Hyperion
by Dan Simmons
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On the world called Hyperion, beyond the law of the Hegemony of Man, there waits the creature called the Shrike.  There are those who worship it.  There are those who fear it.  And there are those who have vowed to destroy it.  In the Valley of the Time Tombs, where huge, brooding structures move ba... More

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SUN50SUN50 wrote a review
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A sci-fi Canterbury tale (con TRADUZIONE) – cat. 22 Reading Challenge - un libro con un personaggio robot, cyborg o di intelligenza artificiale
As with any story it's really all in the telling. Dan Simmons is an amazing writer. His prose is exquisite, his characters well developed, the dialog is spot on and action sequences compelling.
The problem I have with this novel is that the writer tries to do too much with (what is obvious by middle of the book) the first in a series. It becomes more evident with each turn of the page that, with seven protagonists, there are just too many stories to flesh out and still follow the story arc as set out in the beginning of the book. While there is one of the seven who is supposed to be the prime focus of the tale he never really achieves a central place in the telling.
Artistically I found myself nonplussed at the fact that all of the main characters, in turn, tell their own back stories, ostensibly, in their own voice. Unfortunately Mr. Simmons does a poor job of varying from his own style, or removing his own voice from theirs. This results in a certain homogeneity of the stories, even though each one is significantly different and unique.
When I cast my thoughts back near the end of the novel I found it hard to differentiate where one characters story left off and another began, the prose used was just too similar, and should have been as varied as the people telling them.
So we have, basically, a collection of short stories from completely different characters and perspectives, yet all told in the same voice, and woven into the same story arc. It's an interesting concept that could've been done better by taking more risks.
By letting our heroes speak in their own voices instead of speaking through them in the author’s voice these characters could've been much deeper and more engrossing.
Worse yet the author ends the novel abruptly in a ridiculous scene that's lifted right from a kid-lit fantasy story's middle! This weird left turn of an ending has the feel of an editors interference, possibly chopping up a too long novel into two, leaving the first with an inexplicable, maddening, mess of an ending!
There is no denouement, no satisfactory wrap-up at all. In fact I believe the publisher just arrogantly assumes that you'll be compelled to buy the next book in the series.
Frankly, I'm not sure that I will.

TRADUZIONE

I racconti di Canterbury in versione fantascientifica.
Come per ogni storia, sta tutto nel raccontare. Dan Simmons è uno scrittore straordinario. La sua prosa è squisita, i suoi personaggi ben sviluppati, il dialogo è perfetto e le sequenze d'azione avvincenti. Il problema che ho avuto con questo romanzo è che lo scrittore cerca di fare troppo con il primo di una serie (ciò che è ovvio a metà del libro). Ad ogni giro di pagina diventa più evidente che, con sette protagonisti, ci sono troppe storie da completare e seguire oltre all'arco narrativo di cui all'inizio del libro. Mentre c'è uno dei sette che dovrebbe essere il fulcro del racconto, non raggiunge mai un posto centrale nel racconto. Artisticamente mi sono ritrovata disorientate con il fatto che tutti i protagonisti, a loro volta, raccontano le loro storie passate, apparentemente, con la loro voce. Purtroppo il signor Simmons fa un pessimo lavoro nel variare il suo stile, o nell'eliminare la sua stessa voce dalla loro. Ne risulta una certa omogeneità delle storie, anche se ognuna di esse è significativamente diversa e unica. Quando ho rilanciato i miei pensieri verso la fine del romanzo, ho trovato difficile differenziare il punto in cui la storia di un personaggio è stata interrotta e quella di un altro ha avuto inizio, la prosa utilizzata era troppo simile, e avrebbe dovuto essere varia come la gente che la raccontava. Abbiamo quindi, in sostanza, una raccolta di racconti di personaggi e prospettive completamente diverse, ma tutti raccontati con la stessa voce, e intrecciati nello stesso arco narrativo. È un concetto interessante che avrebbe potuto essere fatto meglio assumendo più rischi. Lasciando che i nostri eroi parlassero con la loro voce, invece di parlare attraverso di loro nella voce dell’autore, questi personaggi avrebbero potuto essere molto più profondi e coinvolgenti. Peggio ancora, l'autore termina bruscamente il romanzo in una scena ridicola che viene prelevata proprio dal centro di una storia fantasy per bambini! Questa strana svolta del finale ha la sensazione di un'interferenza dei redattori, forse tagliando in due un romanzo troppo lungo, lasciando il primo con un inspiegabile, pazzesco, pasticcio di finale! Non c'è un epilogo, non c'è un impacchettamento soddisfacente. In realtà credo che l'editore dia per scontato con arroganza che saremo costretti ad acquistare il prossimo libro della serie. Francamente, non sono sicura che lo farò.

