I capelli di Harold Roux
by Thomas Williams
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Aaron Benham insegna letteratura inglese in un'università del New England. Ha una bella casa nei sobborghi residenziali della città, una moglie e due figli che stanno crescendo - ed è nel pieno di una crisi di mezza età. Ha preso un anno sabbatico e sta cercando di scrivere un romanzo, continuamente distratto dalle persone che ama e dai ricordi che continuano ad affiorargli alla mente, dalla malinconia, dai rimpianti. Il suo romanzo, I capelli di Harold Roux, è "una semplice storia di seduzione, stupro, follia e omicidio", come lo definisce lui stesso. Allard, il protagonista, ha poco più di vent'anni ed è appena tornato dalla seconda guerra mondiale. Non ha dubbi sulla bestialità dell'uomo, non crede nella violenza ma è spaventato dalla gioia che a volte il pensiero della violenza gli procura. Vuole diventare uno scrittore, sogno che condivide con Harold Roux, suo compagno di università e rivale intellettuale, che ha perso capelli durante la guerra e indossa un terribile parrucchino; entrambi corteggiano Mary, una ragazza bellissima e naïve -l'innocente, onesta, dolce America, la ragazza della porta accanto -, ma Allard è anche attratto da Noemi, la sua compagna di stanza, una militante comunista di buona famiglia che, come ogni ragazza borghese, conosce il linguaggio preciso del contatto fisico. Più Aaron mescola passato e presente e il romanzo prende forma, più appaiono in controluce i suoi stessi anni al college, le sue inquietudini di allora, la nostalgia per un gruppo di amici...

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Cento_bookCento_book wrote a review
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Stephen King presenta il romanzo con queste esatte parole:
«Thomas Williams era un meraviglioso, meraviglioso romanziere. Scrisse un romanzo intitolato I capelli di Harold Roux, uno dei miei libri preferiti, su uno scrittore di nome Aaron Benham. Benham dice che mettersi seduti a scrivere un libro è come trovarsi in una pianura buia con un fuocherello esile. Poi qualcuno si avvicina a quel piccolo fuocherello per scaldarsi. E poi arrivano altre persone. Sono i personaggi del tuo libro, e il fuoco è la tua ispirazione. E loro nutrono il fuoco, e il fuoco cresce, e alla fine si spegne perché il libro è arrivato alla conclusione. Per me è sempre stato così. Quando cominci è freddo, una sfida impossibile. Poi magari i personaggi iniziano a prendere un po’ di vita e la storia ha una svolta che non ti aspettavi».

E uno rimane affascinato, entusiasta, non vede l’ora di leggere il romanzo tanto caro al re dell’horror.
E invece si ritrova in mano un testo complicato, a tratti slegato dal resto della narrazione, e a volte anche noioso.

Aaron Benham insegna letteratura inglese in un’università del New England. Ha una bella casa nei sobborghi residenziali della città, una moglie e due figli che stanno crescendo – ed è nel pieno di una crisi di mezza età. Ha preso un anno sabbatico e sta cercando di scrivere un romanzo che non riesce a scrivere, continuamente distratto dalle persone che ama e che hanno bisogno di lui e dai ricordi che continuano ad affiorargli alla mente, dalla malinconia, dai rimpianti.
Il suo romanzo, I capelli di Harold Roux, è «una semplice storia di seduzione, stupro, follia e omicidio», come lo definisce lui stesso. Allard, il protagonista, ha poco più di vent’anni ed è appena tornato dalla seconda guerra mondiale. Non ha dubbi sulla bestialità dell’uomo, non crede nella violenza ma è spaventato dalla gioia che a volte il pensiero della violenza gli procura. Vuole diventare uno scrittore, sogno che condivide con Harold Roux, suo compagno di università e rivale intellettuale, che ha perso i capelli durante la guerra e indossa un terribile parrucchino; entrambi corteggiano Mary, una ragazza bellissima e naïve – l’innocente, onesta, dolce America, la ragazza della porta accanto –, ma Allard è anche attratto da Noemi, la sua compagna di stanza, una militante comunista di buona famiglia che, come ogni ragazza borghese, conosce il linguaggio preciso del contatto fisico. Più Aaron mescola passato e presente e il romanzo prende forma, più appaiono in controluce i suoi stessi anni al college, le sue inquietudini di allora, la nostalgia per un gruppo di amici abbastanza giovani da ricordare la cacciata dal paradiso.

Un romanzo nel romanzo in cui l’autore descrive sé stesso nei panni del protagonista del romanzo che sta scrivendo, I capelli di Harold Roux. Aaron descrive in questo romanzo Allard, suo possibile alter ego, un ventenne che è reduce della seconda guerra mondiale. Ma l’autore non si fa mancare proprio nulla, costruisce alter ego anche per altri personaggi femminili durante la narrazione, oltre che flashback, e un racconto che scriverà Harold destinato ad Allard, e c’è proprio il caso di dirlo siamo nell’immaginifico, nel surreale, nell’eccesso.
Vari livelli di lettura per vari livelli di vita, che a me onestamente non hanno entusiasmato, ero tentato più volte di abbandonare la scialuppa. Ho avuto per tutto il tempo di lettura l’impressione che il romanzo fosse più che opera che ci racconta una storia, un’opera che ha il suo senso in un bello e buono esercizio di scrittura, che io non ho gradito.

