I buoni vicini
by Sarah Langan
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Benvenuti a Maple Street, un quartiere da cartolina alla periferia di Long Island, dove i genitori sono legati ai figli, al lavoro e a un’illusione di sicurezza in un mondo in rapida evoluzione. La normalità viene interrotta dall’arrivo di una nuova famiglia, composta da Arlo Wilde, una rockstar burbera ed estremamente diversa dagli altri papà, sua moglie, la statuaria Gertie, con un passato da reginetta di bellezza, che si sente socialmente ostracizzata e alla deriva; Julie, una coraggiosa e sfrontata preadolescente che impreca come un marinaio e suo fratello minore Larry. La loro vicina di casa e “ape regina” di Maple Street, Rhea Schroeder, solitaria professoressa dal passato oscuro, accoglie Gertie e la famiglia nella comunità. Poi, durante una serata estiva piena di spritz, i nuovi “migliori amici” condividono troppo, e troppo presto. Mentre le tensioni aumentano, una voragine si apre in un parco vicino a Maple Street e la figlia di Rhea, Shelly, cade nel precipizio. Sarà facile, a questo punto, scagliarsi contro i Wilde, i “diversi” in un mondo di uguali: all’improvviso, a valere è la parola di una madre contro l’altra, di un genitore contro l’altro nel “tribunale dell’opinione pubblica”, in un’apoteosi di ipocrisia e crudeltà che finisce nel sangue...

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I Vicini di casa (new version)
I Vicini di casa di John G. Avildsen (Neighbors) 1981 è un delizioso fim con un John Belushi da antologia e un Dan Aykroyd più sballato del solito che, insieme a due attrici all'altezza della situazione (Kathryn Walker, Cathy Moriarty) creavano scompiglio in un tranquillo posto di provincia,
da una parte una coppia rigidina e benpensante nell'America dei primi anni ottanta e dall'altra due scoppiatoni fuori di testa che fanno cose allora considerate impensabili...

Questo I Buoni vicini è una versione aggiornata, molto meno commedia, assai più Ballard e con nessuna speranza sin dall'inizio che le cose possano finire bene.

La costruzione è simile: una famiglia di estrazione sociale più bassa si trasferisce in un quartiere di lusso abitato da famiglie ricche e perfette, la perfezione è quello che luccica in superficie, ma la coppia con figli che irrompe in questo miscrocosmo da telefilm si accorge a mano a mano che tutti i loro tentativi di uniformarsi e inserirsi saranno un gigantesco boomerang

la malattia mentale fa capolino, il sangue scorre e i buoni vicini non saranno poi affatto buoni, anzi

ottimo aggiornamento di una tematica abusata, ma sempre attuale, coniugata sapientemente con flashback dal passato delle due donne protagoniste: l'outsider abusata e la perfetta (forse) madre di famiglia che si scopriranno più simili di quanto immaginavano, ma intanto la faccenda è sfuggita di mano e si contano i morti

ottima lettura estiva, si legge in due pomeriggi e lascia una sensazione di cattiveria difficile da lavare via
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Ersilia F. - per RFS

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Devastante, crudele, introspettivo. Sono gli aggettivi che mi vengono in mente dopo aver letto I buoni vicini. In questa storia nulla ha senso, nulla è come dovrebbe essere, perché il mondo è alla rovescia. Gli adulti sono bambini e i bambini sono soli e forse è così da sempre.


In un lungo mese di luglio, dal caldo insopportabile, nella tranquilla periferia di Maple Street, Long Island, una dolina si apre in mezzo al parco cittadino, facendo fuoriuscire bitume e un odore che pervade l’intero quartiere. E, forse, proprio a causa di essa è accaduto l’irreparabile. Come se la voragine avesse fatto uscire fuori i loro istinti primordiali, rendendoli ciechi davanti all’evidenza e portandoli a fare cose che in situazioni normali mai avrebbero fatto.


Quando i componenti della famiglia Wilde decidono di comprare casa a Garden City, provando a entrare a far parte del fior fiore della società americana, è come se l’intera Maple Street abbia voluto punirli, per la loro sfacciataggine.


Arlo, Gertie, Julia e Larry sono diametralmente opposti ai loro vicini. Sono chiassosi, disordinati, non hanno un’occupazione adeguata, sono vistosi, a causa dei tatuaggi di Arlo e delle scollature e del trucco pesante di Gertie. E poi il loro passato non aiuta: uno è un ex rocker caduto in disgrazia in seguito ad abuso di eroina, l’altra una ex reginetta dei concorsi di bellezza con un pesante trascorso. E poi Larry è strano, ipersensibile, ha qualche problema comportamentale.


Quello che colpisce di più di questa storia è che non è mai una buona idea ammettere le proprie colpe, è molto meglio sorvolare, attribuire l’accaduto a una casualità. Questo è quello che mi ha disturbato maggiormente: persone adulte che gridano all’uomo nero senza in realtà vederlo, addossando responsabilità che non esistono, costringendo i propri figli a mentire e facendo emergere la solitudine di alcuni di loro, i segreti e la vergogna nascosti.


Indossano una maschera di un personaggio che hanno scelto facendolo divenire reale, diventato persone diverse rispetto a quelle che si è davvero.


La vicenda viene raccontata dopo vent’ anni rispetto ai fatti accaduti, attraverso i libri che sono stati pubblicati, le interviste, gli articoli di giornali. Una


storia su cui ancora l’opinione pubblica ha pareri contrastanti, nonostante quello che è successo.


Una scrittura brillante, tagliente che mette a nudo i lati più oscuri delle persone. Una narrazione che fa accapponare la pelle, soffermandosi sulla malvagità della gente, sul loro farsi trascinare dalla personalità più forte che li porta sul fondo del baratro.


Ogni situazione, ogni personaggio, è stato sviscerato nei minimi dettagli, creando un mistero difficile da accettare e complicato da svelare, perché sembra condurre in una direzione mentre in realtà l’epilogo è ancora più sconvolgente di quello che avremmo creduto.


Un romanzo per gli amanti dei libri psicologici dove viene passata al setaccio la mente umana.