Homo Deus, invece, ho trovato delle linee guida che, con rigore espositivo, mi aiutano nella comprensione. La fine dell'umanesimo, l'irrilevanza degli individui, la perdita di senso del libero arbitrio, che di fatto non esiste e che viene sostituito dagli algoritmi e la nascita di una ristretta super casta di uomini "migliorati", più longevi, più sani e potenziati sono dati di fatto, sono processi evolutivi già in atto, anche se forse nessuno ne è perfettamente consapevole. Il "sé narrante" che per millenni ha pilotato le decisioni umane, viene aggirato da algoritmi, da un'intelligenza non cosciente che ci conosce meglio di quanto noi stessi ci conosciamo e che nella visione "datista" andranno a costituire il paradigma dell'intera esistenza.
A proposito del flusso di informazioni e dati necessario alla visione datista: cosa succede a chi decide di rimanere fuori, di non condividere, di tenersi i propri dati per sé? Fino ad oggi sono stato convinto che la mia difesa fosse quella di autoescludermi da quasi tutte le attività partecipative in rete. Io uso la rete, è ovvio, ma la uso come utente per i servizi, per gli acquisti, per le ricerche, per la posta elettronica Sono un utente del web 1.0. La mia partecipazione attiva è molto limitata, sostanzialmente consiste in qualche recensione che lascio qui su Anobii che, spero, sia letta da lettori umani come me, ma se anche così non fosse, rappresenta solo una piccola parte della mia vita. A parte questo non posto, non do like, non taggo, non condivido, non recensisco su Amazon o su Tripadvisor. Ma cosa mi succede se persevero in questo atteggiamento? Che conseguenze può avere la decisione di rimanere fuori? Harari scrive "La disconnessione significherà la morte". Mi viene in mente un personaggio secondario del libro (e film) "Il cerchio" che ostinatamente si rifiutava di condividere i suoi dati al punto da arrivare a perdere la vita in un incidente causato dall'azione di stalkeraggio dei "circler" che pretendevano la sua adesione all'universo dei dati condivisi.
Senza arrivare a questo eccesso ho riflettuto molto, ad esempio sulla mia presenza su LinkedIn, un social che inizialmente ho usato per la rete di contatti professionali (colleghi, ex-colleghi, clienti) e successivamente come vetrina per la ricerca di lavoro, pubblicando semplicemente il mio CV. Anche qui non ho mai pubblicato contenuti (pubblicità gratis per le aziende), non ho mai condiviso, non ho mai taggato. Però mi sono reso conto che le persone che fanno ricerche di personale per la selezione di candidati, valutano quasi esclusivamente l'attività social. Quindi, al di là della mia formazione, delle mie esperienze e della mia rete, io mi sono reso conto di essere tagliato fuori da molte ricerche, perché queste hanno bisogno di altre informazioni, di altri dati, che io non fornisco e non voglio fornire. Sarà così anche in altri ambiti, ad esempio la salute, o gli investimenti? Non avrò accesso a un mutuo o a una polizza assicurativa? Non sarò più un cittadino?
Nood-LesseNood-Lesse wrote a review
1737
(*)(*)(*)(*)( )
“Internet-di-Tutte-le-Cose”