Federico Russo "Taotor"Federico Russo "Taotor" wrote a review
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Recensione tratta dal mio blog, link diretto: federico-russo.blogspot.it/2013/07/impressioni-hyperion-di-dan-simmons.html

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Dopo La scomparsa dell'Erebus, ero curioso di leggere l'opera per cui Dan Simmons è ricordato principalmente, Hyperion.
Senza dover andare a cercare su Wikipedia, ecco il romanzo in poche parole: è strutturato in sei racconti appartenenti ai sei personaggi protagonisti, la cornice narrativa principale è quella che vede il gruppo nel pellegrinaggio verso le Tombe del Tempo, sul pianeta Hyperion, luogo misterioso dominato da campi antientropici che portano il luogo indietro nel tempo. Lo Shrike è una sorta di divinità omicida che occupa le Tombe, e complessivamente la storia di ogni personaggio è connessa con le Tombe.
Ora parliamo (ok, parlo) di alcuni aspetti del romanzo.
Aspetti positivi: le idee sono buone e numerose. Non essendo un cultore di fantascienza, immagino che non tutto sia necessariamente innovativo o eccezionale. Ma tant'è, io ho apprezzato.
Il background è ampio e strutturato, ricco di particolari.
Tutto questo calderone dovrebbe dar luogo a un'opera eccezionale, eppure Simmons gestisce il tutto in maniera approssimativa e non sfrutta il potenziale di tutto il lavoro fatto di worldbuilding (oserei dire universe-building, a questo punto).
L'infodump regna sovrano. Non sarebbe così grave, di per sé: il retroscena è interessante, e conoscere tecnologie, sviluppi "storici" e via discorrendo potrebbe ripagare la scelta stilistica infelice.
Ma l'infodump più gretto, con una digressione sugli eventi passati e spiegazioni palesi dei nessi tra un concetto e l'altro, viene affiancato da elementi dell'ambientazione gettati così, senza spiegazione. Com'è fatto un VEM? Boh! E un comlog? Boh!
Peccato: laddove lo stile è carente, una ricchezza di spunti e di background riequilibrerebbe il tutto.
Le descrizioni talvolta sono approssimative anche per quanto riguarda i luoghi: fatta eccezione per alcuni, è impossibile avere una chiara idea di cosa ci stia presentando il narratore. A volte le descrizioni sono solo in "scrittorese", buttate così senza mostrare veramente qualcosa (come per il Castel Crono, che è un ammasso di scalini e sale buie ecc.,), altre volte invece semplicemente il narratore non ti dice le cose come stanno. Il mare d'erba è fatto di acqua o di erba? L'imbarcazione che lo solca galleggia o ha le ruote? Può suonare stupido, ma io non l'ho mica capito, fino alla fine.
Il punto forte, per così dire, del romanzo sono le ministorie che lo compongono. Io sono stato più attratto dalla narrazione principale piuttosto che dai flashback: si tratta di riassunti o dell'intera vita di un personaggio o di un momento particolare, condensati ciascuno in alcune decine di pagine con tanto infodump e melodramma.
Mettendo a confronto i racconti di Cavie (Haunted) di Palahniuk, che ha analogamente una struttura "decameronesca", e quelli di Hyperion, è evidente quanto un grosso brufolo che i personaggi di Dan Simmons non riescono ad avere spessore e a suscitare l'interesse dei personaggi di Cavie.
Ho preso come metro di paragone Palahniuk perché in Cavie la storia di ogni personaggio occupa lo stesso spazio narrativo dei personaggi di Hyperion, e in entrambe le opere i temi di fondo non sono semplici conflitti ma veri e propri drammi.
Ho apprezzato la storia del prete, principalmente per la forma diaristica. Però la storia migliore, a mio avviso, è quella di Sileno, principalmente per lo stile che ricalca perfettamente la personalità del personaggio (ha carattere, ha un buon "impatto" comunicativo ed emotivo).
Le altre le ho trovate appena sufficienti o patetiche (Brawne Lamia, il frutto dei più banali cliché sui detective, o la storia del Console, con la doppia cornice narrativa che, in aggiunta alla principale, dà luogo a tre tempi, crea confusione ma soprattutto noia).
Per finire, il gran finale, finalone infodumposo in cui il narratore sputtana tutto il significato dell'opera sembra un vizio che Simmons non ha voluto togliersi nemmeno nella Scomparsa dell'Erebus. Il Console, alla fine del romanzo, scioglie tutti i nodi della trama e fornisce i plot twist. Così come nella Scomparsa dell'Erebus Simmons spiega, ponendosi fuori dal tempo narrativo, gli aspetti magici e misteriosi che permeavano la storia.
Ho letto sul web che il romanzo può essere considerato autoconclusivo. Non vedo come si possa dire una cosa simile: è palesemente un finale aperto.
Al momento, non credo che continuerò a leggere altro di Dan Simmons. Se all'inizio Hyperion mi è sembrato soddisfacente - più per i contenuti che per la forma -, verso la fine ho capito di essere troppo insofferente verso lo stile.
Non escludo che qualcuno possa trovarlo un romanzo bellissimo: gli appassionati di fantascienza pura probabilmente possono focalizzarsi più sugli aspetti contenutistici che su quelli narrativi, ma non si può dire che sia un romanzo scritto bene. Per poterlo leggere e apprezzare, è necessario mettere in conto una certa dose di noia e ritmi lenti.
Volendo fare un paragone con Asimov, oserei dire che sebbene abbia uno stile peggiore, riesce a offrire una storia più forte, trame meno patetiche e plot twist credibili insieme alle idee interessanti. Insomma, preferirei Asimov a Dan Simmons.
Consiglierei Hyperion agli appassionati di Sci-fi in quanto ulteriore spunto di idee, ma difficilmente lo consiglierei al lettore medio "casuale".