I cieli di Philadelphia
by Liz Moore
(*)(*)(*)(*)( )(87)

All Reviews

15
_MeLa__MeLa_ wrote a review
02
(*)(*)(*)(*)( )
GabriGabri wrote a review
06

Il genere letterario non è certo nuovo: di romanzi polizieschi, di noir in cui un serial killer imperversa per le strade di una città americana e la polizia deve industriarsi per trovare il colpevole, ne sono stati scritti un’infinità. Questo libro però ha alcuni elementi che ne costituiscono un valore aggiunto e pertanto meriterebbe attenzione e tempo da dedicargli.


Il primo di questi è l’ambientazione: il quartiere di Kensington, zona nord di Philadelphia, Pennsylvania, esiste realmente e basterebbe dare un occhiata alle fotografie di Jeffrey Stockbridge (fonte di ispirazione per l’autrice) per rendersi conto del degrado di questa periferia. Spaccio e consumo di droga, prostituzione femminile, povertà, sono le presenze costanti di questo territorio lungo il quale si dipana la narrazione, e che la Moore riesce a trasmettere al lettore quasi come se si trattasse di immagini che si focalizzano nella mente (“Fuori dai finestrini: il solito miscuglio di gente che cerca una dose o se ne è appena fatta una. Metà delle persone sui marciapiedi pare sciogliersi lentamente a terra, incapace di reggersi sulle gambe. Chi fa battute su cose del genere la chiama l'inclinazione di Kensington").

Un quartiere che nel corso del ventesimo secolo si è completamente trasformato a causa del declino dell’industria manifatturiera, assumendo i contorni della periferia degradata tipicamente americana.


Il secondo elemento è rappresentato dall’alternanza della narrazione tra passato e presente, costruita in modo tale da creare una complementarietà, come si trattasse delle tessere di un puzzle che deve ricomporsi. Nel passato si scopre il progressivo sgretolamento di un legame familiare forte tra due sorelle rimaste orfane; legame che la dipendenza dall’eroina di una delle due trasforma, indebolisce, fino a provocarne l’annullamento. Al punto che Michaela, la poliziotta protagonista, come unica soluzione per cercare di mantenere vivo il rapporto fraterno, si affida all’azione di pattugliamento che compie per le strade di Kensington sperando di trovare Kacey, la sorella, ancora viva in mezzo alla massa di disperati che si trascinano sui marciapiedi in cerca di una dose.

Nel presente invece è collocato il racconto poliziesco vero e proprio, la ricerca di quel serial killer che prende di mira donne disperate, prostitute costrette a mettersi sulla strada per pagarsi una dose di eroina.


Il terzo elemento infine è incentrato su Michaela, la poliziotta che narra in prima persona e dalle cui parole si percepisce la sofferenza per la perdita della propria famiglia, padre, madre, sorella, tutti in qualche modo vittime della droga, che forse è la vera protagonista del romanzo.

Merito della Moore è di avere tratteggiato una protagonista a modo suo debole insicura, restia a fidarsi nel prossimo ma che proprio per questo riesce a trovare dentro di sé quella forza necessaria per provare a svelare il mistero attorno agli omicidi di Kensigton.


(recensione tratta da qlibri.it/narrativa-straniera/gialli,-thriller,-horror/i-cieli-di-philadelphia)