Se il primo libro di Harari analizzava le breve storia dell’umanità rapportata all’età del nostro pianeta, il secondo ipotizza che l’umanità così come la conosciamo stia per eessere archiviata. Con un esempio assai colorito Yuval scrive che quando arrivò il motore a scoppio, non si cercò di potenziare i cavalli (intesi come animali) ma essi furono dismessi. Harari ipotizza una sorte simile per gli esseri umani, sostituiti in un futuro neanche troppo lontano da intelligenze robotiche artificiali. Ad onor del vero questo è solo uno degli scenari che prospetta, ve ne sono di meno drastici in cui dei superuomini con innesti cyborg rappresenterebbero una élite di comando su esseri umani vecchia maniera. Invita a riflettere sulla nostra volontà di diventare Déi immortali, sull’aver soggiogato tutte le altre specie animali ergendosi a specie dominante, mette in guardia sul fatto che questo ruolo potrebbe essere temporaneo e ricoperto in futuro dai nostri successori: gli algoritmi pensanti. Il libro è uscito nel 2017, con un ottimismo tutt’altro che cauto Harari afferma che l’uomo è riuscito a sconfiggere carestie e pestilenze, non esclude un possibile Big One, ma come la maggior parte di noi all’epoca, porta gli esempi di Sars, Ebola, Suina, Aviaria per convincersi che le epidemie possano essere tenute sotto controllo. Gli ultimi due anni fanno pagare pegno alle sue affermazioni, sarebbe sbagliato però giudicare il libro in base ad esse, tanti e tali sono gli spunti di riflessione che gli si può perdonare l’ottimismo sull’argomento sbagliato. È consigliabile leggere “Homo Deus” dopo aver letto “Da animali a Déi” che gli è propedeutico. Il pensiero dell’autore su determinanti argomenti trattati nel primo libro è in parte maturato, le sue previsioni future un po’ intaccano le considerazioni passate riproposte qua e là con alcuni aggiustamenti. È interessante la sua teoria datista di cui riporto questo stralcio

I Sapiens si sono evoluti nella savana africana decine di migliaia di anni fa e i loro algoritmi semplicemente non sono attrezzati per gestire i flussi di dati del XXI secolo. Potremo tentare di potenziare il sistema di elaborazione dati umano, ma questo potrebbe rilevarsi non sufficiente. “Internet-di-Tutte-le- Cose” sarà presto in grado di creare flussi di dati talmente enormi e veloci che persino algoritmi umani potenziati non riusciranno a gestirli.

E’ interessante anche la parte saliente della lunga dedica finale:
E a mio marito e agente Itzik, che già oggi funziona come la mia “Internet-di-Tutte-le-Cose”.

Ehm.. Yuval, ma non eri un datista? Non avevi scritto “è tutto qui quello che riuscite a farvi venire in mente? L’amore? E neppure una specie di amore platonico cosmico, ma l’attrazione carnale tra due mammiferi?

Nelle scene più importanti di molti film hollywoodiani di fantascienza, gli esseri umani affrontano una flotta d’invasione aliena, un esercito di robot ribelli o un supercomputer onnisciente che intende eliminarli. L’umanità sembra condannata. Ma all’ultimissimo momento, contro tutte le aspettative, l’umanità trionfa grazie a qualcosa che gli alieni, i robot e i supercomputer non hanno sospettato e non possono immaginare: l’amore. L’eroe, che fino a questo momento della trama è stato facilmente manipolato dal supercomputer e crivellato di proiettili dai robot cattivi, è ispirato dalla sua innamorata a fare una mossa completamente inattesa che gli consente di prendersi la rivincita su un esterrefatto Matrix. Il datismo trova questi scenari del tutto ridicoli. “Andiamo,” rimprovera agli sceneggiatori di Hollywood, “è tutto qui quello che riuscite a farvi venire in mente? L’amore? E neppure una specie di amore platonico cosmico, ma l’attrazione carnale tra due mammiferi? Pensate davvero che un onnisciente supercomputer o gli alieni che architettano di conquistare l’intera galassia rimarrebbero senza parole davanti a un’ondata di ormoni?”

Ci hai parlato di intelligenza, artificiale, cyborg, esseri umani potenziati e poi le ultime parole le hai spese per il mammifero da cui sei attratto come avrebbe fatto uno sceneggiatore Hollywoodiano (o qualsiasi altro essere umano).
Ettore Galliera728 Ettore Galliera728 wrote a review
01
(*)(*)(*)(*)( )
I think I'm paranoidI think I'm paranoid wrote a review
00
(*)(*)(*)(*)( )
AngelinaAngelina wrote a review
114
(*)(*)(*)( )( )