ζ Robertaζ Roberta wrote a review
01
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Bellissima lettura, I capelli di Harold Roux (recente ripescaggio di Fazi Editore, dato che il romanzo fu pubblicato nel 1974, anno in cui gli valse il National Book Award, ma mai, nella vita, la fama) racconta negli anni Settanta la storia di Aaron Benham, professore universitario nel New England e scrittore affermato ma in crisi con la sua ultima produzione (a sua volta già titolata "I capelli di Harold Roux).

Il romanzo di Aaron ha come protagonista Allard Benson, veterano, ma non eroe di guerra, tornato all'università, insieme al compagno Harold, un "ragazzo pallido, magro e sensibile" il cui parrucchino avrà un ruolo significativo nella narrazione (ecco la ragione del titolo). Sia Allard (chiaro alter ego di Aaron) che Harold sono aspiranti scrittori ma Harold è il primo che si cimenta in una bozza nominata "Oro e splendore", nella quale sublima in modo piuttosto trasparente i suoi desideri, che è incapace di realizzare nella realtà in parte per timidezza, ma soprattutto per una sua moralità, un senso dell'etico che lo rendono piuttosto inadatto alla vita. Caratteristica che Allard non possiede, essendo moralmente inferiore ma, forse proprio per questo, più forte.

Aaron fatica a scrivere il suo romanzo perché in crisi di mezza età, perché il romanzo è pesantemente autobiografico e lui non è pronto a fare ordine nella sua vita, perché la vita si mette di mezzo, sotto forma di consorti deluse, colleghi in crisi, studenti scomparsi.

Né del resto i piani narrativi si fermano qui: abbiamo anche la storia che, in ricorrenti flashback, Aaron racconta ai figli bambini, i racconti autobiografici con protagonista Allard (uno dei quali viene addirittura esaminato in un seminario tenuto dal collega George), i sogni (reali e a occhi aperti) di Aaron.

In breve, I capelli di Harold Roux si può definire un gioco metaletterario che parla del rapporto tra realtà e narrativa (o meglio ancora tra vita e scrittura) e dell'ambivalenza dei rapporti personali (Aaron nei confronti della moglie, dei figli e anche del collega George, ma anche Allard nei confronti di Harold e addirittura di Mary) raccontandoci due giorni della vita di uno scrittore. Per la versione lunga, leggetelo: merita.
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Recensione sulla scrittura intorno a un romanzo sulla scrittura
Lo scrittore con gli occhi azzurri guarda solo cieli azzurri
Io scrittore con occhi verdi guarda solo prati verdi.
I miei occhi marroni.
I miei occhi
I miei occhi marroni guardano
(La vostra città nera)

Non dissodiamo ostili zolle (sbagliato)

Mai nessun giovane amante
gettato alla disperazione
Da quei grandi bastioni color miele
Intorno alle tue orecchie (ebbè)

Se
Solo dio potrebbe amarti per quella che sei
e non per i tuoi capelli d'oro
Dio e forse Keats. (qualcosa sillabe)

Non rivuole indietro la sua bambola
Perduta nel mar della tranquillità,
fra la sete e il rovello
fra le sette e le nove (confusione programmata)

La luna e la nuvola
La nuova luna, e la nuova vita
A new leaf..
Ti amerò fino a non amarti. (beat e smith)

Abbiamo pisciato insieme
Nella lontananza ventosa
Siamo amici per sempre (lo zecchino d'oro?)

Ci siamo detti arrivederci.
Mentre un'orchestrina sprofondava suonando, arrivederci ancora (infanzia al bar '900)

I tuoi capelli rossi,
scrivono storie
I tuoi capelli d'oro,
invogliano al sogno
I tuoi occhi verdi,
spaventano e incantano
i miei occhi marroni.
I miei occhi
i miei occhi
marroni
i miei occhi marroni guardano

(ipnosi per immagini)

Mother, you had me but I never had you,
I wanted you but you didn't want me,
So I got to tell you,
Goodbye, goodbye (Sembrerebbe Salinger)

Questa notte mi ha aperto gli occhi
i miei occhi marroni
Gli occhi marroni di Daniele C
Guardano


Ogni buon romanzo finisce con una domanda.

A Thomas Bernhard in Alsazia non tirava l'uccello.
(Non è una domanda)

Quale stella cade senza che nessuno la guardi? (Faulkner?)

Anche una recensione brutta e incomprensibile a qualcuno piacerà.
Anche un romanzo, può farlo.
Un uomo, una donna, una mosca. Un gatto.
Tutto può piacere purché quando scrivi
Tu stia evocando un solo lettore.
Uno solo. (Dovlatov)


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