Roberten73Roberten73 wrote a review
1531
(*)(*)( )( )( )
Da quando, all'interno delle restrizioni e delle zone-rosse, degli esercizi aperti o chiusi eccetera eccetera, hanno deciso che le librerie possono restare aperte, ci vado molto più spesso di prima. Cioè anche quella che si trova a 500 metri da casa mia è diventata un posto di vita sociale. Non puoi mangiare al ristorante, non puoi farti un aperitivo, i cinema sono chiusi, le mostre sono esclusive o non ci sono proprio, che diamine! Una libreria pare un posto importante e quasi figo. Il fatto è che, una volta entrato, mi sento in dovere di comperare qualcosa e, non sempre, ma capita che uno incappi in un grosso “pacco”quando acquista qualcosa che non conosce. È il caso stavolta di §I cieli di Philadelphia§ di Liz Moore, del quale la cosa di gran lunga migliore è la copertina che in giochi di sfumature di nero e grigi suscita un senso di mistero e di viaggio al cuore della notte. Dentro invece tanta noia, cliché a vagonate, situazioni viste e riviste così tante volte che ti viene voglia di ficcarti un dito in gola per emozionarti. I personaggi sono tutti descritti a tutto tondo, precisini, come se ad uno a uno la Moore facesse un cappottino, prendendo le misure, tutto è tagliato preciso, pesante, inutile. La protagonista è la classica eroina che non si sente eroina ma lo è: madre single al limite della perfezione, onesta, sincera e tutto il resto che conoscete riguardo ai personaggi positivi, fa la poliziotta in un quartiere difficile, senza genitori(la madre tossica è morta), ha una sorella tossica che vive nel quartiere difficile dove lavora la protagonista che a un certo punto scompare, ha un ex-partener che ovviamente è la summa del poliziotto perfetto: nero, intelligente, premuroso, generoso, onesto, diplomatico ma deciso, insomma uno che speri nella realtà esista, ma con il quale non andresti mai a bere una birra assieme. Il racconto della poliziotta si muove fra Presente e Passato(un passato nel quale ci svela, a puntate, la sua adolescenza e il rapporto con la sorella)ed è di una noia pazzesca, con tutta una serie di ricordi così artificiosi ma così didascalici che già al terzo non ne puoi più e non ne puoi più neppure di come ce li racconta la protagonista, anzi ti metti a sperare che qualche cattivo arrivi, le pianti una pallottola alla nuca per farla tacere.
Sono arrivato a pagina 138 ma non ne posso letteralmente più. Letteralmente, lo giuro. Mi spiace perché il libro l'ho pagato caro e ogni volta che lo vedo sul comodino rimpiango di essermene rimasto a casa a guardare una puntata di qualsiasi cosa invece di essere uscito a fare il figo in una libreria.
817
(*)(*)(*)( )( )
Trovo che la Moore abbia saputo alternare e tenere legati bene insieme i quadri relativi alla vicenda poliziesca e quelli relativi alle vicende umane dei personaggi; a scapito, secondo me, della rappresentazione dell’essenza del quartiere che è altrettanto protagonista in questo romanzo. Una storia cruda e dolorosa di tossicodipendenza, di prostituzione e degrado. Come se tutto questo fosse il destino di chi nasce a Kensington-Philadelphia. Ma anche come se proprio tutto questo, al tempo stesso, potesse dare spazio all’umanità, alla solidarietà, e anche dare impulso al bisogno di riscatto, alla volontà di essere altro, e dare una sterzata alla propria esistenza e fare pace con il passato.
Ma per me che ho un ritmo di lettura piuttosto lento, terminare 456 pagine in meno di cinque giorni significa essere incappata in una di quelle storie che non si riesce a mettere da parte; dove non sei tu, lettore, che trovi un tuo ritmo per passare da un livello all’altro del racconto, o a metterti in una prospettiva che permetta di apprezzare le sfumature. No, la Moore è un’autrice che, per lo meno in questo libro, ti travolge con un’autentica valanga di emozioni viscerali, dai colori pieni, densi. Non ti dà scampo con la sua narrazione molto protesa, che non presenta variazioni di tensione emotiva. Questo, per me, non è detto che sia un bene: è un libro che ti ubriaca, che acchiappa (fin troppo) sul momento, ma del quale poi non rimane traccia. E più mi capita di leggere i libri della NNedizioni e più mi rendo conto che nella maggior parte dei casi mi fanno questo effetto (non tutti, ovviamente!).
Fate un salto sulla rete per cercare Jeffrey Stockbridge, il fotografo citato nei ringraziamenti, e che ha saputo raccontare quel quartiere di Philadelphia e la sua umanità allo sbando con una misura che ha permesso all’oblio di quel mondo di emergere e di parlarci con assoluta potenza. Ecco, forse per raccontare certe realtà, più che le parole, serve il silenzio di certi sguardi rubati.

JPMJPM wrote a review
03
(*)(*)(*)( )( )